Capitolo Uno

 

 

OGGI IL sole sorgerà su una nuova era, pensò con cupa soddisfazione Marcel Chavinier, generale della Milice de Sorcellerie e comandante in capo nella guerra contro Pascal Serrier e i suoi maghi ribelli, guardando la scena nella sala d’attesa principale della Gare de Lyon. Lui e i suoi maghi non dovevano più fronteggiare quella minaccia da soli. Nella settimana precedente, aveva stretto un’alleanza con Jean Ballaiche, chef de la Cour dei vampiri parigini, per cui ora ognuno dei venti maghi ancora presenti nella stanza era unito a un vampiro, scelto in base alla sintonia tra il vampiro stesso e la magia del mago. Avevano appena messo alla prova i nuovi legami nella battaglia inaugurale contro le forze di Serrier, maghi e vampiri uniti come un solo uomo, venti paia di soldati della Milice contro venti ribelli di Serrier. Ne avevano catturati quindici e ucciso gli altri cinque, senza subire perdite. A Marcel questo sembrava un successo notevole, soprattutto vista la velocità con cui avevano sconfitto i loro nemici.

I dettagli pratici dell’alleanza dovevano ancora essere definiti, ma mentre guardava Alain Magnier, uno dei suoi due capitani, e il suo compagno, Orlando St. Clair, sentiva che avrebbe funzionato. Era rimasto un po’ stupito da quanto velocemente e profondamente i due uomini si fossero legati, poiché, a pochi giorni dal loro primo incontro, Alain aveva offerto a Orlando la massima dedizione che un mortale poteva offrire a un vampiro. Alain però sembrava felice, e questo confortava il vecchio patriarca che ancora viveva sotto la facciata del militare che Marcel era obbligato a proiettare. Così, molti di quelli a cui ora stava chiedendo di combattere, e forse anche di morire, erano i figli che non aveva mai avuto. Il progetto ancora in erba di Marcel, Raymond Payet, un disertore dai ranghi di Serrier, aveva formato la sua alleanza quasi nello stesso momento con lo chef de la Cour in persona, ma Marcel dubitava che quell’unione avrebbe funzionato bene. Raymond era diffidente già nelle migliori circostanze ed essere costretto a condividere con regolarità il suo sangue con un vampiro non era di certo una felice circostanza. Aveva promesso a Raymond e agli altri che avrebbero dovuto dare solo il sangue sufficiente a proteggere i loro compagni quando erano di pattuglia, una promessa che avrebbe mantenuto a tutti i costi. Non poteva fare a meno di meravigliarsi a quell’improvviso cambio di scenario. Chi avrebbe mai immaginato che il sangue del mago giusto potesse permettere ai vampiri di uscire alla luce del sole e sopravvivere? Lui stesso non lo avrebbe mai creduto se non fossero stati Alain e l’altro suo capitano, Thierry Dumont, a dirglielo. Guardò Thierry, che si trovava accanto al suo compagno, Sebastien Noyer, il quale pareva essere la pecora nera della Cour parigina, almeno a giudicare dalla reazione scioccata e quasi irata di Bellaiche al suo arrivo. Gli sembrò una coppia ben assortita, vista la tendenza di Thierry ad aggirare le regole quando poteva. Sperò solo che Bellaiche – Jean – riuscisse a mettere da parte l’animosità che provava nei suoi confronti. Per il bene dell’alleanza, se non altro.

Nella stanza c’erano diciassette altre coppie appena formatesi, maghi e vampiri ai lati dei maghi oscuri appena catturati, per assicurarsi che non scappassero. Marcel osservò i prigionieri, notando i movimenti irrequieti dei più giovani mentre cercavano conforto nei visi dei più anziani. Riconobbe alcuni di loro, mentre altri non li aveva mai visti. Il fatto che Serrier stesse reclutando maghi da chissà dove lo preoccupava un po’, ma al momento non potevano fare niente a riguardo, non senza maggiori informazioni. Si chiese se potessero apprendere qualcosa dai prigionieri.

Con un gesto della mano, Marcel avvolse i prigionieri in un incantesimo che li rese ciechi e sordi a tutto ciò che accadeva intorno a loro. “Adesso possiamo parlare senza preoccuparci che ci ascoltino,” disse. “Non so quanto ci vorrà prima che Serrier inizi a cercarli, ma di certo non vogliamo trovarci qui quando lo farà. Dobbiamo portarli alla base, in modo da poterli interrogare come si deve.”

Mentre parlava, un brivido percorse l’intera stanza e i vampiri cominciarono a spostarsi verso il muro opposto. “Ma cosa…?” disse Thierry, ma poi capì. Il sole stava sorgendo e nessuno dei vampiri, tranne forse Orlando, si era nutrito abbastanza da sopravvivere alla luce. Si guardò intorno. Nella stanza non c’era nessun angolo in cui le coppie potessero appartarsi e Thierry riteneva, dalle parole pronunciate da Jean in precedenza, che i vampiri non volessero nutrirsi davanti a tutti gli altri. Avevano acconsentito solo a bere le poche gocce necessarie per trovare un compagno, e dopo parecchie insistenze.

