CAPITOLO UNO
TUTTI hanno una stagione preferita. La mia è l’estate. La nostra storia d’amore iniziò di certo quand’ero bambino, e tre mesi di vacanza senza niente da fare tranne ficcarmi nei guai erano irresistibili. Ma mentre crescevo, realizzai che durante quelle lunghe, calde giornate di giugno, luglio ed agosto, nessuno si aspettava niente da me. C’era sempre tempo, una volta finita l’estate, per rimettere in ordine la mia vita, prepararmi per la scuola, l’anno nuovo, qualunque cosa venisse. D’estate, tutto era possibile.
Sollevando la testa, mi fermai per un momento mentre attraversavo il parcheggio, per assaporare la calda brezza notturna che mi danzava sulla pelle. La città dove vivevo, Incline Village, a nord del Lago Tahoe, non era mai troppo calda, ed era solo una delle tante ragioni per cui amavo casa mia.
Sei mesi prima, non avrei mai immaginato che avrei mai più chiamato un qualche posto ‘casa’, ma questo era prima che incontrassi Logan Church. In così poco tempo ero passato dall’essere un reietto all’essere il compagno di un semel, un capotribù, ed essere nuovamente parte di una tribù.
Ero nato sia una pantera mannara che una reah. Se fossi anche nato donna, allora la mia vita avrebbe avuto un senso logico, ma stando le cose com’erano, la mia strada era stata tutta in salita. Le reah si accoppiavano solo con i semel, e visto che i semel erano sempre e solo maschi, l’unico compagno che avrei potuto plausibilmente avere sarebbe stato un maschio. Mentre io l’avevo sempre trovata una cosa sensata, dato che erano gli uomini, e non le donne, che mi avevano sempre affascinato, la tribù in cui ero cresciuto, così come la mia famiglia, era stata lesta a decidere che io ero un abominio. Dopo essere stato bandito a sedici anni, ero rimasto solo col mio migliore amico Crane, senza un posto che potessimo chiamare ‘casa’ finché non avevo incontrato Logan Church, il mio compagno.
Ora che ero una reah riconosciuta, la mia vita non consisteva più di me ed il mio migliore amico Crane, ma comprendeva invece il mio compagno e la sua famiglia e la mia nuova tribù. Stavo ancora vacillando, sopraffatto, sepolto sotto una valanga di obblighi e protocolli ed impegni che richiedevano il mio tempo. Era scoraggiante, e lo era diventato ancora di più nell’ultima settimana. Non sapevo da che parte cominciare per spiegare gli ultimi eventi al mio compagno.
Lasciai che il profumo di fiori selvatici, la sottile traccia del lago, ed il carbone che bruciava nelle vicinanze mi distraessero dai miei pensieri. Gli odori stavano scivolando intorno a me quando ripresi il cammino. I giorni dell’estate mi ispiravano pigrizia; volevo poltrire in un’amaca da qualche parte e dimenticare tutto degli eventi della settimana precedente. Feci un cenno con la mano quando il mio nome fu chiamato da diversi membri del mio team, che si sgolavano a darmi la buonanotte. Era carino che a tutti fosse mancato anche solo il vedere la mia faccia. Gestire un ristorante era un lavoro duro, ma quello che lo rendeva soddisfacente erano le persone, e le mie erano fra le migliori. Quando mi squillò il telefono, rimasi indeciso se rispondere o no, visto che la chiamata era da casa, ma lo feci lo stesso.
“Pronto?”
“Jin.”
Il mio cuore perse un battito, e mi fermai, congelato lì vicino al mio fuoristrada, il solo suono della voce dell’uomo abbastanza per farmi scorrere dentro un’ondata di calore.
“Jin?”
“Logan... sei a casa.” Sospirai, la voce tremante. “Quando sei arrivato a casa?”
“Non sembri contento.”
Lo ero e non lo ero allo stesso tempo. “No, sono contento. Sono solo sorpreso; pensavo avessi detto che ci avresti messo dieci giorni, e ne sono passati solo sette.”
“Non posso tornare a casa presto?”
“Non è quel che intendevo.”
“Quindi sei contento che sia a casa.” Suonava incerto.
