Capitolo 1

 

 

UN BUON investigatore privato non passerebbe mai il tempo dell’appostamento a giocare a Tap Tap Revenge sul suo iPhone. Ma mi piace considerarmi un investigatore privato esperto che sa fare molte cose contemporaneamente, quindi non mi sentivo in colpa mentre le mie dita danzavano con destrezza sullo schermo. L’alternativa era guardare il tizio nella casa a fianco che sembrava intento a sistemare un vecchio catorcio o forse a tentare un record di birre bevute.

Cavolo. Ci vorrebbe qualcosa di fresco adesso. “Drew, perché non abbiamo portato della birra?”

Da vera sentinella paziente, il mio partner se ne stava rilassato, come se non fosse seduto lì da tre ore. Tamburellava leggermente con le dita sul volante. Mi ignorava, com’era sua abitudine. Ero ben consapevole che bere birra durante un appostamento era probabilmente da irresponsabili. Ma accidenti, sapevo mettere in funzione una videocamera sia che fossi sobrio come un bicchiere d’acqua sia che fossi tranquillo e rilassato. Non mi preoccupai di spiegarlo al suo freddo profilo.

Non era necessario vedere il suo tatuaggio “soldato per sempre” per capire che era stato nell’esercito. Drew era uno stronzo fanatico che era stato congedato con onore dopo essere stato ferito sul campo. Se l’imboscata al suo convoglio non l’avesse lasciato leggermente sordo dall’orecchio sinistro, probabilmente avrebbe ancora indossato anfibi e tuta mimetica. La sua pignola inclinazione militare faceva di lui uno straordinario investigatore privato. Probabilmente sarebbe potuto rimanere seduto per decenni in quella macchina con i suoi pantaloni stirati e i gemelli sui polsini della camicia inamidata.

Lanciai uno sguardo ai miei pantaloni casual multitasche e alla maglietta Jack Daniel’s. Non avremmo potuto essere più diversi e non solo nel modo di vestire. Il suo approccio da manuale completava la mia personalità imprevedibile e questo ci rendeva ottimi partner. Se Drew cercava una strategia per entrare in un appartamento, io probabilmente stavo già dando una gomitata al vetro della porta sul retro.

“Ho bisogno di fumare,” annunciai.

“Come di una pistola puntata alla testa,” disse Drew finendo la mia frase, anche se era già conclusa.

Arrivai a un 96% non troppo vergognoso nel gioco e premetti brevemente il tasto di standby.

“Santo cielo, Drew, possiamo accendere l’aria condizionata? La pelle dei sedili mi si sta incollando al culo.”

“Saremmo troppo sospetti col motore acceso.” Mi rivolse il solito sguardo che diceva sta zitto so quello che faccio. “La gente presta attenzione a un’auto in moto. Così invece nessuno nota che siamo qui dentro.”

“Lo noteranno quando porteranno via le nostre carcasse ben cotte,” mi lamentai.

Abbassai un po’ il finestrino, giusto un paio di centimetri, sperando in un po’ di sollievo. Ma entrò solo aria calda e umida. Il clima della Florida a luglio non dava tregua, nemmeno agli amanti del sole come me.

Mi sventolai un po’, controllando la strada per la centesima volta. Alton Street era ampia e alberata, con lo stesso tipo di case su entrambi i lati della strada: grandi villette a un piano solo. La strada era un quadro di normalità. Il signor Aggiusto-io, della porta a fianco, si grattò la testa con una chiave inglese mentre io fermavo ancora una volta lo sguardo sulla villetta bianca di fronte. Niente di nuovo. Due ragazze con i capelli raccolti a coda ridevano sedute nel vialetto; ridacchiavano da ormai due ore. Solo Dio sapeva per quale motivo.

I ragazzini che ci passarono accanto gridarono senza apparente ragione, se non che avevano delle bocche e dei polmoni. Tirai di nuovo su il finestrino. Ero grato che i finestrini della Mazda di Drew fossero (illegalmente) oscurati. I bambini erano sempre piuttosto impiccioni e andavano a spifferare tutto ai sospettosi genitori.

“Quella CLS550 è ancora lì?”

Drew sogghignò. “Non si fanno appostamenti in una Mercedes, lo sanno tutti.”

