Capitolo Uno

 

 

“Ti sto dicendo che ci mancano dei cavalli” disse Hugh al suo capo. “Non molti, ma la scorsa settimana ho detto a Tim di contarli perché ne avevamo uno in meno e questa settimana ne abbiamo perso un altro.”

Hugh e Hunter stavano cavalcando lungo i recinti. In un ranch grande come quello di Hunter, quel lavoro poteva richiedere gran parte della giornata, specialmente quando si presentava il bisogno di smontare ogni tanto per controllare qualcosa o dedicarsi a riparazioni di poco conto. Di solito al posto loro c’erano due lavoratori, ma a causa delle preoccupazioni di Hugh, l’uomo aveva chiesto di essere accompagnato durante quel frizzante mattino primaverile.

Entrambi erano alti e muscolosi, si poteva dire che fossero nati sulla sella. Hugh era il primogenito di un uomo che aveva lavorato come caposquadra per il padre di Hunter e, successivamente, per Hunter. Ora che suo padre era andato in pensione, Hugh era il caposquadra di Hunter. Aveva un fratello minore, Tim, che lavorava con lui, e un fratello di mezzo, Jack, specializzato nella dentatura dei cavalli. Vivevano in mezzo ai cavalli.

Hunter, inoltre, era nato al ranch. Suo padre era stato un rancher e aveva comprato la maggior parte dei ranch nei dintorni durante una recessione, compreso quello che possedeva il padre di Hugh, inoltre era riuscito a fare un buon lavoro fino al giorno della sua morte improvvisa. Hunter aveva quattordici anni al tempo, se non fosse stato per il padre di Hugh non sarebbe riuscito a tenere a galla il ranch. Ora Hugh era sposato con la sorella più grande di Hunter, Lisa, quindi era come un membro della famiglia. Hunter era un affarista anche più capace di suo padre, al Blue River Ranch nascevano molti più cavalli di prima e venivano venduti agli altri ranch in tutti gli Stati Uniti. Lavorava duro e gli piaceva sporcarsi le mani con tutto il lavoro d’ufficio e le trattative che richiedeva quel lavoro.

Nonostante le preoccupazioni di Hunter riguardo ai cavalli scomparsi, un giorno come quello, passato sul cavallo, era comunque una meraviglia. A volte avrebbe voluto poter lavorare solo al ranch senza dover avere a che fare con tutto ciò che comportavano gli affari. Quel giorno era come una vacanza, qualcosa di molto raro nel mondo di Hunter. Non riusciva neppure a ricordare l’ultima volta che si era allontanato dal ranch per qualcosa che non fosse un raduno di rancher o un’asta fuori città. Una giornata come quella non era un dispiacere. Anche nelle occasioni che richiedevano un viaggio, si era sempre sentito trafitto da un senso di nostalgia di casa ogni volta che aveva oltrepassato il confine della contea. Quella era la sua terra, a dirla tutta avrebbe voluto essere seppellito lì, proprio come suo padre. Sperava che succedesse dopo una vita lunga e piena – non come suo padre, andatosene nel fiore degli anni – ma a ogni modo, non riusciva a prendere in considerazione l’idea di andarsene.

“Quindi credi che qualcuno stia rubando i nostri cavalli, o pensi che si tratti di un predatore?” domandò Hunter al suo caposquadra dopo un lungo silenzio. Aveva una sua idea riguardo all’accaduto, ma Hugh non passava tutto il suo tempo a svolgere un lavoro d’ufficio, quindi Hunter voleva sentire la sua opinione.

“Sto pensando a un puma o a un leone di montagna, forse con dei cuccioli e indubbiamente affamato” rispose Hugh, calmo. “Tuttavia, non abbiamo trovato alcuna carcassa. Questo farebbe pensare a un ladro di cavalli, ma, se fossi in lui, ruberei cavalli già addestrati, non puledri di un anno appena.”

