Capitolo Uno

 

 

“MI PIACCIONO gli uomini in carne.”

“Ah, ‘ti piacciono i culoni’?”

“Be’, non posso certo negarlo.”

Caden rise assieme alla sua terapista per il riferimento a quella hit rap del 1992 dei Six Mix-A-Lot, ‘Baby Got Back’, giacché entrambi erano abbastanza grandi da poterla ricordare. Camille D’Amico riuscì a contenere la sua risata e si limitò a spostare gli occhiali di tartaruga sul naso e sistemarsi un po’ l’aureola riccioluta di capelli castani. Si fece nuovamente seria. “Quindi ti senti attratto dagli uomini un po’ più abbondanti. E questo sarebbe un problema?”

“Non lo definirei proprio un problema, ecco. È solo che mi chiedo perché. Voglio dire, guardami.”

Caden si alzò, fece un lento giro su se stesso e si rimise comodamente seduto sulla poltrona di fronte a Camille. Sapeva cosa stava mettendo in mostra: un ragazzone di un metro e ottanta, snello e senza un filo di grasso. Se qualcuno avesse cercato la definizione di ‘magro’ nel dizionario, avrebbe trovato la foto di Caden, l’esempio perfetto. Si passò le mani sui capelli neri a spazzola, dopodiché lasciò scivolare un mano verso il basso, sul velo di barba non rasata. Non solo era in forma, era anche un bellissimo trentenne.

“Cioè?” chiese Camille. “Pensi di essere troppo bello per un ragazzo con qualche chilo di troppo? Pensi che significherebbe abbassarsi, farsi una brutta fama, se decidessi di frequentare il lato grasso dell’umanità?”

Caden scosse la testa e alzò i palmi in segno di autodifesa. “No no, non è affatto così. Non penso assolutamente di essere migliore. Mi sto solo domandando perché, specialmente a questa età, sia attratto da uomini un po’ più robusti.”

“E questa per te è una novità?”

“Non proprio, ma è solo una situazione in cui mi sono ritrovato negli ultimi mesi. Bobby, per esempio, un amico con il quale generalmente esco, ecco, lui, be’, lui è un po’ superficiale…” La voce di Caden si affievolì, mentre pensava al suo meraviglioso amico, che somigliava a Dawson, l’attore porno dal fisico snello, addominali scolpiti, capelli biondo rame, tagliati cortissimi e occhi grigi e luminosi. La differenza tra Bobby e Dawson era che Bobby era molto più esigente di Dawson, sebbene non gli fosse da meno sotto altri aspetti – un’impresa, se si pensa che uno dei film di Dawson era intitolato 50, tutti in un weekend. Comunque, questa conversazione avrebbe dovuto vertere su Caden, non su Bobby. “E lui poi mi fa sempre storie perché voglio uscire, come ho detto, con uomini più in carne.”

“E l’opinione di questo Bobby è tanto importante per te?”

“È il mio migliore amico.”

“Tanto importante che non perseguiresti quello che vuoi veramente solo perché lui dice così?”

La domanda di Camille lo bloccò. Non l’aveva mai analizzata da questo punto di vista. Perché era importante quello che pensava Bobby? E allora, anche se non approvava quel pel di carota barbuto che aveva conosciuto su internet e che aveva invitato a uscire la scorsa settimana? E chi se ne importava dell’opinione di Bobby se a lui piaceva analizzare i profili di uomini dalla stazza di giocatori di football su footballplayerbuild.com?

Era ovvio che lo disturbasse abbastanza da sentire di doverne parlare con Camille, con cui aveva iniziato le sessioni tre settimane prima. Le sedute da lei erano il regalo per il suo trentesimo compleanno. Sperava, con esse, di risolvere il dilemma per cui, all’età di trent’anni, non avesse ancora avuto una relazione che superasse i tre appuntamenti.

Aveva pure iniziato a chiedersi se in lui ci fosse qualcosa di sbagliato. Era un buon partito – o almeno questo era quello che gli aveva detto anche sua madre – e sulla carta sembrava appetibile. Nessuno avrebbe potuto negarlo. Era attraente, aveva ereditato dalla madre il colorito olivastro tipicamente siciliano, capelli neri e occhi di un colore tra l’ambra e il verde. Aveva un naso pronunciato, quasi aquilino, come avrebbe detto qualcuno (sua madre, almeno). Non era un culturista, ma diversi anni di corsa dalle quattro alle sei miglia con una frequenza di circa quattro o sei volte alla settimana, accompagnate da escursioni estive in bicicletta lungo la sponda del lago, gli avevano garantito un fisico bello e muscoloso.