Orlando avvertì il disagio che l’alba sempre portava con sé, ma rifiutò di spostarsi verso l’altro muro. Le finestre affacciavano a nord, per cui i raggi del sole sarebbero entrati solo dopo molte ore, o forse non sarebbero entrati affatto, ma in ogni caso sapeva di non avere nulla da temere, dato che poteva ancora sentire la magia di Alain circondare e proteggere il suo corpo. Si voltò verso gli altri vampiri. “Guardate,” disse dirigendosi verso la porta, del tutto sicuro della magia di Alain.

Il primo impulso del mago fu di bloccarlo. Erano passate ventiquattr’ore da quando si era nutrito e non avevano idea di quanto la protezione sarebbe durata. Sapeva però che tentare di fermarlo sarebbe stato inutile. Il suo compagno aveva un carattere indipendente e lui doveva fidarsi che sapesse cosa stava facendo. Se sentiva ancora la protezione, Alain doveva accettarlo, anche se la cosa lo spaventava. Con lo stomaco chiuso, guardò il vampiro uscire dalla porta, diretto verso una chiazza di luce sul binario. Restò lì per alcuni minuti, con un ampio sorriso stampato sul volto. Inclinò indietro la testa, felice di trovarsi alla luce del sole. Aveva passato fuori quasi tutto il giorno precedente, ma l’esperienza restava ancora nuova. Alla fine rientrò, dato che lo scopo era dimostrare agli altri vampiri che non c’era nulla da temere una volta che si erano nutriti.

Alain lo raggiunse sulla porta, controllando il suo viso e le sue mani in cerca del colore grigio cenere che indicava una sovraesposizione al sole. Avrebbe voluto stringerlo a sé e dirgli di non essere più così avventato, ma non sarebbe stata una buona immagine da dare sul funzionamento dell’alleanza. Non era nemmeno la dinamica che voleva instaurare nella relazione con lui. Orlando era stato abusato, dominato e controllato troppe volte in passato, e Alain non lo avrebbe trattato in quel modo, a dispetto di quanto desiderasse proteggerlo.

Anche i vampiri, compreso Jean, che si era egli stesso esposto al sole due giorni prima, esaminarono Orlando con attenzione, anche se con uno scopo diverso. “Funzionerà davvero per tutti?” chiese Jude. “Non è che si tratta di qualcosa legato all’Aveu de Sang?”

“Con me ha funzionato e io non ho nessun Avoué,” rispose Jean incrociando lo sguardo di Noyer.

Sebastien lo guardò impassibile, rifiutandosi di riconoscere la silenziosa accusa di Jean e allo stesso tempo rifiutandosi di distogliere lo sguardo.

Thierry notò l’interazione tra i due vampiri, ma non conosceva la causa dell’evidente tensione tra di loro. Avrebbe chiesto a Sebastien più tardi. Non potevano permettersi conflitti interni all’alleanza e dovevano poter sempre contare l’uno sull’altro, sia all’interno delle coppie che tra una coppia e l’altra.

Una volta assicuratosi che Orlando stesse bene, Alain diede un’occhiata alla stanza. Con i ricordi della propria esperienza ancora vivi, vide immediatamente quale problema poteva porre un ambiente così aperto.

Avvicinatosi a Marcel, mormorò: “Non possiamo farlo qui. È una cosa troppo personale e la stanza non offre privacy.”

“Però non possono uscire,” replicò anch’egli a bassa voce. Si guardò intorno. Le sedie avrebbero potuto essere trasformate per creare una barriera e la magia avrebbe potuto attutire i suoni, creando così un minimo di privacy.

“Me ne occuperò io,” disse Marcel. “Tu e Thierry cercate di capire da chi possiamo ricavare qualche informazione, e anche alla svelta. Non so quanto tempo occorrerà ai vampiri per nutrirsi, ma Serrier non ci darà di certo tutto il giorno.”

Alain annuì e raggiunse Thierry. “Marcel vuole che iniziamo gli interrogatori mentre i vampiri si nutrono. Non servirà a niente iniziare con Pacotte. Sicuramente il capo è lui, ma non ci dirà niente.”

Sebastien tossì, un po’ a disagio per il modo indifferente con cui Alain aveva parlato di nutrirsi. Si guardò intorno. L’ampia sala non offriva nemmeno l’illusione della privacy. Proprio in quel momento, però, vide che le sedie si stavano modificando, trasformandosi in un muro alto quanto un uomo.