Hunter sospirò. Non ci voleva. Avevano spostato i cavalli ai recinti superiori appena due settimane prima in modo che potessero avere erba fresca cresciuta durante l’inverno. Tra di loro c’erano femmine incinte ancora ai primi mesi di gravidanza. Per il momento, erano sufficientemente veloci per scappare da eventuali predatori, ma se Hugh avesse avuto ragione, non avrebbero potuto avere l’erba fresca di cui avevano bisogno per nutrire il feto negli ultimi mesi di gravidanza perché dovevano essere spostate più vicine alla casa, in modo da avere meno probabilità di essere attaccate dai predatori. A Hunter la faccenda non piaceva neanche un po’. Odiava perdere i cavalli e non solo perché ciò significava meno guadagni.

Hunter era ancora sovrappensiero quando vide Hugh condurre il cavallo verso una pendenza naturale, dove smontò.

“Credo che abbiamo a che fare con una leonessa di montagna” disse, burbero. “Speriamo che sia qui solo per nutrire i cuccioli fino a quando non si faranno rivedere le sue solite prede dopo l’inverno, perché se fosse stata costretta a lasciare il suo habitat per qualche motivo, saremmo nei guai.”

“Sei sicuro?” domandò Hunter dalla sella del cavallo.

Hugh si stava accucciando accanto a una macchia di fango sulla collina. “Oh sì, un puma è stato qui, deve aver esaminato i dintorni. A meno che non troviamo una carcassa da queste parti non possiamo essere sicuri che abbia ucciso i cavalli, ma senza dubbio è stata qui dopo la pioggia, che significa negli ultimi due giorni.”

Hunter, inconsciamente, cercò di sentire il fucile nella sua bisaccia. L’ultima cosa che avrebbe voluto era che mamma puma uscisse dal suo nascondiglio per fare del suo caposquadra un bel bocconcino. Nonostante i leoni di montagna di solito evitassero la gente, quello sembrava essere più sfacciato degli altri. Era difficile dire cos’avrebbe potuto fare un puma per il cibo.

“Tim ha visto quali cavalli abbiamo perso?” domandò Hunter.

Hugh si alzò e annuì. “Non siamo sicuri su quello di questa settimana, ma quello della scorsa era un puledro nato a ottobre.”

“Dannazione!” imprecò Hunter. Doveva prendere una decisione in fretta. Non poteva permettersi di perdere altri puledri appena nati. Erano la fonte di guadagno del ranch, ogni puledro perso sarebbe risultato nei conti. Non avevano scelta. Dovevano spostare la mandria dai recinti, di nuovo.

“Abbiamo abbastanza lavoratori per spostare la mandria?” si domandò Hunter a voce alta.

Hugh tornò in sella. “In poche parole, no. Abbiamo un vagabondo arrivato qui quindi abbiamo rizzato le antenne, l’ho messo a lavorare nelle stalle. Non se la cava male, ma dubito che sarebbe in grado. Non l’ho ancora visto in sella a un cavallo, però a giudicare da quanto dice sa come comportarsi con loro. Credo che se proprio avessimo bisogno potremmo dargli una possibilità, ma saremmo comunque a corto di altre due braccia. Se vuoi il mio parere, potrei spostare la mandria dividendola in piccoli gruppi, come abbiamo fatto per portarla qui. In questo modo dovremmo riuscire a governarli. E Gable, con la sua guarigione miracolosa? Potremmo chiedergli una mano.”

Hunter sospirò. “Considerando lo stato della sua gamba dopo l’incidente nell’anno scorso, è lui, semmai, ad aver bisogno del nostro aiuto. Però, credo che si sia trovato un aiutante.” Hunter avrebbe voluto chiedere come il suo vicino fosse riuscito a assumere un aiutante, considerando che loro cercavano nuovi lavoratori che avrebbero potuto pagare bene ma non ne trovavano. Non poteva, però. Gable aveva avuto molte difficoltà nel restare a galla, quindi Hunter non voleva invidiarlo per aver trovato qualcuno disposto a dargli una mano.