Osservai l’appariscente macchina grigia, ben parcheggiata lungo il marciapiede. Drew aveva ragione. Serviva un’auto che fosse adeguata al quartiere, in modo da confondersi con il circondario. Eravamo in un bel quartiere, ma nessuno lì guidava quel tipo di macchina. Era un detective. Fuori posto.

“Pensi che Blake abbia assunto un secondo team per controllarci?” chiesi.

“Se è così, sono decisamente sulla traccia sbagliata, visto che gli stiamo noi dietro.”

Ripensando al prato accuratamente tosato con quell’assurdo gallo ornamentale da giardino (e la staccionata, per amor del cielo), era difficile credere che fossimo lì per scoprire qualcosa di squallido sull’amabile signora Blake. Era comunque da più di un’ora che stava in giardino.

“Magari fa giardinaggio,” mormorò Drew, facendomi sussultare per un momento.

“Speravo riuscissimo a vederla. Ci sono un sacco di cose che puoi fare in un giardino recintato.”

“Nuotare. Curare le piante. Preparare il barbecue.”

“Scoparsi qualcuno su una sdraio?”

“Vorrei un po’ dell’opzione quattro. E della tre.”

Guardai di nuovo la foto nel fascicolo, osservando il sorriso, il viso rotondo. La frangia ricadeva sui dolci occhi marrone mentre affascinava il fotografo col suo sorriso; i due incisivi leggermente separati, come se non fosse già abbastanza attraente. Sembrava esattamente quello che era: una donna di quarantun anni, una madre di tre figli che viveva nell’infernale periferia. Ok, quello era un azzardo. Lei probabilmente pensava fosse la gioiosa periferia.

“Magari guida pure un minivan,” suggerii.

“Una Dodge Durango,” disse Drew con noncuranza, senza neanche chiedermi da dove mi fosse venuto il pensiero.

Beh, combaciava comunque col profilo. Le madri guidavano i SUV oramai. Grosse mostruose utilitarie sportive con cui scarrozzano i loro figli in giro nel lusso, con tanto di lettore DVD e impianto stereo. Quando ero piccolo io, giocavo a indovinare le targhe delle macchine, ascoltavo il walkman finché non si scaricavano le batterie, o giocavamo a carte fino a quando non gettavamo il mazzo e qualcuno si beccava dello “schifoso maledetto imbroglione”. Oppure, con mio fratello, si tentava di scoprire chi riusciva a mettere l’altro nel guaio più grosso, facendo attenzione a evitare che mio padre ci punisse entrambi. Non posso evitare di pensare che se ci fossimo messi a guardare Zack e Cody al Grand Hotel bevendo succo di frutta all’arancia, saremmo stati dei bambini più carini.

“Ne ho altri due oggi,” disse Drew, scrollando le spalle. “Speriamo non succeda nulla come qui.”

La maggior parte dei nostri casi erano tradimenti coniugali, il che non solo era un segnale sullo stato attuale del matrimonio, ma era anche dannatamente deprimente. Se avessi dovuto ascoltare un altro marito o un’altra moglie, sposati da tempo immemorabile, con due figli e mezzo e l’ipoteca, che mi raccontavano dei suoi sospetti sulla nuova colonia del coniuge, sarei diventato pazzo. Sul serio.

Il concorrente di stasera ad Acchiappiamo il Bastardo Traditore combaciava perfettamente con quel profilo. Il signor Blake, con gli occhiali larghi, magro e scarno tanto quanto la moglie era tondeggiante, mi aveva raccontato accalorato la storia della sua pena. E meraviglia delle meraviglie, avevo trattenuto appena l’istinto di alzare gli occhi fino a farli staccare dalla faccia. Era tremendamente tipico. “Ma questo è così cinico, Mac,” potreste dire voi. E io vi risponderei che una volta che si entra nella fase ‘investigatore privato’, la relazione è più o meno finita comunque.

Ci rendevano il lavoro facile; soprattutto le donne già lo sapevano. Volevano solo avere le prove. Volevano le foto da sbattergli in faccia. Volevano il nome della puttana. Nove volte su dieci, i loro sospetti erano fondati, e solitamente nascevano da cambiamenti nelle abitudini. Mangia sano ora. Ha cominciato a mettere le lenti a contatto. C’era stata anche una strana donna che mi aveva dato il numero di telefono e il nome dell’amante. Voglio solo sapere per quale motivo sta lasciando la sua famiglia, mentiva a me (e a sé stessa), con gli occhi che bruciavano di ardore. È così strano?

