Capitolo Uno

 

 

“CHE COSA pensa di guadagnarci da questa… buffonata?” inveì Pascal Serrier spegnendo la televisione disgustato. L’annuncio di Chavinier di un’alleanza tra i maghi della Milice e i vampiri di Parigi gli faceva rivoltare lo stomaco. Il pensiero che quelle creature avessero voce in capitolo nel governo del Paese era più di quanto potesse sopportare. Una ragione in più per rovesciare l’attuale governo e rimpiazzarlo con uno di maghi – i suoi – che capissero il valore della magia e quale posto avrebbero dovuto occupare le creature inferiori. “Saprà sicuramente che quest’alleanza non gli sarà di nessun vantaggio. Che cosa può fare un vampiro contro i nostri incantesimi? E anche se potessero resistere ad alcuni di essi, potremmo semplicemente spostare le nostre operazioni durante il giorno. Chavinier non altererebbe l’ordine naturale tanto da invertire il giorno e la notte, ammesso che sia così potente, cosa che dubito. Ha messo a rischio la sua reputazione per niente.”

“Il che significa che c’è più di ciò che lui sta dicendo,” rispose Eric Simonet. “Può essere un buonista, ma non farebbe promesse che non può mantenere circa la guerra. Non è stupido. Sa quali conseguenze potrebbe avere sul morale delle persone e sulla sua reputazione.”

“E quindi?” chiese Serrier. “Cosa c’è da guadagnarci?”

“Se i vampiri coprono i turni di notte, può avere più maghi da utilizzare durante il giorno,” notò Simon Aguiraud.

“Ma in questo modo avrà meno maghi se dovessimo attaccare di notte,” rispose Simonet. “Diceva la verità quando ha parlato di una svolta, che lui attribuisce ai vampiri. Devono avere un punto debole, però. Joëlle era riuscita a sconfiggerli.”

“La luce del sole e il fuoco,” ripeté Serrier lentamente. “Questo è ciò che ha detto Bellaiche durante la conferenza stampa. La luce del sole e il fuoco.”

“A cosa stai pensando?”

“Pochi minuti prima dell’alba,” rispose Serrier. “Se iniziamo uno scontro con una pattuglia poco prima dell’alba, al sorgere del sole il loro numero diminuirà, o perché i vampiri cercheranno rifugio o perché saranno colpiti dalla luce.”

“Ma la morte è istantanea?”

“Non lo so,” ammise Serrier, “ma il nostro succhiasangue lo sa di certo. E se non mi dice la verità smetterò di fornirgli vittime. Di’ a Claude di chiamarlo.”

Eric si accigliò, ma fece quanto gli veniva chiesto. La sola idea del vampiro lo metteva a disagio, ma cercò di non darlo a vedere. “E riguardo alla donna?”

“Che cosa vuoi sapere?” domandò Serrier.

“Non ne hai più bisogno, no?”

Serrier fece spallucce. “Non si può mai sapere quando si rivelerà utile. Anche se non può dirci ciò che ci serve, sono certo che Claude si divertirà molto con lei. È da un po’ che non gli do un giocattolo nuovo.”

Eric sussultò al pensiero del folle mago che metteva le mani sulla donna minuta che lui stesso aveva portato lì su ordine di Serrier. Non aveva mai nutrito molte speranze circa il suo destino, ma aveva creduto che perlomeno Serrier l’avrebbe uccisa pietosamente una volta che gli avesse detto tutto ciò che sapeva. Poteva aver scelto di stare con Serrier e i suoi maghi dopo che sua moglie era stata uccisa, ma alcuni dei loro metodi a volte lo facevano dubitare della sua decisione. Tuttavia aveva rotto i ponti col passato, per cui avrebbe dovuto trovare altri modi per conservare la sua umanità. Era già riuscito una volta a procurare una morte pietosa a un prigioniero, ma dubitava che Serrier o Claude se la sarebbero bevuta di nuovo.

“Luce del sole e fuoco,” ripeté Serrier meditabondo. “Non possiamo far sorgere prima il sole, ma ci sono incantesimi per il fuoco. Dobbiamo migliorare questi incantesimi per la battaglia. Simon?”

“Ci penso io,” disse Aguiraud alzandosi e dirigendosi verso la porta. “I vampiri rimpiangeranno di aver rivelato i loro punti deboli.”

Non appena fu uscito, Serrier si rivolse di nuovo a Eric. “Ora più che mai abbiamo bisogno di sapere cosa passa per la testa di Chavinier,” dichiarò al suo tenente. “Hai ripensato all’idea di tornare lì come mio osservatore?”

