Capitolo 1

 

 

IL FUOCO gli lambiva la pelle, il fumo lo soffocava. Cercò di scappare ma non riusciva a muovere né braccia né gambe. Annaspò in cerca di ossigeno, tentando di raggiungere il punto da cui sentiva provenire le urla. Conosceva quelle voci, le conosceva meglio della propria da tutta la vita, ma non riusciva a trovarle. Non riusciva a muoversi, a respirare. Bruciava. Oh, se bruciava!

Thorne si svegliò dall’incubo con un grido soffocato. Si passò le mani sul viso e sentì i peli corti della barba impigliarsi nei calli. Cazzo, odiava il fuoco! Nonostante l’esercito, nei suoi vent’anni di servizio, gli avesse fatto perdere una marea di abitudini e altrettante gliene avesse instillate, neppure loro erano riusciti a estirpargli quel sentimento di amore/odio nei confronti del fuoco.

Aprì un lembo della tenda nella quale dormiva, cercando di decidere se la luce rossastra all’orizzonte fosse l’alba oppure il bagliore dell’incendio che aveva divorato gli altopiani del Nuovo Galles del Sud per tutto l’ultimo mese. Thorne si era unito ai pompieri non appena aveva sentito i primi rapporti, e sarebbe rimasto fino a che anche l’ultimo focolaio non fosse stato spento, o finché il fuoco non si fosse preso anche lui. Sarebbe stato quasi un sollievo, in un certo senso, ma non aveva intenzione di dargli quella soddisfazione.

Fece un verso contrariato quando si rese conto di aver personificato l’incendio, come se le fiamme che si propagavano nell’outback si curassero di chi o cosa divoravano sul loro cammino. A Thorne, invece, importava, e avrebbe fatto di tutto per impedire loro di sconfiggerlo.

 

 

CAINE NEIHEISEL osservò i rapporti che riferivano di acri di terreno bruciati e di proprietà danneggiate, e poi le previsioni sull’incendio che stava imperversando vicino al lato nord della stazione. Era stato fortunato, si disse, a trascorrere sette anni a Lang Downs senza dover affrontare prima un’emergenza di quel tipo. D’altronde, siccome non volevano che il fuoco si sviluppasse proprio all’interno della stazione, stavano sempre molto attenti, soprattutto in estate. Grazie al cielo, fino a quell’anno gli inverni e le primavere erano stati sufficientemente umidi da non suscitare particolare allarme, ma a quanto pareva la fortuna era finita.

“Fissare la televisione non cambierà nulla.”

“Lo so,” rispose Caine, senza tuttavia sollevare lo sguardo, neanche quando sentì la voce di Macklin. Erano più di trent’anni, ormai, che il suo amante e compagno lavorava lì alla stazione ed era abituato a quello che succedeva nell’outback. Lui, invece, non era così tranquillo. “Tengo sotto controllo gli sviluppi cercando di decidere se è il caso di preoccuparci.”

“È sempre il caso di preoccuparsi quando il fuoco diventa incontrollabile, ma non è guardandolo in televisione che si risolvono i problemi.”

“Che suggerisci, allora?”

“Innanzi tutto, spostiamo le pecore qui nella valle,” disse Macklin. “Poi costruiamo delle barriere tagliafuoco lungo il perimetro. Perderemo gli steccati, e magari anche i capanni, ma proteggeremo gli animali e la stazione. Steccati e capanni si possono ricostruire.”

“Bene,” disse Caine, alzandosi e prendendo il cappello. “Diamoci da fare.”

 

 

THORNE SPALAVA terriccio e sassi sulle fiamme sempre più vicine, cercando di soffocarle prima che raggiungessero la barriera alle sue spalle, ma quel pomeriggio il vento si era rafforzato e aveva cominciato a soffiare sulle braci ardenti trasformandole in fuoco vero e proprio, che non c’era verso di spegnere con la sola terra. Thorne, tuttavia, non aveva nessuna intenzione di arrendersi. Non aveva mai abbandonato una battaglia in vita sua e non avrebbe cominciato in quel momento. Arretrò di qualche passo quando, nonostante l’equipaggiamento protettivo, il calore si fece intollerabile. Magari le fiamme avrebbero vinto, ma Thorne aveva intenzione di contendere loro ogni centimetro di terreno conquistato.

