Capitolo 1

 

 

NON APPENA Nick Cartwright entrò al Wolf’s Den, nella piccola città di Senaka, un odore avvolgente di terra e pini gli assalì i sensi. Setacciò con gli occhi la penombra del locale leggermente affollato in cerca dell’origine di quell’odore. Neppure il forte e pungente aroma degli alcolici poteva smorzare quell’essenza terrosa che glielo faceva venire duro come un muro di mattoni, e Nick serrò la mascella, conoscendo l’unico motivo per cui il suo corpo poteva reagire in quel modo. Tra le dozzine di uomini e donne, per la maggior parte lupi, che riempivano il bar c’era il suo compagno predestinato. L’unica cosa che lo salvava dall’assalto di una moltitudine di licantropi furiosi era la sua abilità da vero lupo di avvolgere e nascondere il suo odore con il proprio potere. Se si fossero accorti della sua vera natura, l’avrebbero creduto un Mutato, proprio come aveva fatto Kasey Whitedove con il suo migliore amico, Seth Davies.

Da un jukebox, in un angolo distante della pista da ballo improvvisata, arrivava della musica country a volume molto alto. Era già stato in qualche altra piccola città e sapeva come funzionava. Gli stranieri davano nell’occhio, specialmente se entravano in qualche bettola del posto. Si avvicinò al bar, sempre cercando il suo compagno, ma con più discrezione.

Il barista gli rivolse uno sguardo interrogativo, chiedendogli senza parlare cosa volesse bere. “Whiskey, liscio.”

L’uomo posò un bicchierino di fronte a Nick e da sotto il bancone tirò fuori una bottiglia per versargli due dita di Jack Daniel’s. Nick lanciò un biglietto da venti sul banco e sollevò il bicchiere. Prese un piccolo sorso, osservando gli altri clienti riflessi nello specchio del bar. Una buona percentuale dei presenti erano nativi americani, e magari due o tre di discendenza caucasica. Gli fecero tornare in mente Kasey Whitedove, il vero compagno di Seth e sceriffo del posto, e i suoi pregiudizi verso i bianchi. Kasey aveva creduto che Seth fosse un Mutato dopo aver scoperto che era un lupo.

Al momento, però, la concentrazione di Nick era totalmente impegnata a trovare il suo compagno. Nient’altro importava, eccetto reclamare lui o lei.

“Che ci fa un bel ragazzo come te in un posto del genere?”

Un forte profumo floreale gli assalì i sensi, facendolo quasi starnutire. Delle lunghe unghie laccate di rosso gli percorsero il braccio e lui dovette trattenere l’impulso di scacciarle via. Usò tutto il suo fascino e ruotò sullo sgabello rivolgendo alla donna uno dei suoi famosi ‘falsi’ sorrisi. Lei, anche se bellissima, non sarebbe riuscita a mantenere la sua attenzione per molto. Dei corti capelli scuri le contornavano leggeri il volto naturalmente abbronzato, accentuando gli occhi scuri che stavano divorando la forma snella e longilinea di Nick.

“Sono venuto in città a far visita a un vecchio amico per qualche giorno. Mi sono fermato qui per una bevuta o due.”

“Oh? E chi potrebbe mai essere questo amico?” chiese, avvicinandosi a lui.

Se non fosse stato per le sue doti di lupo, quando si spinse indietro sullo sgabello per allontanarsi da lei sarebbe potuto cadere per terra, invece riuscì a restare in equilibrio sul bordo senza finire col culo sul pavimento. “Il veterinario, Seth Davies.”

“Non ho ancora avuto il piacere di incontrare il rimpiazzo di Doc, ma potrei dovergli portare la mia Georgia,” disse con tono accattivante, facendosi ancora più vicina. “Non è che avresti voglia di offrire un drink a una ragazza assetata, cowboy?”

Prima che potesse pensare a un modo educato per rifiutare le avances della donna, l’odore del suo compagno lo investì e Nick trattenne il fiato, sapendo, senza dubbio alcuno, che la persona alle sue spalle era quella che il destino gli aveva assegnato. E che era un lupo. L’odore caratteristico della sua razza, profondo e primitivo, gli impregnava la pelle. Sollevò lo sguardo e nello specchio incontrò un paio di occhi scuri che lo catturarono. Non poteva guardare altrove, non poteva respirare, non poteva neppure pensare. Il suo compagno era spettacolare. Alto, più alto di lui di almeno dieci centimetri, meravigliosamente abbronzato e con muscoli perfettamente definiti che riempivano la maglietta grigia che stava indossando. Degli zigomi alti e forti completavano la linea ferma del mento e della mascella, che Nick moriva dalla voglia di tracciare con le labbra. Deglutì con forza mentre abbassava lo sguardo e lo passava sulla pelle liscia della gola del suo compagno e poi più giù, fino all’affossamento alla base. Quando rialzò lo sguardo, gli occhi scuri lo stavano scrutando con attenzione e l’ondata di desiderio che scatenarono gli fece scattare l’uccello sull’attenti. Voleva dominare l’uomo che lo stava fissando, voleva sbatterlo a terra e marchiarlo perché tutto il mondo sapesse che era suo.