“Sì,” ammise Eric, “e l’idea di usare la sua ingenuità contro di lui è allettante, ma non credo che potrei convincerlo. E non credo che riuscirei a far finta di lavorare con l’assassino di mia moglie, fosse anche per sconfiggerlo. Con questa rabbia ancora in me e nella mia magia, non mi riprenderà. Ti conviene trovare qualcun altro, qualcuno con meno precedenti con la Milice.”

“Suggerimenti?”

“Monique,” rispose Eric dopo un attimo. “È abbastanza spietata da fare ciò che va fatto, ma sa fingere abbastanza da farsi passare per una persona perbene ed essere accettata.”

 

 

“NON CHIEDE mai cose semplici, vero Generale Chavinier?” chiese Denise Cadoret guardando la bozza di legge davanti a lei. “Concedere ai vampiri i diritti costituzionali non è semplice di per sé, e adesso lei ci chiede di impegnare tutto il governo sulla questione.”

“Come lei ben sa, signor ministro,” ribatté Marcel guardando il Ministro della Giustizia, “è una faccenda piuttosto urgente.”

“Perché?” domandò la signora Cadoret. “Bene o male la situazione va avanti da quando esiste un governo in grado di garantire diritti. Perché adesso dovremmo affrettare le cose? Non sto dicendo che non dobbiamo garantire ai vampiri eguali diritti, ma non capisco perché questa bozza non possa seguire il normale percorso legislativo. Ci sta chiedendo di fare qualcosa di estremamente discutibile e di rischiare che l’intero governo venga sciolto, se l’Assemblea dovesse bocciare la sua proposta.”

“Perché è la cosa giusta da fare,” intervenne André Guy, il Segretario per i Diritti Umani. “I vampiri stanno rischiando le loro vite per proteggerci. Il minimo che possiamo fare è correre un rischio per loro.”

“Perché da quando hanno iniziato a rischiare le loro vite per proteggerci,” aggiunse Marcel, “abbiamo perso una sola battaglia contro i ribelli di Serrier. Lo stallo sta per finire e la situazione sta finalmente volgendo a nostro favore.”

“Questo è tutto molto bello,” interloquì il Ministro dell’Economia, della Finanza e del Lavoro, ma si rese subito conto di quanto sarcastiche suonassero le sue parole. Si voltò verso lo chef de la Cour, che, seduto alla destra di Chavinier, appariva alquanto imponente. “È quello che intendevo. È meraviglioso che stiamo facendo progressi contro i ribelli, ma creare migliaia di nuovi cittadini tutti in una volta… sarebbe un incubo amministrativo. Bisogna prendere in considerazione il lavoro, la tutela della salute, la previdenza sociale…”

“Sì, siamo migliaia,” concordò Jean, “ma non intaccheremo il sistema come lei immagina. La nostra salute non ha bisogno di essere tutelata. L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è nutrirci, una cosa che riusciamo a fare benissimo da soli. Non invecchiamo e non ci ammaliamo, per cui la previdenza sociale non è necessaria. Gli chef des Cours conoscono le loro città e potrebbero facilmente fornire alle prefetture locali una lista dei vampiri lì residenti, in modo da far avere loro i documenti d’identità. E tutti noi abbiamo trovato il modo di procurarci i soldi necessari per un’abitazione, o non sopravvivremmo all’alba, per cui la casa non è un problema.”

“Non si tratta solo di questo,” ribatté la signora Cadoret. “I vampiri non sono mai stati governati dalle nostre leggi, ma se garantiamo loro protezione legale, anche i tribunali dovranno occuparsi di loro.”

“Non abbiamo mai riconosciuto la legge mortale perché essa non riconosceva noi,” spiegò Jean, “ma questo non ci rende ingovernabili. Abbiamo le nostre leggi, i nostri tribunali e la nostra giustizia da molto prima che la Repubblica venisse creata.”

“Una ragione in più per procedere lentamente,” insistette la signora Cadoret. “Non sappiamo niente delle vostre leggi e di come s’integrerebbero con le nostre. Verrebbero fuori solo problemi.” Vedendo il cipiglio del vampiro, continuò. “Non sto dicendo che dovremmo fermare la legge, ma solo che la tempistica del Generale Chavinier non è ragionevole.”

“Vediamo se riesco a mettere le cose in prospettiva per lei,” replicò Jean freddo. “Io e la mia gente ci siamo offerti di aiutare in questa guerra per sostenere un governo che, al momento, non riconosce nemmeno il nostro diritto a esistere. Fortunatamente per voi, ci siamo resi conto che in ballo c’è molto di più che semplicemente quale miope mortale siederà su quelle sedie. L’unica condizione che abbiamo posto per il nostro aiuto è questa legge.”