Ignorava le urla che lo circondavano. La metà o più erano echi di battaglie lontane, un tipo diverso di fuoco. Non poteva permettere loro di condizionare le sue azioni di quel momento, perché c’erano altri che dipendevano da lui. Aveva notato una costruzione sulla cima della vicina collina quando quella mattina era andato incontro al fronte dell’incendio, e se c’erano degli edifici dovevano anche esserci delle persone.

“Lachlan, retrocedi.”

Thorne fu quasi sul punto di ignorare l’ordine del capitano, ma se l’esercito non era riuscito a estirpare dalla sua mente la reazione istintiva al fuoco, gli aveva però instillato l’obbedienza alla gerarchia di comando. Si ritirò dall’altra parte della barriera tagliafuoco, lanciando un’ultima, violenta palata di terra dietro di sé. “Signore?”

“Ci pensiamo noi a tenere la posizione,” disse il capitano Grant. “Ho bisogno che tu vada a sud, verso una stazione che si chiama Lang Downs. Se perdiamo questa barriera, dovremmo indietreggiare nella loro proprietà. Devono essere informati del pericolo a cui vanno incontro, e noi dobbiamo sapere che tipo di aiuto possiamo aspettarci.”

“Capitano,” protestò Thorne, “non può andare qualcun altro? Sarò molto più utile qui che a parlare con un allevatore il cui unico pensiero è salvare la pelle.”

“È per questo che mando te,” insisté il capitano. “Se quella è la sua unica preoccupazione, mi servirà la tua esperienza per evitare che il fuoco si prenda l’intera proprietà e oltre. Se, invece, fosse disposto a collaborare, non c’è nessuno più adatto a organizzare gli aiuti e a impiegare ogni uomo al meglio delle sue capacità.”

“Devo restare.”

Il capitano scosse la testa. “Tu vuoi restare, ma sei esausto. Sei qui da settimane ormai, senza mai una pausa. Tutti gli altri si sono presi almeno un giorno per lavarsi e mangiare del cibo vero, anziché le razioni.”

“Sono un Commando, signore. Un soldato delle forze speciali,” gli ricordò Thorne. “Qualche settimana è nulla per noi. Siamo addestrati a sopravvivere per mesi nelle peggiori condizioni possibili.”

“Eri un Commando,” replicò il capitano. “Hai lasciato l’esercito, ricordi?”

“Una volta Commando, sempre Commando, signore,” disse Thorne, trattenendo il sussulto istintivo che il riferimento al suo stato corrente gli aveva provocato. Non avrebbe voluto lasciare l’esercito, ma i suoi superiori lo avevano ritirato dal servizio attivo e lui non era riuscito ad accettarlo. Combattere gli incendi non era la stessa cosa che combattere a Timor Est, in Afganistan o in Iraq, ma era sempre meglio di un lavoro d’ufficio che lo avrebbe ucciso dentro, nell’anima, indipendentemente da quanto avrebbe protetto il suo corpo.

“Allora obbedisci agli ordini, soldato,” intimò il capitano. “Con questo vento non so per quanto riusciremo a tenere la barriera.”

“Sissignore.” Il suo superiore nel 1° Battaglione lo avrebbe strapazzato a dovere per quella risposta biascicata, ma era anche vero che il suo superiore nei Commando non gli avrebbe mai ordinato di ritirarsi da una battaglia che potevano ancora vincere.

Thorne lanciò il badile verso uno degli altri pompieri e tornò stancamente al suo ute. Il navigatore gli mostrò il percorso per Lang Downs, ma sarebbe dovuto arrivare fin quasi a Cowra, chilometri e chilometri lontano dalla sua destinazione, prima di potersi dirigere di nuovo a sud. Borbottando qualcosa riguardo ai superiori senza spina dorsale e agli ordini assurdi, indirizzò l’ute direttamente verso sud. Avrebbe guidato fino a incontrare una recinzione, l’avrebbe seguita fino a un cancello, e poi avrebbe proseguito sulle strade della stazione. Prima o poi sarebbe arrivato a Lang Downs.