“Certo che lo sono,” mi affrettai a dire, “ma quando sei—”
“Solo pochi minuti fa. Mikhail ed io, noi...” Era distratto; stava guardando qualcosa che aveva attirato la sua attenzione. “Dove sei?”
Che dire?
“E dove sono tutti? La casa è vuota. Mikhail ed io arriviamo a casa e non c’è nessuno in giro? Com’è possibile?”
Con dodici persone che vivevano nello stesso posto, undici ora che Simone aveva ufficialmente traslocato per sposarsi – accoppiarsi – ci si aspettava che almeno una persona ci sarebbe sempre stata quando l’uomo fosse tornato dal suo viaggio di una settimana a New York. Che non ci fosse stato nessuno ad accoglierlo doveva essere stato strano.
“Voglio vederti.”
C’era un sottofondo di comando nella sua voce, ma non l’aveva detto come un ordine, il che, fortunatamente, mi permise di ignorarlo. Ne fui sollevato, perché non c’era verso che potessi vederlo nello stato in cui ero. “Okay.”
“Okay?”
“Sì.”
“Cosa vorrebbe dire?”
“Vuol dire che si può fare in un paio di giorni, ma—”
“Un paio di giorni?”
“Sì. Hai detto che non ci saresti stato, così volevo essere sicuro di non esserci neanch’io, e ora ho dei piani che non posso cancellare.”
“Perché mai volevi lasciare la casa? Ti piace stare in casa.”
Ed aveva ragione – mi piaceva. Dopo essere stato senza una casa per così tanto tempo, al di là del lavoro, era lì che passavo normalmente il mio tempo.
“Jin, cosa sta succedendo?”
“In che senso?” chiesi con indifferenza.
“Che piani hai che non si possono cambiare?”
“Logan—”
“Con chi sei?”
Mi schiarii la gola. “Nessuno.”
Il suo silenzio si protrasse, come se stesse pensando. “Jin.”
Avevo progettato di inventarmi una storia quella sera; non ero ancora pronto. Mi stavo trastullando con l’idea di dirgli che dovevo andare a Las Vegas per il mio capo o qualcosa del genere. L’idea di mentire al mio compagno mi faceva male solo a pensarci, ma l’alternativa, la verità, non era per niente meglio.
“Jin?”
“Sono qui.”
“Cosa diavolo sta succedendo? Dove sono tutti, e perché diavolo non vuoi vedermi? Sono stato via per una settimana intera; non ti sono mancato neanche un po’?”
Mi era mancato anche troppo, il che era stato alla fin fine la causa dell’intero problema, a sentire Abbot.
“Jin... amore.” La sua voce si addolcì, roca di affetto. “Perché non vuoi vedermi?”
“Voglio... lo voglio eccome,” svicolai. Cos’altro avrei dovuto dire? “È solo che non voglio che tu mi veda finché non avrò un bell’aspetto.” Il che era la verità, in fondo, solo non tutta.
“Tu hai sempre un bell’aspetto.”
Era carino che lo pensasse, ma non avevo sempre un bell’aspetto, ed ora, ancora peggio, ero pesto e pieno di lividi, e stavo ancora guarendo. Dal momento che ero una pantera mannara, recuperavo le forze dopo essere stato ferito molto più in fretta di una persona normale, ma c’era stato un sacco di sangue e tagli, ed ero ancora abbastanza malandato. Avevo detto a tutti al lavoro che avevo fatto un incidente d’auto, e quando mi ero presentato al ristorante solo per dare i turni nuovi e consegnare le buste paga, non erano nemmeno sicuri che avrei dovuto scendere dal letto. Se avessi detto loro la verità, che avevo interrotto la lotta fra due pantere mannare, mi avrebbero guardato come se fossi impazzito.
“Sei al lavoro?”
“A dire il vero me ne sto giusto andando,” dissi, perché mi sarei in effetti allontanato in auto dal ristorante dove lavoravo nel giro di pochi secondi. “Sto andando dal mio amico Eddie per—”
“Jin.” Mi interruppe. “Io – cosa sta succedendo?”