Sì. Sì, lo era.

Gli uomini erano un altro paio di maniche. Si sbagliavano la maggior parte delle volte. Voglio solo sapere chi si sbatte, aveva brontolato il nostro ultimo illuminato cavernicolo sulla moglie e madre dei suoi amati gemelli. Era venuto fuori che lei si stava sbattendo l’Oprah Winfrey Show prima di andare a battere in lavanderia, per poi farsi scopare dalla gelateria sulla strada di casa. In altre parole, un enorme niente. Ma che m’importava? Ero pagato lo stesso. Avrei desiderato solo di far sapere alla signora Cavernicola che a lui riusciva più facile sospettare di lei piuttosto che avere fiducia.

Rimisi la foto della signora Blake nel fascicolo e tirai fuori la videocamera digitale. Visto che eravamo al soldo del signor Blake, sapevo che a un certo punto avremmo dovuto pedinare questa donna in libreria, alla videoteca, forse anche rinfrescarci i piedi in un centro commerciale, prima di tallonarla mentre andava finalmente a prendere all’asilo i suoi due figli e mezzo. Va bene, erano tre: Emily, Taggert e Taylor. Il nostro unico vantaggio era che il grosso Dodge Durango blu sarebbe stato molto facile da seguire.

“Sono le tredici e quindici minuti,” mormorai verso il microfono prima di filmare per quattro secondi il SUV fermo.

Per i miei scopi personali, feci una panoramica in modo da prendere la targa della Mercedes, ancora accostata al marciapiede. Ero ormai abbastanza sicuro che si trattasse di un investigatore privato, e cominciava a infastidirmi. “Principiante.” Spensi la videocamera. “Questa renderà il film per il signor Blake entusiasmante più tardi.”

“Speri sempre che abbiano ragione,” disse Drew, aprendosi una Red Bull.

Lo fissai per un momento. “E questo che vorrebbe dire?”

“Da quando hai lasciato Trevor. L’amore perduto e tutte quelle sciocchezze. O forse è solo che ti piace vedere gli altri infelici come lo sei tu.”

“È una cosa orribile da dire,” replicai, guardando la videocamera che avevo in grembo.

Drew si strinse nelle spalle.

Non ero diventato un uomo amaro solo perché avevo deciso che io e Trevor stavamo meglio come nemici che come amanti. Che lui avesse deciso di essere attratto dalle tette più di quanto avesse immaginato in precedenza, sì quello mi rendeva un po’ acido, lo ammetto.

“O forse è cominciata prima ancora di Trevor. Magari è stato…”

“No.” Sapevo esattamente a chi stava pensando, e non volevo che il suo nome fosse pronunciato. Nick era un fallimento che tenevo chiuso nel mio cuore, un fallimento anche peggiore di Trevor. Il che era tutto dire.

I piccoli numeri verdi dell’orologio sul cruscotto segnavano le tre passate. Stavo impazzendo a stare fermo. Volevo camminare intorno all’isolato. Dormire. Mangiare qualcosa.

“Lanciami le patatine,” chiesi.

Drew mirò alla mia testa e io afferrai il sacchetto appena in tempo. Lo aprii con violenza e le patatine volarono sulla console, provocando la collera del mio collega. Minacciai di fargli cadere le briciole sui pantaloni, cosa che lo costrinse rapidamente a calmarsi. Lentamente cominciai a raccogliere le patatine artificialmente arancioni dalla plancia, mangiandole una a una, sapendo che lo infastidiva.

Riuscì a ignorarmi per tre minuti prima che sentissi un leggero, sommesso ringhio. Si girò leggermente sul sedile, in modo da darmi il più possibile le spalle. Lo stress bastava a spingerlo a passarsi nervosamente la mano tra i capelli, scompigliando la sua coda bassa, e quando la liberò dal laccio, per un attimo mi chiesi perché avevamo deciso che spassarcela insieme fosse una brutta idea. Teneva i capelli leggermente lunghi, abbastanza da fare una coda che arrivava a metà delle scapole. Dopo l’esercito aveva deciso che non si sarebbe mai più rasato la testa ed era diventato, detto semplicemente, un fanatico dei capelli.

“Dovresti lasciarli sciolti.”