Cominciarono a trottare parlando di ciò che succedeva al ranch mentre cercavano di individuare qualcosa di insolito lungo la strada. Aveva cominciato a piovigginare, così Hunter chiuse la zip della giacca cerata che portava, cercando di restare asciutto. Sapeva bene che sarebbe stato inutile. Dopo poco, dovettero smontare poiché notarono una breccia in un tratto di filo spinato. Fu riparato con altro filo e un paio di cesoie, ma Hugh indicò l'erba alta schiacciata dietro al recinto. Legarono i cavalli e Hunter tirò fuori il fucile prima di proseguire. Impiegarono un po' di tempo, seguirono le tracce nel fango e i cespugli rovinati, ma non c'era alcuna traccia dei cavalli scomparsi.

La pioggia cominciava a farsi più forte, così gli uomini decisero di tornare alla casa. Dal punto in cui si erano fermati, potevano vedere le cavalle al pascolo con l’ultimo puledro nato. Con un predatore affamato nei dintorni, Hunter sapeva bene che non avrebbero potuto lasciarli lì ancora a lungo.

 

 

“Vuoi dirmi che c'è un puma che mangia i nostri cavalli?” domandò Danny agitato mentre mangiava il purè di patate, i piselli e il roastbeef che c'erano per cena.

“Dobbiamo proprio parlarne a cena?” lo ammonì Lisa, sua madre.

“L'avrebbe scoperto comunque, Lise” disse Hunter a sua sorella. “È naturale. Prima lo scopre, meglio è.” Si voltò verso il bambino di nove anni. “Puoi aiutarmi a spostare la mandria, sabato, per portarla in salvo?”

“Ed è per questo che non voglio parlarne a tavola” lo redarguì Lisa. “Non mangiamo carne di cavallo e non voglio che a questa tavola si parli di qualcuno che la mangia.”

Danny ridacchiò ma smise non appena vide sua nonna lanciargli un'occhiata severa, era chiaramente della stessa opinione di sua madre.

Anche il volto di Hunter diventò serio. Nonostante amasse sua madre, era una donna con cui non si poteva scherzare.

“Quindi sposterete di nuovo la mandria qui vicino?” domandò Beth Krause a suo figlio.

“Sì, mamma” rispose Hunter. “Non possiamo permetterci di perdere altri puledri per quel puma o quello che è, nonostante ci sia davvero dell'ottima erba in quei recinti non possiamo organizzare una sorveglianza ventiquattr'ore al giorno per evitare che quel predatore si possa dare alla pazza gioia. Abbiamo a malapena abbastanza personale per portarli di nuovo giù.”

“Beh, non porterai Danny se c'è un gattone a caccia da quelle parti” aggiunse Lisa.

“Mamma!” protestò Danny.

“Dai, sorella” la supplicò Hunter. “È grande a sufficienza per cavalcare qualcosa di più grosso di un pony, quindi se dovesse accadere qualcosa, può andarsene. Ha cavalcato Belle da queste parti, sai bene che è molto mansueta. È il cavallo che ci aveva dato Gable, quindi è affidabile, può portare anche un piccoletto come Danny.” Scompigliò i capelli scuri e ricci di Danny e gli fece l'occhiolino per far sembrare meno dure quelle parole. “Sai bene che siamo a corto di personale, lui può occuparsi dei recinti. Ci sarà sempre qualcuno in giro per aiutarlo, io e Hugh inoltre ce ne prenderemo cura, vero, Hugh?”

Hunter guardò Hugh dall'altra parte del tavolo. Il caposquadra era stato piuttosto silenzioso fino ad allora, lo era sempre quando c'erano sua moglie e la sua suocera. Protestare non era molto utile se comunque non si poteva avere la meglio, quindi si limitò a una scrollata di spalle.

“Vedremo” disse Lisa, chiedendo in silenzio il piatto di Hunter per dargli il secondo.

 

 

Sabato mattina cominciarono a lavorare presto, sellarono i cavalli all'alba. La pioggerella che aveva bagnato la zona durante gli ultimi giorni era cessata e il sole splendette brillante non appena spuntò all'orizzonte.

“È un buon giorno per spostare i cavalli” disse Hunter a voce alta mentre entrava nelle stalle, diretto a quella di Davenport, un castrone piuttosto lunatico che sembrava non aver perso quel carattere dopo la castrazione. A Hunter piaceva molto cavalcarlo. Era una sfida, Hugh scuoteva la testa e rideva quando vedeva Hunter arrendersi a ciò che voleva fare il cavallo.