Restai in silenzio, perché la conversazione stava prendendo una brutta piega. Non potevo lasciare che mi ordinasse di tornare a casa.
“Jin?”
Merda. “Pensavo di avere più tempo.”
“Più tempo per cosa?”
Non potevo dire che stavo cercando di salvare la vita di un uomo.
“Jin?”
Feci un profondo sospiro. “Ti arrabbierai un sacco.”
“Sono già arrabbiato,” scattò, “perché ti rifiuti di parlarmi e stai cercando di nascondermi delle cose. Te lo chiederò di nuovo – cosa diavolo sta succedendo?”
“Vedi... non è colpa di Abbot.”
“Cosa?”
“Voglio dire, lo è, ma—”
“Io non—Abbot George? Il sheseru che Yuri sta addestrando per la tribù di Kellen?”
Dietro richiesta di Kellen Grant, un altro semel, il capo di una tribù di pantere mannare, Logan aveva acconsentito che il suo sheseru, il suo sceriffo, Yuri Kosa, ne addestrasse un altro. Il sheseru di Kellen era stato ucciso durante una menthuel, una sfida d’onore, e così suo fratello, il prossimo in linea di successione, era diventato il nuovo sceriffo della tribù. Abbot George si trovava con noi da un mese quando Logan se n’era andato per presenziare alla cerimonia di accoppiamento di Simone a New York.
“Jin?”
“Come, scusa?”
“Concentrati.”
Ci stavo provando, ma era troppo difficile. Ero troppo preoccupato riguardo a cosa stava per succedere, e la voce di Logan mi faceva uno strano effetto allo stomaco. Me lo faceva sfarfallare, rigirare, stringere in un modo che non era poi malvagio. Mi era mancato da impazzire.
“Jin!”
Gemetti perché aveva alzato la voce, e mi aveva ricordato che lui era il dominante nella nostra relazione. Era il semel, il capo, ed io ero il suo compagno. Una sensazione di bisogno quasi dolorosa si concentrò nel mio inguine.
“Cosa c’è che non va? Dimmelo.”
La sua voce era profonda e ringhiante, ed i miei pensieri corsero all’ultima volta che ero stato a letto con lui. Aveva voluto legarmi, ed io lo avevo lasciato. I legacci erano stati le sue cravatte di seta, ma mi avevano trattenuto ugualmente perché eravamo stati entrambi al gioco, volevamo entrambi vivere quella fantasia.
“Jin?”
“Mi sei mancato,” sussurrai.
“Anche tu.” Mi disse, burbero, la sua voce bassa e profonda. “Tesoro, cosa succede?”
Perso nel suono della sua voce, il mio corpo che bramava il suo, il desiderio che sentivo nel profondo, quasi mi fece crollare. Mi schiarii la gola, riprendendo il controllo. “Logan, io—”
“Stai parlando di Abbot George, giusto? Il tizio che Yuri sta addestrando?”
Stava addestrando.
“Jin?”
“Sì,” dissi solennemente.
Ci fu una pausa mentre lui finalmente capiva. “Cos’ha fatto?”
“È stato un errore.”
“Che cosa?”
“Solo, tieni presente che è stato un errore.”
“Jin, che Dio mi aiuti, se tu—”
“Sto bene.”
“Perché non dovresti star bene?” La sua voce si indurì. “Cosa stai cercando—”
“È stato un errore.”
“L’hai già detto. Cosa diavolo è successo? Dimmelo e basta.”
Trasalii quando sentii quant’era gelido il suo tono. “Okay, dunque, suppongo che visto che mi mancavi e che sono la tua reah e—”
“Cristo, è come stare dal dentista! Dimmi cosa cazzo è successo e basta!”
Non era arrabbiato con me, e lo sapevo, ma era comunque irritato. “I feromoni,” sospirai. “Non avevo neanche realizzato che stavo... ma Abbot ha detto che era come se fossi in calore.”
“Abbot ha detto.” La sua voce si fece un’ottava più bassa, mortalmente calma.
Feci un suono strozzato.
Ci fu un fruscio soffocato, e poi, “Jin.”