 

 

ERA STRANO vedere di nuovo i segni della civiltà dopo un mese di vita nell’outback e di notti all’aperto. Thorne seguì la strada sterrata fin dentro la vallata, il primo posto in quattro settimane che non mostrasse i segni della desolazione dovuta a quell’estate torrida. Non era verdeggiante come avrebbe potuto essere dopo una primavera piovosa, ma neanche caratterizzata da quel marrone secco o quel nero carbonizzato che contraddistingueva le zone dell’outback dove aveva vissuto negli ultimi tempi. Nel mezzo della vallata, case e rimesse si annidavano le une accanto alle altre sopra un tappeto verde, quasi fossero il nucleo di un piccolo universo a sé stante.

Thorne ignorò la stretta al cuore davanti a quello spettacolo. Ciò che sorgeva ai suoi piedi non era solo un gruppo di edifici: era una casa. La sua era bruciata diciotto anni prima, prendendosi le vite dei suoi genitori e di suo fratello minore, però Thorne sapeva ancora riconoscerne una quando la vedeva. Anzi, aveva addirittura trascorso vent’anni nei Commando per difendere casa. Non la sua, mai la più la sua da quando l’aveva persa, ma le case di tutte quelle persone che sarebbero potute diventare le vittime dei terroristi che lui e la sua squadra avevano fermato, dei ribelli che avevano abbattuto, dei guerriglieri che avevano arginato. La stazione là sotto poteva non essere casa sua, ma era comunque una casa, e Thorne era disposto a morire pur di impedire che il fuoco la strappasse agli uomini e alle donne che la consideravano tale.

Si fermò sul ciglio della strada e tirò il freno a mano. Scese e si prese qualche minuto per osservare la vallata, calcolando mentalmente le angolazioni, la direzione del vento e le possibilità di protezione. La battaglia che li attendeva non avrebbe coinvolto pallottole o altri tipi di arma, ma sarebbe stata comunque una lotta, e quanto meglio avessero difeso la valle tanto più alte sarebbero state le probabilità di vittoria. Le pendici che la racchiudevano erano più ripide dalla parte opposta rispetto all’imbocco lungo il quale si snodava la strada. Ciò rendeva più semplice sia la scelta della posizione dove predisporre la barriera tagliafuoco, sia la sua protezione, perché la caduta avrebbe reso più difficile per le ceneri incandescenti attecchire sulle stoppe sottostanti. Avvicinandosi alla strada e all’ingresso nella valle, l’inclinazione diventava più lieve, ma anche lì era chiaro il confine tra la parte coltivata e il promontorio. Avrebbero concentrato le protezioni in quel punto, posizionando gli uomini a difesa delle pendenze più lievi, là dove il superamento delle barriere sarebbe risultato in un problema più grave.

Una volta formulato un piano mentale, Thorne risalì sull’ute e percorse il resto del tragitto fino all’interno della stazione. Quando arrivò ai bordi dell’insediamento vero e proprio, due uomini si fecero avanti per accoglierlo, entrambi con indosso Akubra logori e stivali consumati. La somiglianza però finiva lì. Sotto i cappelli, uno era biondo, l’altro moro. Uno con i lineamenti duri come le rocce delle colline circostanti, l’altro con un’espressione gentile e il viso rasato di fresco. Thorne si fermò e abbassò il finestrino.

“Possiamo aiutarla?” chiese il moro, sorprendendolo con un accento americano.

“Spero di sì. Sto cercando il padrone. C’è un incendio diretto da questa parte e sono venuto per aiutarvi a mettere in piedi le difese.”

“Siamo noi i proprietari,” rispose l’americano. “Sono Caine Neiheisel, e questo è il mio partner, Macklin Armstrong. Lei invece è…?”

“Thorne Lachlan,” rispose lui. “Sono insieme alla squadra di pompieri impegnati a nord della proprietà. Il capitano mi ha mandato ad avvisarvi e a predisporre le protezioni attorno al centro abitato.”

“Quanto tempo abbiamo?” chiese Armstrong e Thorne si rilassò un poco. L’uomo era australiano e aveva tutta l’aria di uno abituato a lavorare con gli animali.

“Se le condizioni si mantengono stabili, quarantott’ore circa. Se invece il vento cala, potremmo riuscire ad arrestare il fuoco dov’è, o perlomeno a rallentarlo quanto basta a farvi guadagnare un po’ di tempo. Ma non conviene fare affidamento su questa possibilità, perché quando lo sapremo per certo potrebbe essere già troppo tardi per costruire le barriere.”

