CAPITOLO UNO

 

 

CAINE NEIHEISEL sollevò lo sguardo dai moduli delle tasse sui quali stava impazzendo e lo indirizzò sulla porta. Di sicuro non era stato Macklin a bussare, perché il suo amante, nonché il sovrintendente di Lang Downs, non si sarebbe di certo preso il disturbo.

“Avanti.”

“Scusa la seccatura, capo,” disse Neil Emery, infilando la testa nella stanza. “Avresti un minuto?”

“Certo che sì,” rispose Caine, mettendo da parte i moduli. “Dimmi tutto.”

“Mi servirebbe un favore. Ha chiamato mio fratello Sam; sua moglie l’ha cacciato da casa e ora non ha più un posto dove andare. Ha perso il lavoro un anno e mezzo fa, e lo so che è chiedere molto, ma non è che potrebbe stare con me per un mese o due? Solo finché non si rimette in piedi.”

“L’ultima volta che ho controllato mi sembrava che tu e Molly aveste una stanza in più in casa vostra. Non hai bisogno del mio permesso se vuoi ospitare qualcuno.”

“Sì, lo so, però dovrò andare a prenderlo a Yass,” spiegò Neil. “Posso mandargli un biglietto dell’autobus fino a lì, ma mi servirà comunque un giorno di permesso.”

“Okay, facci sapere quando e incaricheremo qualcuno di sostituirti.”

“In ogni caso lascio qui Max. Lui e Chris se la cavano bene ormai, e sanno come guidare le pecore a valle. È un brutto momento per assentarsi, me ne rendo conto, ma non posso permettermi di pagare a mio fratello l’hotel per qualche set…”

“Neil,” lo interruppe Caine, “non devi giustificarti. Si tratta di tuo fratello ed è naturale che tu voglia aiutarlo. Non ho idea di come potrà cercarsi un lavoro stando qui, ma se anche volesse solo riprendersi dalla separazione e riflettere su cosa fare una volta tornato in città, resta comunque il benvenuto. Possiamo permetterci una bocca in più da sfamare.”

“Magari potrebbe darti una mano in ufficio,” suggerì Neil. “Ha lavorato come contabile in un piccolo negozio di ferramenta, finché i proprietari non hanno deciso di andare in pensione e hanno chiuso i battenti. Almeno avrebbe la sensazione di rendersi utile, anziché ricevere la carità.”

“Vedremo quando arriva,” rispose Caine, anche se l’idea di qualcuno che lo aiutasse a districarsi fra i regolamenti fiscali e le detrazioni dei dipendenti non gli dispiaceva per niente. La sua laurea in economia gli permetteva di capire i termini tecnici, ma non gli impediva di incagliarsi regolarmente nella diversità delle leggi.

 

 

TRE GIORNI dopo, Neil incontrò suo fratello Sam alla stazione degli autobus di Yass. La sua espressione tesa e preoccupata lo mise subito in allarme. “Hai una pessima cera!” esordì a mo’ di saluto.

“Anche a me fa piacere rivederti, stronzo,” rispose Sam, abbracciandolo con più entusiasmo di quanto necessario.

“Dai,” fece lui, prendendogli l’unica valigia. “Andiamocene via da qui. Ci aspetta un viaggio piuttosto lungo, o magari preferisci mangiare qualcosa, prima?”

“Lungo quanto?”

“Cinque ore, più o meno. E per la maggior parte attraverso gli altopiani dove, se dovesse venirti fame, non c’è un buco per fermarsi neanche a pagarlo oro. Sì, forse è meglio se ti offro il pranzo. Possiamo restare qui a Yass oppure spostarci a Boorowa, a circa un’ora di strada. Sempre se pensi di non riuscire ad aspettare fino a che non siamo a casa.”

“Apprezzerei molto un boccone, grazie,” ammise Sam. “Non… ho mangiato troppo bene ultimamente.”

In effetti Neil aveva notato la magrezza eccessiva del fratello, e quelle sue parole non servirono che a confermare quanto già sospettava. “Kami, il cuoco della stazione, ti rimetterà in forma in un batter d’occhio, ma per ora possiamo anche accontentarci dello Yass Hotel. Niente di particolarmente elegante, ma la pancia te la riempie.”