La voce calma di Mikhail mi colmò di sollievo. A lui potevo parlare. Il sylvan della nostra tribù, il saggio, il consigliere, era una fonte costante di ragionevolezza e forza. Confidarsi con Mikhail era qualcosa che facevano tutti, e io non facevo eccezione. “Ciao.” Feci un ampio sorriso, lasciandomi sfuggire un sospiro profondo. “Com’è andato il viaggio?”
Ci fu un profondo grugnito. “Ti dirò tutto di New York quando ti vedrò, ma prima devo sapere cos’è successo qui. Il mio semel lo richiede, ed anche io. Perché non sei a casa, mia reah, e dov’è il tuo sheseru?”
Pensai per un momento a cosa dire.
“Dimmelo e basta.”
Ma era successo tutto così in fretta. Un momento ero in cucina a fare gli spaghetti, e quello dopo mi ritrovai davanti Abbot George, il sheseru in addestramento, la pantera dalla tribù Selket di Kellen Grant. Visto che ero reah della mia tribù, compagno del capo, non gli sarebbe stato permesso essere solo con me, ma in casa mia, non davo tanto peso alle regole. Se eri in casa mia, mi fidavo di te.
“Ehi.” Gli sorrisi. “Come va l’addestramento con Yuri? Pensi di voler ancora essere un sheseru, o vuoi mollare?”
I suoi occhi si strinsero mentre si avvicinava a me. “Il mio semel, Kellen Grant, ha preso come compagna una yareah, una donna che ha scelto lui, non una reah che gli era destinata dalla nascita. Non ha una vera compagna. Non ha una reah.”
“Sicuro,” concordai, inclinando la testa verso i fornelli. “Gli spaghetti non sono buoni come quelli della mamma di Logan, ma sono okay. Ne vuoi un po’?”
Non mi rispose, e si avvicinò invece, spingendomi indietro, venendomi addosso.
“Abbot?”
“Un vero sheseru dev’essere lo sceriffo del semel ed il protettore della reah, non è forse vero?”
“Un sheseru fa ciò che il suo semel ordina,” gli chiarii. “Potresti fare un passo—”
“Ho letto la legge. Un sheseru è il campione della reah.”
“Se la tribù ha una reah,” lo corressi. “Se non c’è una reah, allora—”
“Un semel è perso senza una reah.”
“Un sheseru è perso senza una reah.”
“No, semplicemente fa la guardia alla yareah invece...” non potevo concentrarmi; ero incerto e teso. “Potresti magari... potresti indietreggiare un po’,” avevo suggerito, certo che non avesse idea di quanto mi stava mettendo a disagio.
“Un sheseru deve essere il protettore di una reah,” disse, la voce piatta, avvicinandosi ulteriormente.
“Fermati,” dissi, gentile ma fermo.
“Pensavo che fosse lo stesso,” disse lui, la sua voce che si faceva bassa, la punta delle dita che mi sfioravano il collo. “Reah o yareah... non avevo idea che ci fosse una differenza finché non sono venuto qui.”
“Abbot,” dissi il suo nome mentre due uomini che non avevo mai visto in vita mia entravano in cucina.
“Cosa stai—”
“Non è lo stesso. Una reah è... un miracolo, e dopo essere stato qui, con te, una vera reah, vedo e sento la differenza. Devo restare qui, al tuo fianco; Logan deve accettarmi e bandire Yuri.”
Era fuori di testa, e prima che la sua mano potesse chiudersi intorno al mio collo, indietreggiai di tutto lo spazio che mi restava, fino a sbattere contro la credenza dietro di me. “Yuri è il sheseru di Logan e lo sarà finché—”
“Da quando Logan se n’è andato, è come se tu fossi in calore,” sussurrò, e vidi che le sue pupille erano diventate enormi, sentii il tremito improvviso che lo aveva attraversato. Mi domandai vagamente dove fosse Yuri. “Penso che un sheseru si prenda cura della sua reah in tutti i modi quando il semel non c’è.”
Non c’era quasi più bianco, solo enormi occhi dilatati che mi inghiottivano. Era inquietante, quasi spaventoso, e cosa diavolo voleva dire quel commento su tutti i modi?
“Penso che tu abbia bisogno di me... Il tuo corpo brama il mio.”