“Abbiamo già detto ai nostri jackaroo di trasferire gli animali all’interno della valle,” disse Neiheisel. “Non appena rientrano avremo cinquanta uomini e tutta l’attrezzatura della stazione da mettere a vostra disposizione. Lo zio Michael ha costruito questo posto dal nulla e io non ho intenzione di perderlo proprio ora.”

Thorne tirò un sospiro di sollievo. Le sue possibilità di proteggere la stazione aumentavano con ogni paio di braccia disposte a collaborare e con ogni tipo di sostegno che il proprietario fosse stato disposto a fornire. Thorne avrebbe combattuto con le unghie e con i denti per fermare il fuoco, anche a costo di farlo da solo, ma in quel modo era molto meglio.

“Bene. Dove posso piazzare la tenda? Metto il mio equipaggiamento fuori dai piedi e poi possiamo cominciare a segnare i punti in cui costruire le barriere.”

“Posso darti del tu?” chiese Neiheisel, e al suo cenno affermativo proseguì. “Non hai bisogno di montare nessuna tenda. C’è una stanza degli ospiti già pronta in casa. Puoi dormire lì.”

“Non basterà quando arriverà il resto della squadra,” lo avvisò Thorne.

Neiheisel si strinse nelle spalle. “Troveremo delle brande o metteremo due bambini per letto. Nessuno dormirà per terra finché potrò impedirlo.”

Il pensiero che ci fossero dei bambini esposti al pericolo del fuoco fece gelare a Thorne il sangue nelle vene. “Magari potreste convincere le famiglie che hanno dei figli piccoli a evacuare fino a che la situazione non sarà di nuovo sotto controllo. I danni alla proprietà si possono riparare, ma i bambini non si sostituiscono.”

“Abbiamo già presentato la scelta ai genitori,” disse Armstrong. “Se dovesse rivelarsi necessario, Carley e Molly prenderanno i più piccoli e andranno in città, ma per ora preferiscono tutti restare qui e aiutare.”

Thorne non era nella posizione di poter obiettare, ma mentre parcheggiava il suo ute nel posto che gli aveva indicato Armstrong e prendeva gli attrezzi necessari per cominciare ad allestire le barriere, la sua determinazione ad aiutare quella gente a superare indenne l’inferno in avvicinamento si fece ancora più salda.

Quando, alla fine, tornò dai due uomini, vide che un terzo si era unito a loro, il cavallo che scalpitava nervoso sotto di lui.

“Neil, ti presento Thorne Lachlan del Servizio Protezione Incendi.” Mentre Caine parlava, l’uomo saltò giù dalla sella e lanciò le briglie a un jackaroo che passava da lì. “Fa parte della squadra che sta combattendo il fuoco più a nord ed è venuto ad aiutarci ad allestire le difese. Thorne, lui è Neil Emery, il nostro sovrintendente.”

“Piacere, amico,” disse l’uomo, porgendogli la mano. Thorne la strinse, apprezzando la presa decisa e i calli sulla pelle, sinonimo di duro lavoro. “Si vede già il fumo all’orizzonte. In effetti mi aspettavo che qualcuno venisse ad avvisarci.”

“A quanto pare non serviva.” Thorne si guardò intorno, osservando le pecore superare la cresta dell’altopiano e cominciare la loro discesa nella vallata. “I tuoi capi si stavano già preparando, ma io ho qualche trucchetto da suggerire per aiutarvi a restare al sicuro.”

Neil annuì e si voltò verso Caine. “Vuoi dire a Molly di andare via adesso? Per favore.”

“È tua moglie,” rispose quest’ultimo. “Se non dà retta a te, cosa ti fa credere che ascolterà me?”

“Tu sei il capo. Io solo suo marito.”

Thorne colse lo sguardo divertito di Armstrong. Erano anni che non aveva donne intorno, ma ricordava ancora i tentativi infruttuosi del padre quando doveva convincere sua madre a fare qualcosa che lei non voleva. Il pensiero gli procurò una fitta dolorosa al petto, la stessa sofferenza che aveva provato quasi vent’anni prima, alla faccia di tutti quelli che dicevano che il tempo guariva le ferite.