“Perché non quello?” chiese Sam, indicando un piccolo ristorante dall’altra parte della strada.

“Noi non ci mangiamo in quel posto,” rispose lui con freddezza. “Uno dei nostri jackaroo è stato quasi ucciso lì vicino la scorsa primavera e nessuno ha alzato un dito per aiutarlo. Suo fratello ha dovuto correre fino all’hotel per cercare soccorso.”

“In una cittadina di queste dimensioni?”

“Non avevano preso bene il fatto che fosse un finocchio,” spiegò.

Sam non rispose e Neil digrignò i denti quando lo vide indurire i tratti del viso. Non voleva litigare con suo fratello, specialmente quando questi era a terra e senza risorse, ma Sam avrebbe fatto meglio a imparare alla svelta a tenere per sé le proprie opinioni. Non aveva intenzione di tollerare da lui offese nei riguardi di Macklin e Caine più di quanto le tollerasse dagli altri jackaroo che lavoravano a Lang Downs.

“Dai, raccontami qualcosa della stazione,” gli chiese Sam una volta raggiunto lo Yass Hotel e ordinato il pranzo. “Voglio dire, so che è molto isolato e che allevate pecore, ma oltre a quello è il buio.”

“Non c’è nient’altro da dire,” rispose Neil. “Ti ho raccontato di Molly quando ci siamo fidanzati, tutto il resto è come in una qualsiasi altra stazione. Be’, escluso Caine. Lui è americano ed è il proprietario.”

“E come c’è arrivato lì?”

“L’allevamento apparteneva a uno zio di secondo grado, che quando è morto l’ha lasciato alla nipote, cioè la madre di Caine. Ma siccome lei non è più una ragazzina e non aveva intenzione di trasferirsi per gestirlo, è venuto lui al suo posto. Lo scorso Natale gliel’ha regalato. Sai, magari gli sarebbe utile una mano per raccapezzarsi fra le leggi, le tasse e roba del genere. Ha il pallino per gli affari, ma è pur sempre uno yankee. Potresti aiutarlo.”

“Se me lo permetterà,” sospirò Sam.

“Perché non dovrebbe? Hai perso il lavoro perché i proprietari si sono stancati e hanno chiuso il negozio. Non ti hanno licenziato o cose del genere. Non è certo colpa tua se finora non hai trovato altro.”

Sam si strinse nelle spalle. “Da come lo descrivi sembra un bravo ragazzo. È sposato?”

Neil quasi si strozzò con la birra. Aveva sperato di rimandare quella conversazione fino a più tardi, ma ormai, a meno di mentire, non aveva più vie d’uscita. “Da quello che mi risulta due uomini non possono ancora sposarsi in Australia. Tuttavia, il nome di Macklin è sull’atto di proprietà, e ha lasciato la casa del sovrintendente per trasferirsi in quella padronale insieme a Caine più di un anno fa, quindi immagino che quello che hanno sia qualcosa di molto simile a un matrimonio.”

“Lavori per una coppia gay?”

“Sam, sei mio fratello e ti voglio bene, ma se questa cosa rappresenta un problema per te, devi dirmelo subito così ti prendo una stanza all’hotel e siamo a posto.”

“No, non è un problema,” ribatté in fretta Sam. “Sono solo sorpreso. L’ambiente in cui siamo cresciuti non era esattamente tollerante.”

Neil si strinse nelle spalle. “Caine mi ha salvato la vita, mettendo nel frattempo a repentaglio la propria. E l’ha fatto nonostante gli avessi sputato addosso le offese più disgustose dopo aver scoperto che era gay. Si è guadagnato la mia lealtà.”

L’arrivo del cibo tolse a Sam la possibilità di ribattere, e quando Neil lo vide mangiare con voracità pensò bene di non insistere oltre. Non si sentiva dell’umore giusto per sorbirsi tutta la tiritera omofoba con la quale erano cresciuti. Era una persona diversa ormai, una persona migliore, o almeno così sperava. Bastava solo che Sam fosse disposto a offrire a Caine e Macklin la possibilità di fargli capire che meritavano il suo rispetto.