“Ci siamo a malapena ripresi da uno squilibrio nella magia elementale,” intervenne Marcel. “Avere i vampiri al nostro fianco permette ai maghi di occuparsene. Non vuole spiegare ai francesi perché la sua riluttanza ha provocato il fallimento dell’alleanza, la perdita della guerra da parte della Milice e la caduta della Repubblica, vero signor ministro?”

 

 

“CHE STRONZA,” sbottò Jean una volta che Marcel ebbe ritrasportato entrambi nel suo ufficio.

“Non è arrivata dov’è facendo la simpatica,” concordò Marcel, “ma non è una reazionaria. È solo prudente. Quando il Primo Ministro avrà preso la sua decisione, l’appoggerà e farà in modo che sia la migliore legge possibile. A questo punto dobbiamo solo aspettare la decisione di Pequignot.”

Jean esitò un momento, poi parlò. “Tu sai che non ci tireremo indietro anche se lui dà parere contrario, giusto? Volenti o nolenti, ormai siamo coinvolti.”

“Lo so,” rispose Marcel, avendo già capito che i vampiri non avrebbero abbandonato l’alleanza, “e sicuramente lo sa anche il Primo Ministro. Schierandovi pubblicamente al nostro fianco, siete diventati dei bersagli per Serrier tanto quanto i maghi della Milice. Forse dovresti dire a quelli non impegnati nell’alleanza di prendere precauzioni extra. Se i maghi di Serrier trovano dei vampiri, non chiederanno loro se fanno parte dell’alleanza o no. Li attaccheranno e basta, e anche se l’Abbatoire non funziona sui vampiri, altri incantesimi certamente sì. So perché hai detto alla stampa che la luce del sole e il fuoco sono le uniche cose che un vampiro deve temere, e so che il sole non è più un problema per i vampiri con un compagno, ma è stato comunque un grosso rischio perché ridurrà gli incantesimi che Serrier e i suoi uomini scaglieranno su di voi.”

“Ho combattuto al fianco dei maghi e li ho visti neutralizzare incantesimi prima che essi potessero fare alcun male. Sarà sufficiente che neutralizzino anche questi incantesimi. E il legame che si sta formando all’interno delle varie coppie darà loro molte motivazioni.” Non menzionò la dimensione più intima che era ormai presente in molte di esse. Ma non poté fare a meno di ricordare i gemiti di passione che lui e Raymond avevano udito mentre si trovavano a La Réunion, alle prese con le conseguenze del tifone che aveva colpito la piccola isola, lasciando dietro di sé morte e distruzione.

“Ne avranno presto la possibilità,” lo informò Marcel. “Dobbiamo chiamare Thierry, e probabilmente anche Alain. La nostra giovane spia ci ha inviato delle informazioni che non possiamo ignorare. Darò io gli ordini, ma Thierry è più bravo di me nella strategia.”

Jean represse un’istintiva reazione al compagno del mago, dovuta alla sua convinzione che l’altro vampiro gli avesse rubato l’amante da sotto il naso. Nonostante la loro recente conversazione sull’argomento, Sebastien non gli piaceva e non si fidava del tutto di lui. Sfortunatamente, Marcel si fidava del suo mago, per cui a Jean non restava che tollerare l’altro vampiro. Quando arrivò, Orlando gli sorrise, mentre riservò un’espressione più neutra a Sebastien, che rispose con un cenno del capo. Jean si voltò di nuovo verso Orlando e Alain, cercando di capire se avessero risolto le cose tra di loro. Il suo giovane amico sembrava certamente più calmo dell’ultima volta che avevano parlato. Avrebbe osservato e aspettato, ma se avesse visto qualcosa che lo preoccupava, avrebbe parlato col mago prima della fine della giornata.

“Che succede?” chiese Alain dopo che tutti si furono seduti. Poteva sentire sulla schiena gli occhi del vampiro più anziano, ma non sapeva come rassicurarlo, specialmente in quel momento. Se Marcel li aveva chiamati, significava che stava succedendo qualcosa, e la guerra veniva prima di tutto.

“Stamattina la nostra spia ci ha inviato delle informazioni,” spiegò Marcel, “che credo vadano prese in considerazione. A quanto pare, Serrier ha deciso di usare la giornata di Samhain per una dimostrazione di potere. Evidentemente deve aver saputo che avevamo deciso di stabilizzare la magia elementale proprio in quel giorno, e così non potremo rispondere alle sue azioni.”