Il contrasto tra loro non poteva essere più ovvio. Anche la pelle di Nick era leggermente abbronzata, ma sembrava comunque pallida se paragonata a quella dell’altro mutaforma. La differenza tra i suoi capelli biondi contro quelli neri come le ali di un corvo dell’altro e i suoi occhi verdi ora intrappolati in quelle pozze di cioccolato scuro risaltava in modo netto nel riflesso dello specchio. Mentre il viso dell’estraneo era liscio e senza alcun segno, Nick aveva una cicatrice sopra l’occhio sinistro. Inoltre, il suo corpo mostrava più una muscolatura da corridore che quella evidentemente da lottatore o sollevatore di pesi del suo compagno. Ebbe un pensiero selvaggio su come le loro pelli avrebbero potuto scontrarsi sul letto più vicino.

“Ci sono problemi?” disse l’uomo con voce profonda. Nick si irrigidì, chiedendosi se per caso avesse interpretato male l’espressione dell’altro.

“Vattene via, Thayne,” sbottò la donna. “Non mi sta infastidendo.”

“Non parlavo con te, Lilianne. Parlavo con lui.”

La sorpresa lo immobilizzò per alcuni secondi, prima che le parole del suo compagno acquistassero senso, poi fu costretto a trattenere una risata, quando colse l’espressione di lei.

Lilianne aveva una luce omicida nello sguardo mentre lanciava un’occhiataccia all’uomo. “Non costringermi a riferire a tua madre il modo in cui mi parli, Thayne.”

A quella minaccia, Thayne rispose con uno sbuffo. “Smettila di infastidirlo, Lilianne, e vatti a trovare qualche altro povero pollo da spennare.”

Sbuffando indignata, la donna se ne andò verso il retro del bar pestando i piedi.

Nick ridacchiò sotto i baffi, nascondendo il sorriso dietro al bicchiere. Si bloccò quando Thayne prese posto accanto a lui.

“È da un po’ che sta dando la caccia al marito numero tre. Gli uomini in città sanno che è meglio starle alla larga, perciò adesso ha cominciato ad abbordare i rari stranieri di passaggio. Io sono Thayne.”

“Nick,” mormorò prima di prendere un altro sorso di whiskey. “Vivi da queste parti?”

Thayne posò un braccio sul bancone e buttò giù una lunga sorsata di birra prima di rispondere. “Per la maggior parte della mia vita ho vissuto qui. Ma adesso sono tornato solo per una visita.”

Nick respirò l’odore del suo compagno. Moriva dalla voglia di chiedergli di più su di lui, ma si trattenne perché non voleva spaventarlo. “Bel posto.”

“Se ci hai vissuto ogni singolo giorno della tua vita, no, non lo è. Tutti conoscono il tuo nome e non ci sono segreti.” Posò la bottiglia di birra vuota sul bancone del bar. “Ho sentito che dicevi a Lilianne che sei qui a far visita al nuovo Doc. È un tuo parente?”

Nick finì il suo whiskey, gustando il liscio bruciore dell’alcol che gli raggiungeva lo stomaco. “Quasi. Ci conosciamo da una vita.”

“Per quanto tempo resterai in città?”

“Non ne sono sicuro. Seth sta attraversando un periodo difficile. Sono qui per aiutarlo finché non sarà tutto risolto.” Trattenne il fiato quando Thayne si mosse, avvicinandosi a lui, e tutti i peli del corpo gli si rizzarono per quel contatto mancato.

“Che ne dici di andarcene da qui?” gli sussurrò Thayne a un soffio dall’orecchio. Il suo respiro gli carezzò la pelle sensibile del padiglione, facendolo rabbrividire di desiderio.

Senza aggiungere una parola, annuì, attraversato da quello stesso bisogno. Non voleva altro che assaporare il suo compagno, sentire il suo sesso duro sulla lingua mentre Thayne gli veniva in gola. Mentre lo seguiva fuori dal bar, si chiese se, scoprendo la sua natura di lupo, Thayne avrebbe reagito allo stesso modo del compagno di Seth. Ma l’altro lo distolse improvvisamente da tutto quel pensare, spingendolo in un vicolo buio di fianco all’edificio e sbattendolo contro il muro. Le labbra del suo compagno si scontrarono con le sue nel bacio più violento che avesse mai sperimentato. La sua lingua rispose prontamente e danzò con quella di Thayne; le fecero vorticare insieme in una tempesta di sensi che cancellò ogni suo pensiero eccetto il disperato bisogno di sentire il compagno affondare dentro di lui.