“Se diventa pericoloso, ce ne andremo tutti,” disse Caine con un’occhiata tagliente a Macklin. “Gli edifici possono essere ricostruiti e le bestie sostituite. È per questo che abbiamo l’assicurazione.”

“Non arriveremo a tanto,” gli assicurò Thorne. “Non lo permetterò.”

 

 

QUANDO, ALLA fine, il sole cominciò ad abbassarsi sull’orizzonte e la campana chiamò tutti a cena, Thorne aveva sviluppato un sano rispetto per gli uomini di Lang Downs. I suoi suggerimenti erano stati presi molto seriamente ed Emery aveva dato ordini affinché ogni suo consiglio fosse seguito alla lettera. Al suono della campana, tuttavia, ognuno dei lavoranti interruppe ciò che stava facendo e, come se eseguissero un ordine, cominciarono tutti a ridiscendere verso l’insediamento.

“Finiremo domani,” disse Emery prima che Thorne avesse modo di protestare. “Si sta facendo buio e Kami ha già rimandato la cena. Andiamo. Anche tu devi mangiare.”

Thorne fu quasi sul punto di replicare. Era un Commando e nessun cuoco armato di mestolo avrebbe mai avuto la meglio su di lui. Tuttavia, non valeva la pena entrare in conflitto per qualcosa del genere, sarebbe stato uno scemo a rifiutare del cibo vero ora che aveva l’occasione di mangiarne. Molto presto sarebbe tornato alle razioni. “Se lo dici tu.”

“Sì che lo dico,” disse Emery con un sorriso enorme. Poi tornò serio. “Un’altra cosa. Sei appena arrivato, quindi non mi aspetto che tu sappia dei capi o degli altri, ma non tolleriamo nessuna stronzata omofoba qui. Caine e Macklin hanno costruito un posto sicuro per loro stessi e per chiunque ne abbia bisogno, e non siamo disposti ad accettare niente che possa minacciare questo stato di cose.”

Thorne mantenne lo sguardo fisso sull’uomo senza battere ciglio. La rivelazione riguardo ai due allevatori lo aveva sorpreso meno dell’enfasi con cui Emery difendeva i suoi capi. I jackaroo non erano famosi per la loro apertura mentale. “L’unica minaccia è l’incendio,” disse con voce neutra. “Concentriamoci su quello.”

“Buono a sapersi,” replicò l’uomo e il sorriso con cui accolse le sue parole fu più genuino di qualsiasi altro gli avesse rivolto in tutto il giorno, lasciandolo con la sensazione di essere sopravvissuto a una prova senza nemmeno rendersi conto che era stato sotto esame.

 

 

CAINE COLLASSÒ sul divano del salotto della casa padronale. Aveva imparato a lavorare duro da quando si era trasferito a Lang Downs. L’impegno fisico richiesto dalla stazione era di gran lunga superiore a quello della sua vecchia vita a Philadelphia, ma quel giorno era stato ancora più sfiancante del solito. Dietro insistenza di Thorne, avevano cominciato a scavare una barriera tagliafuoco attorno a tutta la vallata, sperando in quel modo di proteggere dalle fiamme imminenti gli edifici e gli animali in essi riparati. Per il momento avevano scavato un solco largo circa dodici metri lungo il lato nord. Il giorno successivo si sarebbero occupati di quello a sud e poi sarebbero usciti per andare ad affrontare direttamente l’incendio.

“Thorne ha detto quanti pompieri ci sono nella brigata?” chiese quando Macklin lo raggiunse qualche secondo più tardi. “Una cosa è metterlo nella stanza degli ospiti e dire a Kami che c’è una bocca in più da sfamare, ma se dobbiamo ospitare un’intera squadra dobbiamo pensare a dove alloggiarli e cosa far loro mangiare.”

“No, non l’ha detto.” Macklin gli sedette accanto e gli passò un braccio attorno alle spalle. Caine si appoggiò al corpo del compagno, cercando per quanto possibile di tranquillizzarsi. Lang Downs era la sua vita, la sua fonte di guadagno e la sua salvezza. Era stato sincero quando aveva detto che gli edifici potevano essere ricostruiti, e li avrebbe ricostruiti se fosse stato costretto ad arrivare a tanto, ma il pensiero di perdere la casa che lo zio Michael e Donald avevano costruito con le loro mani, il luogo dove il loro amore era cresciuto al sicuro e protetto, gli sembrava un sacrilegio. Ovviamente, non valeva quanto una vita – lo zio si sarebbe rivoltato nella tomba se avesse saputo che Caine metteva in pericolo i suoi uomini per una casa – ma se avesse potuto salvarla, l’avrebbe fatto.

