Capitolo Uno

 

 

GRANT JARREAU arrivò saltellando sulle scale del portico della casa principale del Blue River Ranch, con Matthew tra le braccia. Il bambino rideva estasiato mentre lui lo lanciava in maniera piuttosto brusca; si lamentò solo quando lo mise sul pavimento della cucina.

“Ancora!” urlò Matthew, ma Grant lo ignorò e si limitò ad arruffargli i capelli prima di avvicinarsi al tavolo e baciare il suo amato.

“Sai, se continui a lanciarlo in quel modo, si aspetterà che tutti noi facciamo altrettanto,” fece notare Hunter Krause. “Lo vizi.”

Grant strinse la spalla di Hunter. “Lo faccio perché so quanto piaccia anche a te farti viziare; perché tuo figlio dovrebbe essere diverso?” Fece l’occhiolino e Hunter cominciò a ridere.

In quel momento, la porta della cucina si aprì di nuovo ed entrò un fiume di bambini seguito da Christy Marshall, la madre della maggior parte di loro.

“Calmatevi!” La donna alzò la voce. “State zitti e sedetevi per fare colazione.”

Hunter aveva tirato fuori pane, formaggio e carne in scatola e stava preparando dei panini che i bambini avrebbero portato a scuola. Tre anni addietro, lui e Grant si erano costruiti una casa tutta per loro, ma facevano colazione nella casa principale del ranch la maggior parte delle volte perché volevano vedere i tre bambini di Grant prima che andassero a scuola. Ognuno aveva una routine mattutina: in questo modo alleggerivano il lavoro a Christy, che si occupava anche di cucinare per i lavoratori che vivevano al ranch.

Grant pensava che la cucina, la maggior parte delle mattine, ricordasse un asilo più che la casa di un ranch, tra i suoi bambini con Christy e le due bambine che giocavano con Matty, figlie di Izzie, la sorella di Hunter, e di Hugh Conroy, il caposquadra del ranch. Danny, il figlio che Hugh aveva avuto dalla prima moglie, Lisa – che era anche una delle sorelle di Hunter – completava il quadro. Era abbastanza grande da sedersi con gli adulti e stava cercando di aiutare Hunter a preparare i sandwich, quando il telefono squillò.

Grant si alzò da tavola per sollevare la cornetta. “Blue River Ranch.” I bambini stavano facendo confusione, quindi cercò di coprirsi l’altro orecchio, ma non fu sufficiente per capire ciò che la voce stava dicendo in tono sommesso dall’altra parte della linea. Andò nel corridoio, ma quando oltrepassò la porta, avevano già messo giù.

“Chi era?” domandò Hunter, mentre Grant gli si sedeva accanto.

“Non ne ho idea,” rispose Grant. “Chiunque fosse, non ha aspettato che mi spostassi in un punto più tranquillo della casa per sentire.”

Hunter fece spallucce. “Richiameranno. Probabilmente hanno pensato di aver sbagliato numero e di aver chiamato lo zoo o qualcosa del genere.”

“Beh, di sicuro questo posto sembra uno zoo. Mi dispiace per gli insegnanti che devono sopportare questo baccano a scuola,” replicò Grant con un sorriso.

“In sella, ragazzi. Portate il vostro pranzo e i libri in macchina. È arrivato il momento di andare a scuola,” annunciò Hugh mentre Izzie aiutava i bambini a trovare tutto per far uscire da casa i quattro bambini più grandi.

Mentre Hugh e Izzie stavano scendendo le scale del portico, Tim – uno degli stallieri nonché fratello minore di Hugh – arrivò correndo fino alla casa.

“Posso parlarti, Hugh?” domandò Tim. Si sporse un po’ verso di lui. “Preferirei farlo in privato.”

Hugh conosceva suo fratello a sufficienza per capire che non poteva aspettare e scambiò un’occhiata eloquente con sua moglie, che porse la mano per prendere le chiavi della macchina.

“Certo, andiamo in ufficio.”

Tim seguì Hugh fino all’ufficio del ranch, situato in fondo alle scale che partivano dall’ingresso. In quel posto, di solito, Hunter si occupava della contabilità e degli ordini ma, visto che lui era rimasto in cucina, Hugh sapeva che avrebbero avuto un po’ di privacy.

