Capitolo 1

 

 

RYDER, IL re del cortile e… be’, di ogni cosa, era seduto a uno dei migliori tavoli esterni della scuola superiore di Coconut Cove. Era circondato dai soliti leccapiedi: persone bellissime e stupide, ragazze che pensavano che fosse il loro più caro amico e ragazzi convinti di poterselo portare a letto. Molto improbabile.

C’era il sole, come sempre, a meno che non arrivasse uno di quei fastidiosi acquazzoni, come quello che il giorno prima aveva quasi rovinato i suoi mocassini Gucci. A quel tavolo si vestivano tutti alla moda, anche se non quanto lui. Gli altri ci provavano, ma non ottenevano grossi risultati. Probabilmente gli avrebbe dato fastidio, se ci fossero riusciti.

Erano il tavolo più ammirato del cortile. Gli studenti più corteggiati della scuola. Era ovvio che Ryder ne facesse parte. Con lui c’erano Joey, un ragazzo dolce del secondo anno, che si era aggiunto da poco al gruppo e che gli piaceva davvero, e la loro amica Brooke, che tollerava per la maggior parte del tempo. Era un pomeriggio perfetto, in un perfetto contesto da scuola superiore.

Ryder avrebbe dovuto essere felice.

Non lo era.

Mack, il nuovo arrivato a Coconut Cove, che se ne andava in giro con un atteggiamento arrogante e gli occhi sognanti e meditabondi, era in qualche modo finito dall’altra parte del cortile, sotto una palma, attaccato come una ventosa a Kelly, il miglior amico di Ryder. Erano appena arrivati e Ryder non ne poteva già più. Le loro braccia sembravano dei serpenti e non aveva mai visto Kelly ridere in quel modo. Era tutto così… sdolcinato. Non riusciva a sopportarlo. Non voleva sopportarlo. Kelly era uno di loro, una celebrità. I suoi bermuda stirati e le sue polo perfette non dovevano stare vicino a quel tenebroso pseudo cattivo ragazzo della costa ovest. Diavolo, no. Per fortuna aveva vicino il suo nuovo migliore amico, che lo avrebbe aiutato a pensare a qualcosa.

“Come ti sembra il nuovo arrivato, piccolo J?” A Ryder non dispiaceva sollevare un po’ di polvere ogni tanto. Soprattutto quando giovava al suo scopo.

“Nuovo? È arrivato settimane fa.” Joey scrollò le spalle. Sembrava sospettoso, come se avesse sentito quella domanda troppe volte e sapesse esattamente dove volesse andare a parare. “Penso anche che a Kelly piaccia davvero e lui è il tuo migliore amico, quindi dovresti fare un passo indietro.”

Ryder alzò gli occhi al cielo. Non poté farne a meno. Ecco il santerellino ingenuo e ragionevole. Forse era arrivato il momento di rimandare Joey nella mediocrilandia sociale da cui proveniva. Certo, ora che Kelly stava sempre con quel tipo alto, irritante e tenebroso, il loro tavolo iniziava ad assomigliare a un gineceo. Forse, dopotutto, era meglio tenersi vicino Joey. Con le sue adorabili fossette, gli addominali perfetti e quegli occhioni sinceri, era molto più piacevole da guardare rispetto a un paio di tette.

Ryder osservò Mack e Kelly per qualche altro momento, prima di decidere che gli facevano venire voglia di vomitare. Un sacco. Perciò tirò fuori il telefono e incominciò a navigare. Era sempre positivo sembrare troppo annoiato per curarsi di quello che potesse pensare di lui qualcuno a scuola. Se poi avessero immaginato che stava scrivendo al suo fidanzato ricco e molto più grande, che in realtà non esisteva, ancora meglio.

Decise infine di rispondere a Joey. In ogni caso, si stava annoiando a giocare con il telefono. “Non è quello che volevo dire. Temo solo che non sia il ragazzo giusto per Kelly. Sai come sono i genitori di Mack.”

In realtà, Ryder non aveva idea di come fossero i papà di Mack, oltre al fatto che casa loro sembrava essere un vortice che aveva risucchiato il suo migliore amico. Ryder non vedeva Kelly da settimane, a eccezione della sua nuca, mentre il resto di lui era appiccicato al corpo scolpito di Mack. Doveva esserci un motivo sovrannaturale. O magari si trattava di una setta. Non c’era proprio altra spiegazione.

“Hanno un bed and breakfast, Ryder. Sulla spiaggia.” Joey corrugò le sue adorabili sopracciglia.

“È esattamente quello di cui sto parlando. Non li conosciamo. Non fanno parte della comunità. Potrebbero essere chiunque. Per quello che ne sappiamo, potrebbero nascondere cadaveri in quello squallido motel, come Norman Bates.”

Joey sembrava esasperato. “È un bed and breakfast, non un motel. Inoltre, è un posto carino. E da quando avere un’attività ti rende un possibile serial killer?”

Ryder si sentì tradito. “Ci sei stato?” Come aveva potuto uno dei suoi amici andare in un posto del genere? Con quelle persone?