Thierry seguì lo sguardo di Sebastien. “Privacy,” disse sorridendo. “Forse non è proprio quello che avevamo sperato, ma non siamo rozzi come può sembrare.”

Sebastien rise. “Non tutti sono al corrente delle nostre preferenze e visto il modo in cui ci siamo incontrati…”

“Stiamo imparando,” lo assicurò Alain. “Il più velocemente possibile. E non esitate a dirci se c’è qualcos’altro che dobbiamo sapere. Come ha detto Thierry, non è perfetto, ma con l’aggiunta della magia di Marcel sarà privato come se fosse un’altra stanza. Non impedirà agli altri di sapere cosa sta avvenendo, ma nessuno vedrà o sentirà niente.” Si arrischiò a gettare uno sguardo a Orlando e vide nei suoi occhi la stessa fame che percepiva alla bocca dello stomaco. Orlando non aveva bisogno di nutrirsi, ma il ricordo era ancora vivido in lui. Alain sapeva che sarebbe stata una giornata lunga e impegnativa, ma sperava di poter rubare qualche minuto per stare da solo con lui, non fosse altro che per un bacio o una coccola.

Anche Jean vide quello che Marcel aveva fatto e apprezzò il gesto. Era un ulteriore esempio del rispetto di Marcel per gli usi dei vampiri e una ragione in più per rispettare lui. Erano state create tre cabine in tre punti diversi della stanza, fornendo così ai vampiri un posto in cui nutrirsi lontano da occhi indiscreti. Adesso spettava a lui assicurarsi che venissero usate. Orlando non aveva bisogno di nutrirsi, per cui Jean non poteva contare su di lui per fornire l’esempio. Doveva essere lui stesso ad andare per primo. Fece una smorfia al pensiero di assaggiare di nuovo la paura di Raymond, ma non aveva altra scelta. Il sole era sorto e non poteva di certo restare lì tutto il giorno. In qualche modo, Serrier aveva scoperto dell’incontro e stava aspettando il ritorno dei suoi uomini. Non vedendoli tornare, li sarebbe sicuramente venuti a cercare. Andare via era l’unica opzione possibile, e questo implicava Raymond. Lo raggiunse dove ancora si trovava, vicino ai maghi oscuri. “Andiamo,” gli ordinò, dirigendosi verso una delle cabine.

Raymond guardò Jean e lo seguì riluttante. Non aveva scelta, dato che ogni resistenza sarebbe stata considerata tradimento.

“Lo facciamo?” chiese Sebastien voltandosi verso Thierry.

“Sì,” rispose Thierry. “Torno tra un attimo, Alain, e decideremo chi interrogare.” Alain annuì e guardò la coppia dirigersi verso la seconda cabina.

“Sono nervoso,” ammise Thierry mentre entravano. “Non so davvero cosa aspettarmi.”

“Ci andrò piano,” scherzò Sebastien. Poi il suo viso si fece serio. “Io mi sono fidato di te prima sui binari, adesso tu fidati di me.”

“Lo farò,” rispose Thierry, e sapeva che era vero. Lui e Sebastien avevano lavorato benissimo insieme, anticipando ognuno le mosse dell’altro, e ora sapeva che lui l’avrebbe aiutato in questa nuova esperienza.

I due entrarono nella cabina e non appena il resto del mondo sprofondò nel silenzio, grazie alla magia di Marcel, Thierry comprese come mai i vampiri tenevano così tanto alla privacy. Mentre sollevava il polso e lo offriva a Sebastien, Thierry si sentiva teso come in occasione del suo primo bacio con Aleth. Rifiutò immediatamente quel paragone. Aveva accettato le esigenze dell’alleanza ed era pienamente soddisfatto del suo compagno. Il modo in cui lui e Sebastien avevano lavorato insieme somigliava moltissimo al modo in cui lavorava con Alain. Non era preoccupato per quella collaborazione, né temeva l’essere morso. Era stato morso così tante volte quella notte che ormai non era più un problema per lui. Era l’intimità che lo preoccupava. Aveva visto l’immediata connessione tra Alain e Orlando e ne era spaventato. Aveva perso sua moglie due giorni prima, dannazione! Non poteva dimenticarla e saltare subito in un’altra relazione con la prima persona che incontrava. Anche se il suo rapporto con Aleth non era stato dei migliori, la sua morte era ancora motivo di sofferenza per lui e non avrebbe disonorato la sua memoria iniziando una nuova relazione così presto.

Sebastien prese la mano che Thierry gli offriva e la girò, esaminando il polso. “Ti farà male se ti mordo qui,” disse indicando la pelle coperta da ferite.

“Non fa niente,” ribatté Thierry, la sua mano ferma in quella di Sebastien. Il vampiro rifletté di nuovo su quanto il loro carattere fosse simile. Avrebbe trovato molto difficile lavorare con qualcuno che si lamentava a ogni minimo problema.