“È quasi pronto” disse una voce che non riconobbe da dietro il destriero marrone.

Hunter diede una pacca sul collo di Davenport mentre lo aggirava. “E chi... Grant? Cosa ci fai qui?”

Il cowboy alto e sorprendentemente bello si voltò verso Hunter. “Hugh mi ha assunto la scorsa notte. Ho sentito che siete a corto di braccia ed ero da queste parti, così ho pensato di potervi aiutare.”

“Hugh ti ha assunto?”

Hunter non attese una risposta. Invece, si diresse determinato dove Hugh doveva essere: a sellare il suo cavallo.

“Cazzo, perché hai assunto Grant Jarreau?” urlò Hunter senza preoccuparsi di controllare se non ci fosse nessun altro nella stalla in quel momento.

Hugh, sempre molto calmo e controllato, mise a terra il piede del suo cavallo e raddrizzò la schiena. “Stavamo cercando qualcuno che ci potesse aiutare da più di un anno e tutto quello che abbiamo trovato era uno stalliere appena decente. Grant è arrivato qui la sera scorsa cercando un lavoro, quindi l'ho assunto.”

“E per quanto rimarrà qui?” domandò Hunter, cercando di controllare la rabbia che provava.

Hugh scrollò le spalle. “Più o meno quanto qualsiasi altro aiutante. Fino a quando non troverà un lavoro migliore, e non credo che molto presto. Quindi, penso che starà qui fino a quando non vorrà andarsene.”

“Se ne andrà di notte, come ha fatto dopo l'incidente di Gable. Per quanto ne sappiamo, potrebbe averlo causato Grant e aver lasciato Gable a morire. Non mi fido di lui, Hugh.”

Hugh guardò Hunter, calmo. “Tutto quello che so io è che con i cavalli se la cava bene, dannazione, e non ha paura di lavorare duro. È come noi, Hunter. È legato ai cavalli, conosce la loro lingua e può portarli a fare qualsiasi cosa. Inoltre, per lui non è un problema spalare letame nelle stalle o sellare i cavalli per altri. Se se ne dovesse andare, se ne andrà. Nel frattempo avremo un buon lavoratore che può aiutarci molto. Se venerdì sera non dovesse farsi vedere per lo stipendio, berrò alla sua salute.” Sul volto di Hugh si poteva intravedere un sorriso appena accennato. “Inoltre, perfino Davenport non osa fare le bizze con lui. La sua prova è stata questa. Ho provato a fargli governare il tuo cavallo e, cazzo, non ha nemmeno battuto ciglio. Pensavo che se Grant fosse abbastanza bravo per il principe, lo fosse anche per te.”

Hunter guardò Hugh con aria sospettosa e poi acconsentì. “Bene! Ma non deve piacermi per forza. Prima o poi creerà dei problemi, vedrai. Non posso dimenticare ciò che ha fatto a Gable e di conseguenza a noi. Per colpa sua avevamo altri cinquanta cavalli di cui occuparci.”

“Sì, sì” replicò Hugh con un sorriso. “Per te non è mai stato un problema aiutare Gable, quindi non è stato un gran problema, giusto?”

Hunter socchiuse gli occhi guardando Hugh e se ne andò dalla stalla senza dire una parola. Rallentò il ritmo dei passi una volta arrivato vicino al proprio cavallo. Grant gli dava la schiena, era piegato e pareva controllare qualcosa sullo zoccolo di Davenport. Lo sguardo di Hunter vagò dalla schiena stretta fino ai jeans stretti in cui era infilata la camicia rossa a quadri, jeans che mostravano un sedere piacevolmente curvilineo, Hunter sentì il sangue fluire verso le parti basse. Chiuse gli occhi e fece una deviazione per evitare di imbattersi con lui.