Finirono di mangiare e iniziarono il viaggio in direzione nord, verso Boorowa. “Ti serve niente?” chiese Neil. “Scorte di qualsiasi genere? Una volta superata Boorowa non ci sono altri posti dove fermarsi.”

“No, sono a posto. Alison mi ha permesso di portare le mie cose.”

“E sta tutto in una valigia?”

“Alcuni indumenti li ho lasciati a casa di amici. Ho pensato che i completi formali non mi sarebbero serviti a granché in una stazione.”

“No, in effetti no,” concordò Neil. “Quindi, dai, racconta. Che è successo tra te e Alison? L’ultima volta che vi ho visti mi sembravate felici.”

“Voleva qualcuno con un lavoro, mentre io volevo… Non importa quello che volevo. Ha deciso per il divorzio e io non ho intenzione di negarglielo.”

“Ha un altro?”

“Non gliel’ho chiesto.”

“Tu invece?”

“Niente che valga la pena.”

“Sei andato in giro a fare sesso così, tanto per? Fa un po’ schifo, sai!”

“Non è come credi,” insisté Sam. “Volevo…”

“Volevi cosa?”

“L’ho sposata perché era quello che si aspettavano mamma e papà. Non avevo scelta, e lei mi piaceva, un pochino almeno. Siamo andati abbastanza d’accordo per qualche anno, ma niente di più. Non l’ho mai amata. Non so se lei mi abbia amato una volta, ora comunque non lo fa, e a me sta bene. Papà è morto, non posso più deluderlo, quindi non importa quello che faccio.”

“Di che diavolo parli? Perché sposare Alison se non l’amavi? Avresti potuto trovare qualcun altro?”

“Sei stato tu a dirlo,” fece Sam. “Due uomini non possono sposarsi qui da noi.”

“Sei gay? Perché non l’hai mai detto?” chiese Neil d’impulso, quel pensiero l’unico coerente sulla scia di una rivelazione che aveva dell’incredibile. Sam era stato sposato! L’ultima cosa che si sarebbe aspettato era che fosse gay.

Lo sguardo sorpreso che l’altro gli rivolse lo fece arrossire. “Scusa, era una domanda stupida. Ovvio che tu non abbia detto niente finché papà era in vita; ma non era comunque necessario che ti sposassi. Io non l’ho fatto. Non finché non ho incontrato la persona giusta.”

“Sì, ma tu non sei gay. Magari non l’avevi ancora trovata, ma sapevi che alla fine sarebbe successo. Per me era diverso, e poi tu eri lontano. Non dovevi starlo a sentire blaterare, giorno dopo giorno, su quanto fosse importante tramandare il nome di famiglia, su come dovevo dimostrarmi uomo, sposarmi e mettere al mondo dei figli. Per fortuna Alison e io abbiamo preferito aspettare prima di avere un bambino.”

“Sapeva di te? Alison, cioè.”

“Non quando ci siamo sposati. Dopo che ho perso il lavoro e non riuscivo a trovarne un altro, le cose a casa si sono fatte… difficili. Eravamo a corto di soldi e io mi sentivo un fallito a dover vivere del suo stipendio. Litigavamo continuamente. Nove mesi fa abbiamo deciso di separarci, alla condizione che lei mi aiutasse con l’affitto. Ma così era anche peggio perché in realtà dipendevo da lei per tutto. Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse star bene. Bisogno di trascorrere del tempo insieme a qualcuno che non mi considerasse un fallito.”

“E quindi che hai fatto? Hai cominciato a rimorchiare a caso?”

“Sì, in pratica sì,” rispose Sam. “Era stupido, lo sapevo già prima di farlo, però era anche bello. A loro non importava che non avessi un lavoro, o che non fossi dichiarato. Gli bastava che permettessi loro di farmi quello che desideravano. Alison continuava a ripetermi che dovevo trovarmi un lavoro, minacciava di smettere di pagare l’affitto se non mi fossi rimesso in piedi. In effetti me ne aveva anche trovato uno, da un suo cugino, ma era chiaro che il tizio lo faceva solo per pietà. Ho rifiutato e le ho detto che mi sarei arrangiato da solo. Non voglio mai più trovarmi in quella situazione.”