“Forse,” disse, “ma non c’è motivo di peggiorare le cose. Posso?” E indicò la manica di Thierry.

Invece di rispondere, Thierry si tirò su la manica del maglione. Se l’avesse lasciato fare a Sebastien, non sapeva come avrebbe potuto reagire. Non appena sentì le labbra e la lingua del vampiro posarsi delicatamente sul suo braccio, chiuse gli occhi. Sebastien non stava facendo niente per intensificare la sensazione, niente per rendere erotico l’atto, ma nulla poteva cambiare il fatto che le sue labbra e i suoi denti si stavano muovendo sulla sua pelle proprio come quelli di un amante.

Sebastien poteva sentire la tensione che aveva afferrato il mago e sapeva che aspettare non avrebbe migliorato le cose, per cui lasciò che i suoi canini penetrassero la carne di Thierry. Sentì subito il suo sangue caldo riempirgli la bocca. Ne aveva assaggiato un po’ in precedenza, ma questa era la prima occasione per gustarlo veramente.

Ancora una volta, venne colpito dalla forza e dalla determinazione di Thierry, indice della profondità del suo impegno. Oltre a questo, però, c’era un dolore così forte che adombrava tutto. Sebastien si nutrì avidamente, lasciando che il sangue rafforzasse il suo corpo e che la magia lo circondasse, strato dopo strato, finché la sensazione di isolamento fu completa. E a ogni sorso, la determinazione di Sebastien aumentava. Jean poteva essere contrario alla sua presenza lì. Jean poteva desiderare che bruciasse all’inferno, ma lui avrebbe combattuto al fianco di Thierry finché ci sarebbero stati nemici da combattere. Per un attimo, sperimentò una perfetta comunione con un’altra anima.

Alla fine, sollevò la testa e tese la mano a Thierry. Quando questi la prese, Sebastien la strinse per suggellare il loro tacito accordo. “Grazie, amico,” disse il vampiro.

Amico. A Thierry andava bene. “Quando vuoi,” rispose, e fece per andarsene, in modo che la coppia successiva potesse usare la cabina.

“Aspetta,” lo fermò Sebastien. “Il tuo dolore è così forte: chi hai perso?”

“Mia moglie è stata uccisa in battaglia due giorni fa,” rispose Thierry secco.

Sebastien sussultò. Non c’era da stupirsi che il suo dolore fosse così acuto. “Mi dispiace. So quanto sia difficile perdere qualcuno che si ama.”

Thierry si limitò ad annuire, percependo una leggera eco dei suoi sentimenti nella voce del vampiro, ma poiché non era quello il momento per parlare, andò via. Sebastien lo seguì, deciso a rispettare la perdita di Thierry. Gli avrebbe offerto la sua amicizia, qualora l’avesse accettata, ma niente di più. Non sarebbe stato giusto offrire qualcosa che sapeva che il mago non poteva accettare.

Alain guardò le prime coppie uscire dalle cabine. Raymond e Jean furono i primi, e Raymond appariva pallido e debole. Si allontanò subito da Jean e si lasciò andare su una sedia in un angolo. Alain si accigliò. Quella non era affatto la reazione che aveva avuto lui quando Orlando si era nutrito. Si chiese perché Raymond avesse reagito così e se anche la propria reazione fosse un effetto del loro Aveu de Sang, il legame che li univa per il resto della vita. Quando, un attimo dopo, uscì Thierry, col viso tranquillo ma forte, decise che il problema era Raymond, non il processo. Il viso di Adèle splendeva quando riapparve, nello stesso modo in cui Alain pensava avesse fatto il suo quando Orlando aveva finito con lui la mattina precedente. Si rilassò. Finché Raymond fosse stato l’unico a cui il morso del vampiro provocava effetti collaterali, non c’era da preoccuparsi. Thierry condusse Sebastien accanto ad Alain e Orlando, sorvegliando i prigionieri.

Alain indicò il ragazzo che lui e Orlando avevano catturato. “Quello lì, penso,” disse a Thierry. “È giovane e chiaramente non sapeva quello che stava facendo. Se qualcuno deve cantare, è lui. È davvero triste vedere qualcuno così giovane e così pieno d’odio. Se riusciamo a sapere cosa lo ha spinto a unirsi a Serrier, magari potremmo portarlo dalla nostra parte.”

“Dipenderà da quanto fermamente crede a ciò che sta facendo,” replicò Thierry. “Se ha dei dubbi, potremmo far leva su di essi e usarli a nostro vantaggio.”

“Ma se non ne ha, ci saremmo esposti troppo presto,” ribatté Alain. “Vorrei che ci fosse un modo per esserne sicuri.”

Jean arrivò giusto in tempo per sentire la fine della conversazione. “Ma c’è un modo, o avete dimenticato chi sono i vostri alleati?”