Non poteva farlo, non poteva sentirsi in quel modo. Non in quel momento, e certamente non per Grant. Prese qualche respiro profondo e si costrinse a calmarsi. Quei pensieri sarebbero andati via, era sempre così. Quella sera sarebbe andato in città e si sarebbe fatto una scopata. Era abbastanza popolare da ricevere sempre molte attenzioni, ma anche se tutto fosse andato male avrebbe potuto contare su Miranda, la ragazza si sarebbe dimenticata di tutte le volte che era stata respinta e avrebbe dormito con lui. Poi, Grant gli avrebbe fatto un effetto minore.

Ancora un respiro e Hunter fu pronto per uscire. Non guardò Grant quella volta, nonostante fosse consapevole che l'uomo si era spostato da lì. Invece guardò le redini di Davenport e montò sopra, facendo girare il cavallo. “Grant, tu puoi prendere Raven. Dovresti ricordartelo, visto che l'ho comprato da Gable. Ci incontriamo con Danny e Hugh al primo cancello.” Poi se ne andò.

Ora che Hunter aveva la possibilità di concentrarsi solo sul controllo del suo destriero, si calmò lentamente. Poteva farcela. Poteva lavorare duro per tutto il giorno, passare del tempo all'aria aperta, spostare i cavalli, stare all'erta per individuare eventuali fonti di guai e tutto ciò con chi considerava parte della famiglia. Sarebbe filato tutto liscio, anche con Grant. Hugh aveva ragione e Hunter lo sapeva. Grant era un buon lavoratore e sapeva ciò che faceva. Hunter avrebbe messo da parte le sue obiezioni e avrebbe lavorato con lui come se fosse stato un uomo qualsiasi. Sospettava che Grant fosse gay ma non importava. Gli altri non lo sapevano e Grant era stato sempre molto discreto, quindi non sarebbe cambiato nulla.

Hunter scosse la testa e si concentrò sulla sua destinazione. Davenport non era sempre affidabile quando gli veniva voglia di correre, Hunter era stato disarcionato più di una volta quando il suo cavallo aveva deciso di saltare un recinto o una siepe. Tirò le redini e fece fermare il cavallo appena prima del primo cancello. Fece voltare il cavallo e vide gli altri trottare con calma verso di lui: Hugh e suo fratello Tim con Danny in mezzo e Grant dietro con il cavallo che Hunter gli aveva detto di prendere. Anche da quella distanza poteva vedere piuttosto bene Grant. Cavalcava in maniera quasi regale, quell'impressione era dovuta non solo alla sua evidente sicurezza di sé ma anche all'altezza, alla schiena magra e alle spalle larghe. Hunter fece di nuovo girare il cavallo in modo da costringersi a non guardare il nuovo arrivato. Invece, aprì il cancello ed entrò.

Tutto andò liscio, i quattro cavalieri più esperti radunarono i cavalli e il piccolo Danny si occupò di aprire e chiudere i cancelli. A Danny fu richiesto anche uno sforzo extra: dovette correre dietro a un cavallo spaventato e poté provare che fosse valsa la pena di averlo portato lì. La cavalla che lo portava in groppa fece un ottimo lavoro nel proteggere il suo giovane fantino, Hunter non se ne stupì: era il motivo per cui l'aveva comprata da Gable due anni prima. Il padre di Hunter gli aveva comprato il primo cavallo al settimo compleanno, quindi quando Danny, il figlioccio di Hunter, aveva raggiunto quell'età, Hunter ne aveva comprato uno per lui. Nonostante al tempo quel cavallo fosse troppo grande per un bambino di sette anni, ora che Danny era cresciuto, Belle era diventata un'ottima scelta per un cavaliere così giovane.

Una volta concluso il lavoro, Hunter si assicurò che la mandria fosse al sicuro, poi smontò e cominciò a strigliare i cavalli. Nonostante gli stallieri che avevano assunto fossero in grado di pulire i cavalli e toglier loro la sella, la regola generale era che, se ce n'era il tempo, ogni cavaliere doveva occuparsi del proprio cavallo.

Hugh e Tim stavano aiutando Danny, Hunter fu lasciato dall'altra parte dell'edificio delle stalle con Grant. Passando, Hunter sfiorò Grant mentre toglieva la sella a Davenport.

“Questo vuol dire che posso restare?” domandò Grant sorridendo.