Le mani dell’altro gli scivolarono sul torso, sui fianchi, dirigendosi dritte al sedere, che afferrarono con una presa salda prima di strizzarlo. Thayne emise un ringhio gutturale quando Nick gli spinse la sua carne dura contro l’inguine.

“Voglio scoparti,” gli disse Thayne nell’orecchio con voce roca, carezzandogli la pelle tenera con la lingua.

“Cazzo, sì,” mugolò Nick, attaccandoglisi al collo e succhiando forte. Fece scivolare le mani sotto il bordo della camicia del suo compagno, toccandogli la schiena liscia. Il desiderio di sentire quella pelle calda contro la propria lo divorava. Gli sfilò la camicia dalla testa, trattenendo il fiato alla vista dei muscoli definiti del suo petto.

Thayne gli afferrò la patta dei jeans, strattonando il bottone e aprendo la cerniera in un gesto brusco. La sua grande mano affondò all’interno e gli coprì l’asta già gocciolante. Nick per poco non ululò di piacere e desiderio e appoggiò la testa contro il muro alle sue spalle. Thayne gli tirò giù i pantaloni, rivelando i piccoli slip neri che indossava, e fece un mugolio di approvazione. Poi cadde in ginocchio di fronte a lui e seppellì il viso nella stoffa.

Nick rabbrividì alla sensazione del suo alito caldo che attraversava il misero pezzo di vestiario. Gli tremavano le dita mentre le muoveva tra i capelli scuri di Thayne, affondandole nelle ciocche folte e aggrappandosi forte quando l’altro lo succhiò attraverso le mutande. Niente avrebbe potuto prepararlo al momento in cui Thayne gli leccò la punta del sesso che era sbucata dall’elastico, e Nick trattenne un respiro, ansimando poi per il puro desiderio.

Thayne gli agganciò il bordo degli slip con i pollici e li spinse giù, liberando la rigida lunghezza di Nick, che gli colpì piano la guancia, lasciando una traccia umida sulla pelle.

“Bellissimo,” sospirò Thayne. Gli circondò il glande con le labbra, stuzzicandolo con brevi colpi di lingua attorno al bordo prima di dedicarsi alla piccola fessura, da cui continuava a uscire liquido.

Nick imprecò, stringendo la mascella per mantenere il controllo che gli impediva di sbatterglielo giù per la gola. “Succhiami,” ringhiò quasi con rabbia quando l’uomo non fece altro che continuare a leccarlo lentamente.

Thayne emise un mugolio affermativo e lo prese tutto in bocca fino alla base, in un unico movimento fluido. Nick gemette e non riuscì a bloccare il brusco movimento in avanti dei fianchi. Tirandosi indietro ridacchiando, Thayne lo fece voltare, gli spinse i pantaloni ancora più giù e gli afferrò i glutei, separandoli per mettere a nudo la sua stretta apertura.

Nick sobbalzò alla sensazione della lingua di Thayne che passava sulla pelle grinzosa prima di spingersi dentro. Chiuse le mani a pugno contro il muro, le unghie che si allungavano appena e gli bucavano i palmi facendone uscire il sangue.

“Basta, adesso dentro.”

Dopo essersi rialzato, Thayne si aprì in fretta i jeans, liberando l’erezione dalla stoffa che la stava confinando, e tirò fuori un profilattico dalla tasca posteriore. Nick si voltò in fretta, gli strappò il preservativo dalle mani, aprì la confezione con i denti e con un gesto rapido lo srotolò sull’asta dura di Thayne. Sembrava enorme tra le sue mani. Lo strinse e lo massaggiò per un momento. Lo infastidiva la presenza di quel sottile strato di lattice tra loro; era consapevole che nessuno dei due poteva prendere o trasmettere malattie e desiderava sentire la pelle scivolare contro la sua.

“Girati,” ordinò Thayne, la voce roca e brusca. Nick si voltò ancora una volta verso il muro del palazzo e spinse indietro i fianchi, offrendo il sedere all’altro, che immediatamente avanzò di un passo, facendo scivolare l’erezione lungo il solco tra i glutei. Trovò il buco inumidito dalla saliva e spinse, penetrando il corpo di Nick e facendo gemere entrambi. “Cazzo, quanto sei stretto,” gli mugolò nell’orecchio una volta che fu completamente dentro di lui.