“Vorrei averlo saputo. Avrei cercato di aiutarti.”

“Non avresti potuto fare niente. Dovevo mandare tutto a puttane prima di riuscire a vedere in che gorgo ero caduto.”

“E ora che pensi di fare?”

“Niente. Non ho intenzione di oppormi a nessuna delle richieste di Alison quando, fra sei mesi, ci sarà la causa di divorzio. Si prenderà la casa, la macchina, ogni cosa, perché ha pagato quasi tutto lei e io non voglio una macchia sul mio nome se per caso dovessi trovare un lavoro in un posto in cui essere gay fa la differenza.”

“Non ci sono grosse opportunità per del sesso anonimo, omosessuale o etero, giù alla stazione,” lo avvertì Neil. “Ci sono altri due jackaroo che sono gay, oltre a Caine e Macklin, ma stanno insieme, e tutti gli altri andranno via alla fine della stagione, cioè tra qualche settimana.”

“Allora starò senza,” fece Sam con un’alzata di spalle. “Non sarà la prima volta.” Esitò, poi proseguì. “Mi sono rotolato abbastanza insieme a degli sconosciuti durante l’ultimo anno, meglio aspettare finché non incontro qualcuno per cui valga la pena, anche se so che probabilmente non accadrà alla stazione. Inoltre, cominciare una storia prima ancora che il divorzio diventi effettivo sarebbe solo stupido. Preferisco andare in bianco piuttosto che sentirmi di nuovo uno da poco.”

“Mi era sembrato di capire che ti facesse sentire bene.”

“Il sesso sì, il dopo no,” spiegò Sam. “Non credo tu voglia sapere i particolari.”

“Non esattamente,” fece Neil con una smorfia. “Difendo Caine e Macklin con ogni fibra del mio corpo, ma preferisco non sapere quello che succede quando sono in camera. Lo stesso vale per te.”

Il sorriso che Sam gli rivolse fu il più sincero da quando si erano incontrati alla stazione degli autobus.

“Grazie.”

 

 

“DEVI ANDARE a Melbourne quest’inverno,” disse Devlin Taylor voltandosi verso il fratello minore Jeremy. “Devi trovarti una buona moglie, accasarti e fare dei figli.”

Jeremy lo guardò dall’altra parte del tavolo apparecchiato per la colazione nella casa padronale e si trattenne a malapena dal fare un verso sprezzante. Devlin rifiutava di mangiare in mensa insieme ai jackaroo. Diceva che era ‘al di sotto del suo status’. Avevano già parlato di quella cosa del metter su famiglia più volte di quante Jeremy riuscisse a ricordare. Si sarebbe sposato solo quando fosse stato pronto – di certo non a breve giacché non avrebbe sposato una donna e non gli era concesso di sposare legalmente un uomo – e Devlin poteva anche prendere le sue insistenze e ficcarsele su per il culo. “Pensavo di andare a Sydney,” rispose, “ma solo per una o due settimane, giusto il tempo di rilassarmi un po’ dopo l’estate.”

“Non è abbastanza tempo per incontrare una donna,” protestò Devlin.

“Forse perché non voglio incontrare una donna?” ribatté lui. “Non nel senso che intendi tu, almeno. E non voglio neanche perdere di nuovo tempo a parlarne.”

“Attento, ragazzo,” lo ammonì Devlin, in un tono più simile a quello di un padre che di un fratello maggiore. In effetti, considerati i dodici anni che li separavano, non erano mai stati particolarmente vicini, né avevano condiviso quella parte di infanzia che permette poi di avere uno stretto legame fraterno da adulti. “La gente comincerà a sparlare. Hai già trentaquattro anni, un’età più che regolare per sistemarti. Se continui così, cominceranno a dire che sei come quei froci di Lang Downs.”