“Spara,” disse Hugh chiudendo la porta alle spalle di Tim

Tim esitò, giocherellando con il bordo del cappello. “Ti ricordi Rory?”

Hugh socchiuse gli occhi e scosse la testa. “Rory?”

“Il vagabondo che aveva chiesto lavoro qualche anno fa. È rimasto per circa tre settimane, poi è scomparso dopo aver preso la paga del venerdì sera,” spiegò Tim.

“Ti aspetti che mi ricordi ogni singola persona che è passata per il ranch, Timmy?”

Tim scosse la testa. “Questo dovresti ricordartelo. È quello che ha aiutato Delco a rubare quei puledri, quell’anno.”

“Giusto. Quel Rory. Che mi dici di lui?”

Tim prese un respiro profondo e guardò suo fratello. “Ho bisogno di un favore, Hugh.”

“Puoi arrivare al punto?” chiese Hugh impaziente. “Ho un ranch da mandare avanti, con questo ritmo arriverà l’ora di cena prima di poter anche solo cominciare.”

“Ho bisogno che tu gli dia il suo vecchio lavoro,” disse Tim con determinazione.

Hugh rise. “Stai scherzando.”

“Non scherzo,” replicò Tim, calmo. “Ha bisogno di un lavoro e di un posto dove stare o non gli daranno la libertà condizionale.”

Hugh si sporse sul tavolo. “Fammi capire. Ha lavorato qui per tre settimane per avere informazioni su ciò che facevamo al ranch, poi è scomparso come un ladro, tornando solo per rubarci i puledri con Delco. E tu vorresti che io gli dessi lavoro?” Si tirò su dal tavolo con un po’ di forza per raddrizzare la schiena e poi piegò le braccia cercando di sembrare più alto; non gli fu difficile, visto che superava il metro e ottanta e Tim era almeno cinque centimetri più basso di lui. “Dovresti capire che non sono così credulone, Timmy.”

“Non è un genio del crimine, Hugh,” rispose Tim. “È solo un uomo che ha commesso qualche errore. Il furto dei cavalli non è stato una sua idea, ma di Delco. Rory non aveva soldi per pagare un avvocato e per questo motivo lui si è beccato quattro anni mentre Delco è uscito dopo undici mesi.”

“Non credi che il fatto che abbia una lista infinita di precedenti possa aver in qualche modo influenzato la decisione del giudice?” Hugh scosse la testa. “Quel tipo è un criminale. A mio avviso, ha esagerato. Negli altri stati non sono tanto buoni, dopo la terza volta si ritroverebbe dietro le sbarre per tutta la vita, questo accadrebbe ovunque tranne che nell’Idaho.” Hugh si sporse di nuovo verso suo fratello. “Timmy, lo so che sei quello che vorrebbe dare una casa ai vagabondi, ma Hunter mi scuoierebbe vivo se assumessi quel tipo.”

“Pensavo che forse tu potresti parlare con Hunter,” implorò Tim. “Rory è stato un detenuto esemplare. Sta per uscire prima per buona condotta ed è determinato a rigare dritto d’ora in poi. Hugh, per favore.”

“Come fai a saperlo?” domandò Hugh, addolcito. “Sei andato a trovare quel tizio in prigione?”

Tim scosse la testa. “Uno dei direttori è un mio vecchio compagno di scuola. Mi ha tenuto aggiornato.”

Hugh annuì. “Bene. Parlerò con Hunter quando mi sembrerà abbastanza calmo. Non ti aspettare che dica di sì, ma, se lo facesse, gli direi che saresti responsabile della condotta che quel tizio manterrebbe al ranch. Se qualcosa fosse rubato o, che il cielo ce ne scampi, se cominciassimo a perdere di nuovo dei cavalli, ci sarebbe solo una persona a cui dare la colpa: quella persona sarebbe Rory. Devi capirlo, va bene? Dovrai fargli da babysitter, perché noi spareremo prima di fare domande.” Hugh sospirò in maniera drammatica. “Abbiamo sempre vissuto in un ranch sicuro. Nessuno chiude la porta a chiave da queste parti e non voglio che la situazione cambi. Questa persona avrebbe una vita più facile se andasse in un posto dove non lo conoscono, Tim. I nostri lavoratori sono brave persone, ma potrebbero doversi trovare a lavorare con un pregiudicato. Potrebbero anche non voler neanche collaborare con lui, in quel caso cosa succederebbe?”