“Non mi sorprende,” disse Thierry, “sebbene la notizia dell’alleanza possa aver cambiato i suoi metodi.”

“Il messaggio è arrivato dopo l’annuncio,” rispose Marcel, “ma è vero che potrebbe cambiare idea. Al momento intende abbattere la Torre Eiffel a mezzogiorno.”

“Già solo questo fatto suggerisce che ha preso l’alleanza in considerazione,” osservò Alain. “In precedenza ha sempre preferito attaccare di notte.”

“Sì, se i vampiri fossero ancora limitati dal ciclo del sole, dovremmo scegliere tra lo scontrarci con lui in battaglia per preservare uno dei simboli della città – per non parlare delle vite che andrebbero perse – e il riequilibrare la magia elementale,” affermò Marcel. “Per fortuna, i nostri alleati non hanno più queste limitazioni.”

“Con il giusto aiuto,” riconobbe subito Jean, consapevole, mentre si guardava intorno, dell’uomo che non era lì. L’assenza di Raymond era un dolore continuo, non così forte da impedirgli di andare avanti, ma sempre lì.

“Per caso Raymond ha detto quando sarà di ritorno?” chiese Marcel al vampiro. “Le sue conoscenze sarebbero di enorme valore.”

“Possiamo farlo anche senza di lui,” brontolò Thierry.

“Sì, possiamo,” rispose il generale, “ma non significa che dobbiamo, se lui è qui. Nessuno di noi ha studiato i poteri elementali tanto quanto lui e non vedo perché non dovremmo usare ogni risorsa a nostra disposizione.”

L’atteggiamento di Thierry infastidì Jean, ma aveva trattato con vampiri come lui in passato e sapeva che l’approccio di Marcel era quello giusto. Non gli piaceva che le capacità di Raymond fossero denigrate. “Quanti maghi occorreranno affinché il rituale abbia successo?”

“Raymond per le sue conoscenze. Thierry si è offerto volontario perché ha spesso aiutato in queste situazioni prima della guerra,” rispose Marcel, “e in più saranno necessari altri cinquanta volontari. Non è un rituale pericoloso, ma è piuttosto impegnativo e in seguito i maghi avranno bisogno di riposare per alcuni giorni. Prenderò solo due volontari da ogni pattuglia, in modo da non indebolire le nostre risorse più del necessario.”

“Io guiderò la pattuglia alla Torre Eiffel,” si offrì Alain. “Se Thierry non potrà essere lì a coordinare le operazioni, sono la persona migliore da mandare.”

Al suo fianco, Orlando nascose il suo cipiglio. Lui e Alain si erano appena riappacificati dopo un litigio – una stupida incomprensione dovuta ai limiti di Orlando e alla paura di Alain che il vampiro avesse perso la sua fiducia in lui litigio – e adesso il suo compagno si era offerto volontario per partecipare a quella che poteva rivelarsi una tremenda battaglia. Capiva che la guerra era necessaria e capiva anche le motivazioni di Alain, ma i suoi istinti si ribellavano all’idea di qualsiasi cosa potesse minacciare il suo Avoué. Gli sarebbe rimasto al fianco, ma sapeva che poteva fare ben poco per proteggerlo, soprattutto se i maghi ribelli avessero cominciato a preparare gli incantesimi appositamente per colpire i vampiri.

“Perlomeno prendi la mia pattuglia, e magari anche un’altra,” consigliò Thierry. “Serrier vuole che questa sia una vittoria, per cui non invierà un numero ristretto di maghi. Saremo fortunati se non invierà tutti gli uomini che ha!”

“E se quest’attacco fosse un diversivo?” chiese Jean. “Ecco cosa farebbe un vampiro: farebbe sapere che intende fare una cosa, mentre in segreto ne prepara un’altra. Non sto dicendo che dovremmo ignorare la minaccia, ma sembra una cosa troppo palese per un uomo astuto come Serrier.”

“Non hai tutti i torti,” riconobbe Thierry. “La nostra spia non ha un rango importante. Potrebbe essere una trappola, o per lui, o per noi.”

“Potrebbe,” ammise Marcel lentamente, “ma il giovane Dominique non è la mia unica fonte di informazioni. Non sono nato ieri, come si suol dire. Ho abbastanza riscontri da poter ritenere credibile la minaccia. La Torre Eiffel non è un luogo strategico, ma è un simbolo. Se riescono ad abbatterla, avranno inferto un serio colpo all’immagine della Milice e del governo.”

“Allora dobbiamo solo assicurarci che non l’abbattano,” dichiarò Thierry con voce ferma.