E non aveva da offrire molto solo per quanto riguardava l’aspetto esteriore. Aveva pure una buona testa sulle spalle. Quello l’aveva ereditato da suo padre, che era stato un professore di ruolo di letteratura inglese alla Northwestern University di Evanston, prima di venire a mancare, un mattino, in modo del tutto inaspettato nel bagno di casa a causa di un infarto. Quella stessa testa sulle spalle gli aveva garantito, se non un lavoro di lusso, almeno uno rispettabile e fisso, come copywriter presso un’associazione medica di Chicago. Vi lavorava da quando si era laureato alla Northwestern nove anni prima e aveva iniziato come assistente editoriale per una delle loro riviste specializzate.

Allora perché sentiva il bisogno di provare a rientrare proprio negli standard che Bobby aveva affibbiato agli appuntamenti suoi, standard che venivano riassunti dallo stesso Bobby con le iniziali SF, che stavano per “superfigo”? Se un uomo non era SF, per come ragionava Bobby, non era degno di essere scopato.

A volte Caden si chiedeva perché avesse Bobby come migliore amico. Bobby sapeva essere spassoso talvolta e Caden assieme a lui si divertiva un sacco. Preso da solo dentro a un locale, invece, Caden era un timidone, ma Bobby, grazie al suo fascino e al suo carisma, come anche alla sua ben nota spavalderia, riusciva a contagiare pure lui.

Per di più, uscire con Bobby di solito significava che durante la serata sarebbe riuscito comunque a conoscere qualche bel ragazzo, rientrante appieno nella categoria SF. Perché, come Bobby era solito dire, ‘quelli sexy viaggiano in coppia’.

Caden scosse la testa e osservò la terapista, che aspettava una sua risposta con pazienza. “Scusa cosa mi avevi chiesto?”

“Ti ho chiesto se per te è più importante quello che pensa Bobby o quello che interessa a te.” Camille inclinò un po’ la testa.

“No, no, ovviamente no.” Rispose troppo velocemente.

“Vedi, ” disse Camille, “pensa a me come quello che c’è nella tua testa. Qui non hai assolutamente bisogno di cercare o di inventarti quella che pensi dovrebbe essere la risposta giusta. Non hai bisogno di censurarti. Devo forse ricordarti che qui non è ammessa alcuna forma di giudizio?”

“No.”

“Ok, quindi non ti chiederò più dell’opinione di Bobby, ma voglio che tu rifletta sulla risposta.”

“Perché?”

“Perché c’è una ragione se mi hai parlato della tua attrazione per gli uomini robusti.” Camille scrollò le spalle. “Non importa molto quale sia, è più importante cosa ne pensi tu. Vedi, la gente è attratta da un’altra persona per tutta una serie di ragioni, e non c’è un tipo di attrazione ‘giusta’ o ‘sbagliata’. Prendi mia madre, ad esempio. Per favore!” Camille rise. “Da quando mio padre se n’è andato, lei ha avuto occhi soltanto per uomini più giovani di lei. E non sto parlando di quarantenni o cinquantenni. Sto parlando di ragazzi molto più giovani, della tua età, Caden, persino ventenni. Mia mamma ha sessant’anni, ma è ancora uno schianto.”

“Ancora una bella panterona, dunque?” domandò Caden.

“Usa quella parola con lei nelle vicinanze e ti ritroverai gli occhi cavati. Comunque, è il suo modo di essere, e anche se all’inizio l’ho messo in discussione, soprattutto quando mi faceva incontrare uomini più giovani di me, non stava a me giudicare. L’attrazione è una cosa soggettiva. E su questo non ci piove.”

“Hai ragione.”

Camille rise. “Non sono in cerca di consenso. Voglio solo capire perché hai deciso di rivelare questa tua particolare attrazione alla tua terapista.”

Fu allora che Caden comprese che pure lui avrebbe voluto capirne la ragione. Se solo avesse trovato qualcosa a cui aggrapparsi, magari a una maniglia dell’amore. Scosse la testa, censurando la Kathy Griffin che aveva dentro.

La seduta terapeutica fallì nel trovare un motivo dell’attrazione di Caden e lui lasciò lo studio di Camille, con il compito per casa non di capire perché fosse attratto dai ragazzi in carne, ma perché pensasse che fosse importante.

Non era importante, vero?