“Lavorerò io con Rory,” disse Tim con convinzione.

“Tu ti occupi dei cavalli e, per quanto mi ricordo, lui non sa neppure cavalcare. Come potreste lavorare insieme? Non possiamo sostituirti, Tim. Soprattutto non quando i puledri sono nati e bisogna mettere di nuovo incinta le femmine.”

Un sorriso si formò sulle labbra di Tim. “Ho sempre pensato che per quello avessimo gli stalloni, Hugh.”

Hugh fece roteare gli occhi e diede uno schiaffo a Tim sulla testa. “Sei mio fratello, Tim. Abbiamo passato tutta la nostra vita lavorando e abitando in questo ranch, non lascerò che qualcuno rovini tutto.”

“Non accadrà,” assicurò Tim. “Voglio solo dare una possibilità a quest’uomo.”

Hugh sospirò. “Lo so.” Mise un braccio intorno alle spalle di Tim e lo condusse fuori dall’ufficio, alla luce di uno splendente sole autunnale. “Occupiamoci un po’ del lavoro, ok?”

 

 

HUGH RIFLETTÉ sulla richiesta di suo fratello per tutto il giorno. Tim era un brav’uomo, tutti lo sapevano. Anche i due cani che facevano la guardia alle stalle erano due bastardini che aveva trovato abbandonati al bordo di una strada quando erano cuccioli. Si era sempre preso cura di loro e, nonostante fossero due animali bravissimi, ascoltavano solo Tim, poteva chiamarli con un fischio e con uno schiocco di lingua.

Il non-piccolo favore che gli aveva chiesto Tim si poteva collocare nella categoria Tim-è-un-bravo-ragazzo, per quanto riguardava Hugh. Provò a ricordarsi tutto ciò che era successo quando avevano rubato i cavalli: la fedina penale di Delco era pulitissima, invece Rory aveva già commesso qualche reato. Niente di grave, si ricordò Hugh – gli tornarono alla mente qualche furto di poco conto e una macchina “presa in prestito” – ma era già stato in prigione due volte prima di allora, quindi il giudice aveva deciso per il massimo della pena possibile in quelle circostanze. Quel tizio sembrava una causa persa, aveva un passato da criminale e sembrava avere difficoltà a trovare lavoro ovunque andasse, quindi ovviamente Tim era stato attirato da lui come una falena da una fiamma. Una parte di Hugh avrebbe voluto proteggere il suo fratellino, ma Tim non era più un ragazzino. Tim aveva un sacco di responsabilità al ranch, specialmente quando si trattava di gravidanze e puledri o quando si occupava di sorvegliare le femmine che partorivano. Aveva salvato numerosi puledri con la sua calma e la sua rapidità nell’agire. Hugh si fidava ciecamente di Tim con ogni cellula del suo corpo, ma non si fidava del suo cuore. Anche dopo tutti quegli anni, avrebbe voluto continuare a proteggere suo fratello dai mali del mondo. Hugh si sentì un codardo quando capì che la parte del cattivo toccava a Hunter, sarebbe stato lui ad avere l’ultima parola.

Per quel motivo, gli ci volle quasi una settimana intera per parlare a Hunter di Rory. Tim stava diventando ansioso e lo sapeva, voleva una risposta alla sua richiesta.

“Hunter, possiamo parlare in privato, stasera? Magari dopo cena?” chiese Hugh a suo cognato mentre stavano aiutando a sistemare il tavolo per la cena di domenica.

“Certo. Lavoro o che altro?” chiese lui, piuttosto rilassato.

“Lavoro, temo.”

“Non si può aspettare fino a domani, allora?” chiese Hunter.

Hugh sospirò. “Te l’avrei dovuto chiedere prima, nei giorni passati.”

Hunter si fece più serio e si avvicinò a Hugh. “Non ci stai lasciando di nuovo, vero? Chi hai preso al laccio, questa volta? Bernie?”