“No, ma dall’esterno sembra carino. Non lo so.” Joey pareva un po’ meno sicuro rispetto a prima. Ryder sorrise tra sé e sé. L’aveva quasi convinto.

“Be’, io penso che là dentro stia succedendo qualcosa di inquietante. Credo che farò loro una visitina dopo la scuola.”

“Ryder, non…”

Okay, forse non l’aveva convinto. “Cosa? Sono solo un cittadino preoccupato, okay?”

A quel punto Joey alzò gli occhi al cielo. Con enfasi. Forse non era così carino come pensava Ryder. “Già, senso civico. È proprio quello a cui pensi sempre, quando inizi a ficcare il naso in affari che non ti riguardano.”

Non importava. Alla fine, Ryder riusciva sempre a far fare alla gente quello che voleva.

Doveva solo aspettare.

 

 

“BLAIR FLETCHER, sei desiderato al trucco. Per favore, presentati al reparto acconciatura e make-up!”

La chiamata arrivò stridula tramite gli altoparlanti. Per poco non gli scappò un sospiro acuto e francamente patetico. Blair lanciò una lunga occhiata allo specchio del camerino e si chiese, in tutta sincerità, cosa avrebbero mai potuto fare un po’ di trucco e un’acconciatura. Della lacca e qualche strato di fondotinta avrebbero dovuto trasformarlo in Ryder la Regina? Era passato un mese e mezzo e ancora non ne era sicuro.

“Ehi, Blair.”

Si voltò e vide Tony che usciva dall’angolo trucco e parrucco del loro mondo fittizio.

Blair pensava che Tony fosse fantastico. Aveva ventisette anni, ma aveva proprio l’aspetto che doveva avere: quello di un quindicenne. Aveva ottenuto delle comparsate come adolescente e recitato in spot pubblicitari per dieci anni, fino a quando non era riuscito finalmente a sfondare con il ruolo del dolce Joey. Blair pensava che dovesse essere stata dura: aver lavorato così a lungo, solo per ritrovarsi al suo stesso livello; ma era un tipo a posto. Non si preoccupava della questione della fama, al contrario di certi, ehm, membri del cast. Tony sembrava così giovane e dolce che era difficile ricordarsi che aveva quasi quattro anni più di lui e molta più esperienza.

“Ciao, Tony. Al trucco sono ancora sott’acqua?”

Quel giorno erano stati colti di sorpresa da un temporale improvviso che si era rovesciato sul duro lavoro che la troupe che si occupava di capelli, make-up e vestiti aveva appena terminato su dozzine di attori e comparse. Da quel momento, era stato un incubo per tutti cercare di preparare gli attori in tempo per le loro scene. Stavano asciugando capelli e vestiti direttamente addosso alle persone, ritoccando il trucco e aggiustando scarpe, zaini e borsette inzuppate. Era un disastro. Blair si sentiva male per loro.

Suppongo che sia quello che si meritano per aver deciso di girare alle Keys. Se avessero voluto un meteo prevedibile, avrebbero dovuto ricreare il set in qualche studio televisivo di Los Angeles.

“Lì dentro è un casino ma, se devi girare una scena, avvisa qualcuno. Stanno mettendo in fila la gente in ordine di urgenza. Dovrai urlare, però. Se aspetterai in silenzio, non si accorgeranno di te in quel trambusto.”

Tony lanciò un’occhiata a Blair, come se sapesse con precisione quanto tempo avrebbe trascorso in un angolo, senza capire dove mettersi, fino a quando qualcuno non si fosse accorto di lui. La risposta era probabilmente per sempre.

“Mi hanno appena chiamato, quindi sono abbastanza sicuro che sappiano che sto arrivando.”

“Bene. E non farti trattare a pesci in faccia da Howie. Oggi è di pessimo umore.” Tony gli fece l’occhiolino.

Blair alzò gli occhi al cielo, in una rara manifestazione di fastidio. “Quando mai non lo è?”

“Vero.”

Tony batté il pugno contro quello di Blair e si diresse ovunque lo desiderassero sul set, da piccolo cucciolo imbranato qual era. A Blair piaceva molto Tony. E anche Flynn, il ragazzo che recitava la parte di Mack, il tenebroso nuovo arrivato. Per quanto all’inizio fosse stato intimidito dall’unica vera star della TV del cast, Flynn stava iniziando a diventare un amico. Non aveva atteggiamenti da diva e non era un acido sfacciato, era solo un tipo sorprendentemente gentile.

 

 

TONY NON stava scherzando. Il reparto acconciatura, trucco e guardaroba era un casino. Buona parte del cast era lì, chi assomigliava di più e chi meno a un topo bagnato. Quella mattina lui non doveva girare, quindi per fortuna non era zuppo. Una persona in meno da strappare al mostro della palude.