Ma chi mai parlava in quel modo? “Dovresti andare a guardare la tele in soggiorno,” suggerii gentilmente, guardandolo, i capelli che mi si rizzavano sulla nuca mentre lanciavo un’occhiata agli altri due uomini. “E porta i tuoi amici con te, a meno che non vogliano qualcosa da mangiare prima.” Lottai per mantenere il mio tono neutrale, calmo e allegro.
“Non ho mai voluto un uomo prima,” confessò lui, la voce che si abbassava. “Ma non ho nemmeno mai visto un uomo come te, Jin Rayne.”
Mi si gelò il sangue. E non perché avessi paura. Ero furioso. Come osava trattare Logan in questo modo? Come osava violare la santità della sua casa? Io ero il compagno del semel, completamente intoccabile, ed ora quest’uomo voleva rivendicarmi? Il mio compagno era la più forte pantera maschio che avessi mai incontrato, e quest’uomo pensava di poterlo usurpare? Prendermi? Aveva l’arroganza di pensare che volessi qualcosa all’infuori del mio compagno? Era osceno.
“Fuori da casa mia,” ordinai, la mia voce fredda e dura.
“Reah.” Mi interruppe prima di lanciarsi su di me, strappandomi il piatto di mano prima di afferrarmi il viso e strattonarmi in avanti. La sua bocca si avventò sulla mia, la sua lingua che si spingeva fra le mie labbra mentre mi piegava all’indietro sulla credenza.
Spinsi e lottai, ma lui era così tanto più grande e più forte di me, le sue mani ovunque mentre riuscivo a scostare la sua bocca dalla mia. “Fermati,” gracchiai, cercando di non gridare, terrorizzato per lui, per la trasgressione che stava commettendo. In pochi secondi ero passato dalla rabbia al timore per la sua vita. Avrei potuto trasformarmi e sfuggirgli facilmente, ma se qualcuno mi avesse visto si sarebbero domandati perché avevo bisogno di trasformarmi in pantera nella mia stessa casa. Cosa poteva spingermi a trasformarmi in animale? Perché avrei dovuto aver bisogno di lottare? Ed appena questa storia fosse venuta fuori, il mio Sheseru, Yuri Kosa, li avrebbe uccisi. Quindi non volevo che nessun altro ci vedesse o sentisse. L’istante in cui gli altri mi misero le mani addosso, però, mi dimenticai della loro sicurezza.
Il tavolo della cucina fu sgombrato ed io vi fui sbattuto a faccia in giù, le mie braccia tese, strette in una morsa. Gli sconosciuti mi tennero strettamente i polsi mentre Abbot spingeva l’inguine contro il mio osso sacro, le sue mani sulla fibbia della mia cintura, arrabattandosi per togliermela. Avevo pensato che ci fossero solo tre uomini, ma ora vedevo chiaramente il mio errore. Ce n’erano quattro.
Non avevo scelta. Mi mutai fra le loro dita come se fossi liquido, il mio corpo che si trasformava in un battito di ciglia da uomo a pantera. Ansiti di sorpresa colmarono la stanza mentre rotolavo a terra, ingarbugliato nei miei jeans e la maglia, liberandomi in pochi secondi, felice di essere stato a piedi nudi. Mi era sfuggito quando la reverenza di Abbot si era mutata in ossessione, ma a lui a quanto pare era sfuggita la mia velocità. Ero molto più veloce di quanto si aspettasse, confermato dal fatto che avevo raggiunto il lato opposto della cucina prima ancora che riuscissero a seguirmi con gli occhi.
“Reah,” sospirò Abbot mentre iniziava a strapparsi i vestiti, cercando freneticamente di spogliarsi, di trasformarsi in pantera.
“Andiamo,” gli urlò uno degli altri uomini mentre un altro si lanciava verso la porta sul retro.
Era la mia velocità. Faceva paura vedere qualcosa trasformarsi così in fretta.
“Abbot!”
Ma lui era nel mezzo della sua mutazione da uomo ad animale.
“Hai detto che lo voleva! Non hai mai detto che ti avrebbe combattuto!” gridò lo sconosciuto nella mia cucina mentre abbandonava il suo amico, fuggendo in fretta, dileguandosi oltre la porta sul retro e nella notte.