Il rumore di passi lungo il corridoio richiamò la sua attenzione sul loro ospite. Non si staccò da Macklin – non aveva nessuna intenzione di nascondersi in casa sua – ma si preparò a una possibile reazione negativa. Thorne, invece, li salutò con un cenno della testa e continuò verso le scale.

“So che devi essere esausto,” disse Caine prima che l’uomo raggiungesse la rampa, “ma potresti concedermi uno o due minuti prima di andare a dormire? Ho qualche questione logistica da sottoporti e preferirei parlarne stasera, così da organizzare le cose al meglio.”

Thorne tornò indietro senza dire una parola e si fermò accanto alla poltrona.

“Siediti,” lo invitò lui. “Starai più comodo.”

“Se mi siedo potrei non alzarmi più,” rispose mestamente l’uomo. “Questa mattina mi sono svegliato all’alba per combattere il fuoco in prima linea e da allora non mi sono fermato neanche un attimo.”

“Non ti tratterrò a lungo,” promise Caine. “Avrei solo bisogno di sapere quante persone aspettarmi quando arriverà anche il resto della brigata. Dobbiamo studiare come alloggiare e nutrire tutti.”

“Non è necessario che lo facciate,” insisté Thorne. “Ognuno di noi ha la sua tenda, il suo materassino e le sue razioni. Non vogliamo approfittare della stazione.”

Accanto a lui, Caine sentì Macklin sbuffare, ma lo ignorò e concentrò la propria attenzione sul pompiere che gli stava davanti. “Non mi ricordo di aver detto che stai approfittando di noi. Tu e la tua squadra siete qui per proteggere la mia stazione. Il minimo che possa fare è assicurarmi che abbiate di che mangiare e un posto dove dormire. Mio zio uscirebbe dalla tomba se non lo facessi. Quindi, per cortesia, rispondi alla mia domanda.”

“Ci sono trenta uomini nella brigata che ho lasciato questa mattina,” rispose Thorne un po’ teso. “Il capitano non ha detto se aveva intenzione di mandare tutti qui e lasciare una fetta di outback in balia del fuoco, oppure se invece voleva provare a respingerlo. Di conseguenza non so se arriveranno tutti insieme, e neppure se arriveranno affatto. I suoi ordini sono stati di assicurarmi che Lang Downs fosse preparata a ogni evenienza.”

“Quindi faremo conto che arrivino tutti. Un’ultima cosa: Lang Downs è una stazione con certificazione biologica, il Servizio Protezione Incendi usa la schiuma?”

“Sì,” disse Thorne. “Usiamo solo schiuma di classe A, che è biodegradabile. Cerchiamo di non farla venire a contatto con l’acqua, ma per il terreno è sicura.”

Che fosse biodegradabile era un buon inizio, ma non voleva necessariamente dire che fosse anche approvata dalla Commissione per le certificazioni biologiche. A quanto pareva avrebbe dovuto fare un po’ di ricerche. “Potresti chiedere al tuo capitano di non usarla a meno che non sia proprio indispensabile? Perdere la certificazione biologica è meglio che perdere la stazione, ma solo se non c’è altra scelta.”

“Posso provare a chiedere,” disse Thorne, “ma non garantisco che mi ascolterà. C’è altro?”

Caine sentì Macklin trasalire per quella domanda brusca, ma l’uomo era esausto e si vedeva. “No. Dormi bene. Ci vediamo a colazione.”

Thorne salì stancamente le scale e quando Caine sentì chiudersi la porta della stanza degli ospiti, si voltò verso Macklin. “Che ne pensi?”

“Penso che la supereremo allo stesso modo in cui abbiamo superato tutto il resto.”

“Non intendevo quello,” spiegò Caine. “Che ne pensi del nostro pompiere in loco?”

Macklin ridacchiò. “Un altro randagio?”

Caine si sentì arrossire. “Forse. Se gli serve una casa.”