Blair odiava pensare a quanti danni avessero subito i vestiti e gli accessori firmati di Coconut Cove. Lo chiamavano Tropical chic. Tropical costoso sarebbe stato più adatto. A giudicare dal modo in cui stava urlando Whitney, Blair immaginava che la risposta fosse un sacco di danni. Non era positivo per uno show nascente, con un budget limitato e che faceva affidamento sul fatto che il pubblico non notasse che i personaggi indossavano più volte lo stesso capo durante la stagione.

“Lorelei, hai bisogno di me, oppure preferisci che vada prima al reparto acconciatura?” domandò Blair.

Lorelei fece una smorfia. “C’è una coda piuttosto lunga. Perché non vai prima da Whitney, poi da Eugenia e infine vieni da me? Fa sempre molto caldo dopo la pioggia. Non vorrei che ti si sciogliesse il fondotinta.”

Aveva temuto quella risposta. Whitney era un ragazzo gentile, ma era di pessimo umore, a ragione, e l’ultima cosa che Blair avrebbe voluto era averci a che fare. Forse sarebbe riuscito a trovare da solo il suo outfit per la giornata.

Stava rovistando tra i vestiti del suo personaggio, quando sentì qualcuno sbuffare dietro di sé.

“Stai cercando di arricchire il tuo guardaroba di stracci da grande magazzino con qualche capo decente, magicamente fornito dal set?”

Howie. Ovviamente.

Blair non sapeva da dove provenisse il suo atteggiamento da stronzo. Non era un attore affermato, nessuno di loro lo era, tranne Flynn e forse Tony. Era sexy, ma i produttori non avevano certo ingaggiato un gruppo di ragazzi dall’aspetto comune per popolare Coconut Cove e Howie non aveva nulla in più rispetto a Levi o Tony. Solo le arie che si dava. Se ne dava così tante che avrebbe potuto venderle. Lui e Blair, nello show, recitavano la parte dei migliori amici. Probabilmente era un bene che i loro personaggi fossero nel mezzo di una guerra civile. Blair non sopportava la vista di Howie e non aveva idea di come avrebbe fatto a mascherarlo, una volta che i personaggi avessero fatto pace.

“Non sto r-rubando.” Potresti sembrare ancora più spaventato da lui? Cristo. “Stavo cercando il primo cambio di vestiti, per risparmiare un po’ di lavoro a Whitney.”

Whitney arrivò all’improvviso dal posto in cui si trovava, dove stava cercando di salvare un Balenciaga con un asciugacapelli a basso calore. “È tutto okay, tesoro. Sono qui apposta.” Lanciò un’occhiata a Blair, poi alle sue scelte e alla propria cartellina. Ripeté il processo un paio di volte.

“Pare che dovrai girare per prima una scena a scuola, perciò ecco qui.” Tese a Blair una gruccia con dei pantaloni rossi attillati da figlio di papà, una camicia azzurra a quadretti su misura, quasi semplice, che verosimilmente costava più della vecchia macchina arrugginita di sua madre, un fedora di paglia e la sua tipica borsa nera con le fibbie d’argento lucide, che Ryder portava in quasi tutte le scene. “Usa le Vans blu navy. Staranno bene con il resto.” Whitney osservò un’ultima volta la sua cartellina e diede la gruccia in mano a Blair, prima di allontanarsi.

“Farai meglio a stare attento a quella borsa, B.,” ghignò Howie.

“Perché?”

“Non ne hai idea, vero?” Alzò gli occhi al cielo. “Vediamo: pelle togolese, fibbie di palladio? Solo quella varrà circa dodicimila dollari. Forse di più.”

“Come fai a saperlo?”

“Come fai a essere gay?” ribatté Howie.

Blair strizzò gli occhi. “Forse perché mi piacciono gli uomini?”

“Be’, come ho detto, terrei d’occhio quella borsa. Se le accadesse qualcosa, non finirebbe bene per te.” Howie fece spallucce, proprio come avrebbe fatto Ryder se avesse avuto in mente qualcosa.

Cristo.” Blair si portò i manici al petto. Non avrebbe lasciato quel maledetto oggetto da nessuna parte. Sinceramente, non lo avrebbe sorpreso se Howie l’avesse ‘persa’, solo per causargli problemi con Whitney. Il modo in cui aveva sollevato il sopracciglio gli era sembrato minaccioso. Okay, molto minaccioso. In realtà, Blair si sarebbe sentito meglio se avesse portato a casa con lui quella stupida cosa, ora che sapeva che era sul radar di Howie. Si segnò mentalmente di chiedere a Whitney di chiuderla in cassaforte. Aveva proprio bisogno di preoccuparsi di altro, oltre che di memorizzare le battute e non sentirsi un completo fallimento, qualcuno che non era degno di stare accanto ai veri attori.

“Be’, farò meglio a cambiarmi. Devo andare da Lorelei ed Eugenia, prima della mia scena.”

Scappò in camerino. Erano ancora all’inizio e nessuno di loro poteva permettersi di fare scenate da diva per avere la propria roulotte. Si preoccupò di mettere la borsa in un posto sicuro, per esempio non per terra, e si infilò il primo outfit.