Hugh rise. Poteva accettare la battuta perché sapeva che Hunter non era serio. Amava provocarlo perché Hugh aveva lasciato la sorella maggiore di Hunter, Lisa, per Izzie, quella di mezzo. Bernie era la sorella minore di Hunter e una forza che poteva resistere a tre giorni di gare. In effetti, probabilmente sarebbe andata alle Olimpiadi con il cavallo che Hunter le aveva comprato.

“Izzie è la donna giusta per me, Hunter, e lo sarà sempre,” rispose Hugh con naturalezza. “Bernie si troverà un buon campione di salto a ostacoli, un giorno.”

“Allora, qual è il problema?” domandò Hunter.

Hugh fece spallucce.

“La cena sarà pronta tra venti minuti, stando a quello che ho sentito dire dalla mamma, quindi se vuoi andare giù in ufficio, possiamo parlarne.”

Dopo aver detto a Christy e alla signora Krause dove sarebbero stati, Hunter e Hugh scesero le scale.

Hugh aveva già una mezza idea di come Tim doveva essersi sentito lunedì, quando aveva sceso quelle scale ed era arrivato in ufficio. “Vado dritto al punto,” disse Hugh. “Tim mi ha chiesto se potessimo prendere in considerazione l’idea di assumere Rory McCown come aiutante al ranch.”

La bocca di Hunter si spalancò. “Rory McCown? Quello che ci ha rubato i cavalli?”

“L’unico e il solo. Beh, in realtà erano in due.”

“E perché Tim dovrebbe chiederci di assumerlo?”

“Perché era un bravo lavoratore quando era qui e perché potranno dargli la condizionale se ha un posto dove vivere e un impiego redditizio.” Hugh vide Hunter scuotere la testa in disaccordo, quindi continuò prima che potesse dire altro. “Inoltre, Rory non era il cervello dietro a quell’operazione. Sappiamo entrambi che Delco era quello che si occupava di vendere i cavalli e di trovare un sistema per fregarci, in modo che pensassimo di dover cercare un puma invece di un ladro di cavalli.”

“Sì, ma Delco non era quello con una lista di reati precedenti che andava fino al Canada,” intervenne Hunter.

“Solo perché non era mai stato beccato. Quante persone conosci che sarebbero interessate a comprare puledri rubati? Io non credo di conoscerne nessuna, scommetto che tu puoi dire altrettanto. Delco si occupava dei contatti, Rory è solo stato abbastanza stupido da farsi prendere.”

“Quindi, mi stai dicendo che dovremmo assumere un aiutante perché è stupido?”

“Non travisare le mie parole, Hunter,” replicò Hugh.

“Così quel tizio resterebbe più di tre settimane, questa volta?”

“Suppongo che sia un requisito della sua condizionale. Probabilmente non potrà viaggiare fuori dallo Stato e dovrà mantenere l’impiego. Non credo che gli sarà facile trovare lavoro con tutta la galera che si è fatto.”

“Già, non credo.” Hunter ci stava riflettendo. “Allora, come posso sapere che questa volta non ruberà nessun cavallo?”

“Tu non puoi saperlo, ma ho detto a Tim che se tu dicessi sì, lui dovrebbe tenerlo d’occhio.”

“Facciamolo,” disse Hunter.

Hugh non poteva credere alle proprie orecchie. “Ma non hai alcuna garanzia.”

Hunter fece spallucce. “Assumiamo tutti quelli che vengono qui a chiederci un lavoro. So che dirlo potrebbe farci sembrare dei disperati, ma in un certo senso lo siamo. Non paghiamo poco, eppure è quasi impossibile trovare lavoratori, specialmente per i lavori meno qualificati. Nessuno sopra i sedici anni vuole spalare il letame dalle stalle, quindi chi sono io per dire di no? Inoltre, non abbiamo bisogno di spiegargli molte cose, di sicuro si ricorda tutto. E poi c’è Tim che può tenerlo d’occhio, giusto?”

Hugh annuì in segno di approvazione. Hunter aveva ragione, ovviamente. Almeno con Rory sapevano cosa aspettarsi, era già qualcosa in più rispetto agli altri vagabondi che erano capitati al ranch. Nonostante fosse un po’ preoccupato, Hugh non vedeva l’ora di dire tutto a Tim per vedere illuminarsi il viso del suo fratellino.