Nick strinse i muscoli attorno al sesso che lo penetrava, intrappolando l’asta pulsante. Thayne gli affondò le dita nei fianchi quando si tirò indietro, fino a quando soltanto la punta spugnosa rimase trattenuta dallo stretto anello di muscoli. Poi si spinse di nuovo dentro e, con l’accuratezza dovuta all’esperienza, centrò la prostata di Nick, che soffocò un grido mordendosi il braccio mentre il suo compagno continuava a scoparlo, affondando ancora e ancora dentro di lui, violento e rude, proprio come gli piaceva. I loro corpi sbattevano l’uno contro l’altro, i suoni rimbalzavano sulle pareti del vicolo deserto. I denti di Nick si allungavano man mano che si avvicinava al culmine. Il suo sesso gocciolava profusamente, gocce che cadevano a macchiare l’asfalto sotto di lui.

“Più forte.”

Thayne spinse più a fondo e con maggiore violenza, respirando pesantemente. Quando Nick si tese, pronto a venire, i fianchi dell’altro persero il controllo e si mossero con un ritmo incalzante, senza dargli tregua. “Oh, sì, dolcezza. Così. Vienimi sul cazzo,” ordinò Thayne.

Nick andò in mille pezzi. I testicoli gli si strinsero al corpo e il suo sperma colpì il muro di fronte a lui in spruzzi densi e cremosi. Si accorse appena dei denti di Thayne che lo mordevano sulla spalla e dei grugniti che faceva mentre veniva dentro di lui, riempiendo il preservativo della sua essenza. Si appoggiarono entrambi al muro, i corpi preda dei fremiti del piacere che si erano dati.

Quando Thayne finalmente si mosse, afferrò con cura la base del profilattico e uscì dal corpo di Nick. Se lo sfilò, lo annodò e lo gettò nel cassonetto lì vicino.

“Cazzo, è stato grandioso.”

Con un debole sorriso, Nick annuì. Sentiva Thayne allontanarsi da lui adesso che era venuto. “Sei il mio compagno,” disse di getto quando si voltò di nuovo verso di lui, spinto dalla disperazione del suo lupo che non voleva perdere la sua anima gemella.

Thayne si irrigidì, trapassando Nick con lo sguardo. “Che cazzo stai dicendo?”

Nick si tirò su in fretta i pantaloni, li chiuse e si passò una mano tra i capelli. “Merda. Non volevo dirtelo così, ma… sei il mio compagno predestinato.”

“Cosa cazzo ne sai, tu, di compagni predestinati?”

Nick esitò, ma non poteva nascondere la verità. “Sono un lupo.”

Con gli occhi ridotti a due fessure, Thayne snudò i denti, adesso leggermente allungati. “Sei un Mutato.”

“No!” protestò, porgendo la mano a Thayne che si ritrasse immediatamente, come se il contatto potesse sporcarlo. A Nick si spezzò il cuore quando vide l’espressione di soddisfazione trasformarsi in odio. “Sono nato lupo!”

Prima che potesse aggiungere altro, Thayne si trasformò e gli si scagliò contro. Nick sentì il tempo fermarsi. Non poteva fare del male al suo compagno. Poteva solo stare a guardare e aspettare il colpo. I loro corpi si scontrarono e Nick finì a terra, la schiena che impattava sull’asfalto. Grugnì, sollevando il braccio per evitare che i denti feroci lo colpissero al volto. Il dolore partì dall’avambraccio e si irradiò per tutto il corpo. Thayne ringhiò, scuotendo la testa a destra e a sinistra nel tentativo di strapparne pezzi di carne. Nick gridò in agonia, mentre il sangue caldo gli inzuppava la camicia.

Incapace di sopportare oltre, usò ogni goccia di forza rimastagli per spingere via Thayne, che andò a sbattere contro un cassonetto dell’immondizia, dove rimase come stordito, dando il tempo a Nick di alzarsi e trasformarsi. Poi Thayne barcollò di nuovo sulle zampe, mentre Nick gli rivolgeva uno sguardo carico di rimpianto. Il suo compagno si fermò, guardandolo intensamente per un attimo, prima che lui si voltasse e scappasse via. Saettò tra le auto, mantenendosi nell’ombra per evitare di essere visto da altri. Gli doleva il petto. Sembrava che, laddove un tempo c’era stato il suo cuore, non fosse rimasto che un enorme buco aperto. L’abilità di guarigione accelerata del lupo non aveva lasciato alcun segno del morso ricevuto quando finalmente riprese la forma umana ad alcuni isolati di distanza dalla casa di Seth.

Camminando verso l’abitazione, Nick decise che avrebbe lasciato Senaka non appena la situazione di Seth si fosse sistemata. Non poteva sopportare l’idea di restare nella stessa città del suo compagno, non quando lo aveva respinto con tanta determinazione. Il suo lupo ululava disperato a ogni passo, implorandolo di tornare al fianco di Thayne. Nick si costrinse a ignorarlo, a continuare ad avanzare, un piede dietro l’altro. Ogni passo lo distruggeva un po’ di più, fino a quando non si sentì che un guscio vuoto. Sapeva che non avrebbe mai dimenticato quella notte per il resto dei suoi giorni.