“E tu dovresti mettere quelle patatine nel porta-bicchiere e mangiarle da lì prima di mandarmi in bestia.”

Fissai l’orologio, infilandomi in bocca altre delizie arancioni. Non dal porta-bicchiere. Il signor Blake finiva di lavorare alle quattro e sarebbe arrivato a casa alle cinque, come al solito: se la signora Blake voleva spassarsela, quindi, aveva un piccolo lasso di tempo per farlo.

Alle 16:46, la nostra pazienza fu finalmente ripagata: una donna vestita di blu e con i capelli raccolti in una lunga coda uscì dalla porta. Mi misi a registrare e la guardai sul piccolo schermo della videocamera mentre controllava la posta, gettava via qualche volantino e sistemava il bidone dell’immondizia sul marciapiede. Salutò da lontano il signor Aggiusto-io. Poi fece entrare le ragazze e chiuse la porta alle loro spalle.

“Beh, questo è stato utile di certo.” Sfoggiai il mio sarcasmo a videocamera spenta.

Drew alzò le spalle. “Visto? Quando si cerca il marcio.”

“Non m’interessa,” dissi, infastidito. “Veniamo pagati in ogni caso. E per la cronaca, abbiamo ancora qualche altro giorno di appostamento.”

La Mercedes non si era mossa di un centimetro e improvvisamente ero così furioso che dovevo reagire in qualche modo. Mi sistemai il cappello da baseball in testa e indossai gli occhiali da sole.

“Blake ha un bel coraggio ad assumere due investigatori per guardare uno spettacolo inesistente.”

Drew sbuffò. “Non siamo sicuri che sia un altro investigatore.”

“Vuoi esserne sicuro?”

“Controlleremo la targa.” Drew avviò il motore. “Non fare pazzie.”

La mia gamba destra era già per metà fuori dalla portiera. “Ho un’idea migliore”

“Spero che questa idea non consista nell’avvicinarsi alla macchina di un perfetto estraneo. Mac…” mi chiamò Drew dal finestrino appena richiusi lo sportello.

“Tieni la macchina in moto, ok? Torno tra cinque minuti.”

Mormorò qualcosa che non mi preoccupai di cogliere e sollevò il finestrino. Vidi la disapprovazione dipinta sul suo volto, finché il vetro non nascose l’interno dell’auto, ma non m’interessava per niente. Dopo quattro ore rinchiuso in macchina con Drew, era fantastico poter finalmente allungare le gambe. Mi incamminai, né lentamente né velocemente, in modo da non attirare l’attenzione. Il collo mi si imperlò di sudore prima ancora che raggiungessi il detective.

Mi chinai e bussai sui vetri oscurati. Il finestrino si abbassò e mi sorpresi quando vidi un tizio ben curato che mi studiava sospettoso. Sembrava il tipico dirigente aziendale, anche stando seduto nella sua auto, la giacca del completo ripiegata e la cravatta allentata. Era incredibilmente bello, cosa che non avrei avuto motivo di notare. Capelli neri, folti e lucidi, un po’ troppo lunghi. Pelle chiara e liscia, che dava l’impressione di essere morbida come burro.

Mi appoggiai e mi costrinsi a concentrarmi. Chi se ne fregava di quanto fosse sexy? Era sul nostro territorio. “Blake rincasa alle cinque, lo sai. Non c’è motivo di stare qui tutta la notte.”

“Blake?” mi guardò perplesso, sbattendo quei due grandi occhi azzurro cielo. Persino gli occhiali lo facevano sembrare bello. “Chi è Blake?”

“È così che hai deciso di giocare?”

“Non sono Blake.” Cominciava a sembrare infastidito. “Mi chiamo Jordan Channing.”

Mmh-mm. Suonava vero. Da quel che sapevo, non regalavano Mercedes agli angoli delle strade. Probabilmente aveva la perfetta fidanzata Barbie con gli accessori abbinati e la dolce Casa dei sogni. Anche se mi chiedevo dove un damerino come lui avesse preso un corpo come quello, sapevo che era solo il sogno a occhi aperti di un illuso. Potevo sentire odore di eterosessuale da un miglio. In effetti potevo sentire il suo odore da un miglio, e non perché la sua colonia fosse così potente. Una leggera folata di qualcosa di pulito e fresco, come di sapone di Marsiglia.