“E se anche fosse?” ribatté lui accalorandosi, e non solo perché era vero. Odiava quella parola almeno quanto odiava gli sproloqui omofobi del fratello, ma gli era comunque impossibile negare di essere gay, benché avesse convenientemente dimenticato di informarne lo stronzo. “Armstrong fa un lavoro straordinario a Lang Downs indipendentemente dalla persona con cui divide il letto, e quando hai dovuto licenziare quel cretino che aveva danneggiato le loro recinzioni, Neiheisel te l’ha fatta passare senza denunciare né lui né te. Non danno fastidio a nessuno se stanno insieme.”

“Non permetterò che mio fratello sia additato come finocchio!” ruggì Devlin.

“Meglio essere un finocchio rispettabile che un bigotto omofobo che non ha ancora imparato a gestire la sua stazione altrettanto bene di quanto fanno i froci di Lang Downs,” gli rispose lui a tono.

L’urlo infuriato di Devlin rivelò abbastanza chiaramente quali fossero le sue intenzioni, permettendo così a Jeremy di evitare il pugno che gli sferrò. Incapace di contenere oltre l’ira che sentiva montargli dentro, rispose con un montante che colpì il fratello direttamente alla mascella. Devlin barcollò all’indietro, poi affinò lo sguardo e si gettò di nuovo all’attacco. Per quanto Jeremy cercasse di evitare il colpo, non ci riuscì del tutto e il pugno lo spinse indietro, costringendolo ad appoggiarsi alla scrivania dell’ufficio per non cadere. Quando poi il fratello gli si gettò di nuovo addosso, usò il suo slancio per rivoltarlo e fargli sbattere la faccia contro il piano di legno. Ebbe appena il tempo di concedersi un attimo di sollievo al pensiero che nessuno dei jackaroo ancora presenti alla stazione stesse assistendo alla scena, che Devlin si era già tirato su e gli aveva affondato il pugno nella pancia. Jeremy si piegò e gli si buttò addosso, mirando alle ginocchia. Devlin cadde e poi rimase lì a terra, puntandogli addosso due occhi così colmi di odio che Jeremy si sentì costretto a fare un passo indietro.

“Fuori,” gridò quindi l’uomo, mentre un rivolo di sangue gli colava dall’angolo della bocca. “Non osare ripresentarti qui finché non ti sarai trovato una moglie e condurrai una vita rispettabile.”

Jeremy chiuse un attimo gli occhi; conosceva bene suo fratello e sapeva che quel tono di voce indicava quanto parlasse seriamente. “Entro il tramonto sarò già lontano.”

“E non prendere nulla che appartenga alla stazione,” aggiunse l’altro.

Il che era impossibile, perché Jeremy non si era mai disturbato ad assegnarsi uno stipendio, ma comprava quello che gli serviva coi soldi della stazione, esattamente come faceva anche Devlin. Però era stanco di litigare, ormai: avrebbe preso quelli che considerava i suoi effetti personali e si sarebbe lasciato dietro il resto. E se gli fosse mancato qualcosa, l’avrebbe rimpiazzato una volta trovato lavoro in un’altra stazione. Sperava proprio che Lang Downs stesse cercando dei jackaroo perché sarebbe stato un altro bello schiaffo morale a suo fratello; se invece non stavano cercando nessuno, sapeva di avere abbastanza esperienza da poter essere assunto pressoché ovunque.

Salì in camera sua, massaggiandosi la mascella là dove il pugno di Devlin l’aveva colpito, e cominciò a preparare una borsa con i propri vestiti e gli articoli per l’igiene personale. Pensò di prendere il telefono ma immaginò che tanto Devlin avrebbe disdetto il contratto visto che l’apparecchio risultava di proprietà della stazione. Lanciò un’occhiata alla sacca che conteneva tutti i suoi averi terreni e si sentì sommergere dalla depressione per quanto misera era la sua vita. Sarebbe dovuto andare via già anni addietro.

“Prendo la macchina,” disse una volta ridisceso al piano di sotto. “Te la rimando appena arrivo nel posto dove vado.”

Devlin, seduto alla sua scrivania e con una borsa del ghiaccio contro il labbro, non si prese neanche la briga di sollevare la testa.

Jeremy girò sui tacchi e uscì dalla casa nella quale era cresciuto, richiamando con un fischio Arrow, il suo kelpie. Era arrivato il momento di dire addio a Taylor Peak.