“Jin, dove... sei...”
L’arrivo di Yuri in cucina mi tolse l’opportunità di fuggire e mi lasciò senza altra scelta che correre verso di lui, per proteggerlo dall’attacco che non avrebbe mai potuto aspettarsi.
Anche se ero due volte più lontano da Yuri dell’altro felino, lo raggiunsi prima che potesse farlo Abbot, e lo gettai a terra sotto di me, impedendo ad Abbot di affondare denti ed artigli nel torace del mio sheseru. Ma nella mia arroganza per la mia velocità, mi ero scordato della sua. Quando si voltò indietro e mi affondò le zanne in un fianco, sentii come se mi avessero dato un pugno ed una coltellata allo stesso tempo.
Calore si spanse nel mio fianco, e poiché ero momentaneamente stordito, la testata che seguì mi gettò a terra. Artigli aguzzi come rasoi mi squarciarono il fianco, e realizzai che lo spruzzo di sangue era mio. Sentii il ruggito furente di Yuri, vidi i suoi abiti piovermi addosso, mentre se li strappava di dosso per potersi trasformare.
Ero in mezzo alla loro lotta, ed avendo perso del sangue, non ero forte o veloce com’ero normalmente. Il mio corpo fu lacerato e strappato, gettato fra due potenti pantere come un giocattolo, calpestato ancora ed ancora, schiacciato e martoriato prima che finalmente riuscissi a prendere il controllo abbastanza da schizzare fuori dal loro intreccio mortale.
Guardando i due, osservando com’erano selvaggi i loro attacchi, realizzai che avrebbero combattuto fino alla morte a meno che non li avessi separati. Volevo lanciarmi in avanti, ma mani forti sulla mia nuca mi impedirono di muovermi.
“Aspetta,” disse Crane sopra di me, la voce del mio migliore amico dura mentre si inginocchiava di fianco a me. “Stai sanguinando,” mi avvertì. “Penso che tu sia ferito in modo serio. Inverti la trasformazione perché possa vedere.”
Ma non c’era tempo.
“Lascialo andare, idiota, prima che Yuri uccida Abbot.”
Crane si alzò vicino a me in un unico movimento fluido mentre Markel, un’altra pantera, e suo rivale in amore con la sorella di Logan, Delphine, si materializzò alla mia destra.
“Jin è l’unico abbastanza veloce da mettersi fra loro due senza farsi male.”
“È già ferito!” gli ruggì Crane. “E non me ne frega un cazzo se Abbot muore. È morto comunque.”
“Di cosa cazzo parli?” gridò Markel, spintonando violentemente Crane in modo che mi togliesse le mani di dosso. “Siamo responsabili per la sua sicurezza quando è qui. Pensi che il suo semel accetterà che sia stato ferito in casa di Logan e basta? Usa il cervello!”
Crane si gettò contro Markel senza rispondere, e i due crollarono a terra in un groviglio di braccia e gambe. Quando balzarono entrambi in piedi dopo un momento, strappandosi i vestiti, invertii la trasformazione e gli urlai di smetterla ed aiutarmi. Almeno, ci provai – ciò che venne fuori fu una versione strozzata della mia voce. Dovetti aggrapparmi alla credenza per impedirmi di cadere in ginocchio. Voltando la testa, vidi Crane e Markel lanciarsi l’uno contro l’altro nelle loro forme di pantera, scontrandosi in una frenesia di sete di sangue, artigli e denti, entrambi colmi di furia omicida. Per Crane, era iniziato con l’essere qualcosa che riguardava me, ma ora aveva l’occasione di massacrare il suo rivale. Avrebbe sfruttato questa opportunità al massimo; l’animale che viveva in lui non gli dava scelta. Quando i miei occhi guizzarono da loro due a Yuri, che era sotto attacco da parte di Abbot ed un’altra pantera,vidi ciò che il mio sheseru non poteva vedere.
Trasformandomi in pantera, saettai attraverso la stanza e mi tuffai sulla schiena di Yuri, gettandolo violentemente a terra, piatto sul pavimento sotto di me, facendogli scudo dall’attacco della terza pantera. Denti affondarono nel retro del mio collo mentre artigli si conficcavano nel mio fianco. Calore bruciante ed aguzzo mi attraversò mentre la pantera ed io rotolavamo giù da Yuri ed io ero gettato contro i fornelli. I denti di Abbot mancarono la mia giugulare per un soffio, ma fu strappato via prima che potesse fare un secondo tentativo. Yuri era lì, tenendomelo via di dosso, mentre l’altra pantera affondava gli artigli nella mia schiena. Il dolore era come una scarica elettrica che mi attraversava, costante, gonfiandosi sempre di più. Il morso nella mia spalla, violento e lacerante, mi fece ululare di dolore.
Un sussulto mi attraversò mentre la mia testa colpiva con violenza il pavimento, tutto nuotò intorno a me per un secondo prima che il peso si sollevasse e svanisse. Voltando la testa, vidi un uomo che giaceva di fianco a me sul pavimento, la sua gola lacerata. In un attimo, nell’istante in cui era morto, la trasformazione si era invertita. Nella morte, la forma umana era rivelata.
Yuri apparve improvvisamente sopra di me, la sua pelliccia dorata inzuppata di sangue. Capii che stavo guardando il mio salvatore nell’istante in cui mi prendeva il panico. Dov’era Abbot? Dov’era l’altra pantera? Una era fuggita prima della battaglia, una era morta, questo lasciava Abbot ed un’altra vivi. Quando Yuri balzò via, ebbi la mia risposta. Vidi due pantere tuffarsi oltre la porta della cucina prima di lui, allo stesso tempo in cui Crane scagliava Markel attraverso la finestra a bovindo che Logan aveva installato appena un mese prima. Avevano continuato a combattere, ciechi alla mia lotta fra la vita e la morte, in grado di aiutare in qualsiasi momento ma senza che nessuno dei due lo notasse. Inoltre, erano riusciti a distruggere qualcosa che Logan Church amava. Aveva creato uno spazio nella cucina solo per me e lui, un angolo tranquillo, un rifugio dove potevamo fare colazione insieme, con tanto di finestra per guardare fuori verso i boschi. Mi era preziosa per tutto il pensiero che Logan vi aveva dedicato, ed ora era svanita.
Invertendo la trasformazione ora che il pericolo era scomparso, mi ero ritrovato solo, nudo, tremante di dolore mentre lottavo per alzarmi. In quel momento, ero stato terrorizzato. Stavo sanguinando, e la mia temperatura corporea stava crollando in fretta. In quei secondi fugaci, temevo di stare per morire.
“Aspetta.”
Non ero sicuro di quando avessi iniziato a parlare, quando il richiamare eventi nella mia testa si era tradotto in un monologo, ma dal suono piatto della voce di Mikhail capii che avevo detto decisamente troppo.
“Fammi capire,” disse, e il suo tono era rigido come non avevo mai sentito prima. “Sei stato attaccato nella tua casa da pantere della tribù di Selket.”
“Quattro all’inizio, tre alla fine, ma... sì,” sospirai.
“Kellen lo sa?”
“Non so.”
“Come puoi non saperlo?”
“Ho lasciato la cosa al padre di Logan.”
“Perché? Tu sei la reah.”
Cosa potevo dire? “Dovevo... riposare.”
“Riposare,” ripeté. “Tu?”
“Sì.”
“Tu guarisci più in fretta di ogni altra pantera che conosco.”
“Sicuro.” Mi schiarii la gola, non volendo dire niente di specifico.
“È morto?”
“Chi?”
“Abbot, ovviamente.”
“No.”
“Dov’è?”
“Probabilmente con Avery.”
“Avery? Avery Cadim? Il sheseru di Christophe.”
“Sì.”
“Perché? Cos’ha a che vedere la tribù di Pakhet con questo?”
“Crane ha detto che Abbot e l’altro tipo – non so il suo nome – si sono rifugiati con Avery a Reno ed ha chiesto ospitalità finché non arriva il loro semel. Non ho idea di dove sia il terzo. È corso via prima che succedesse qualcosa.”
“Aspetta. Kellen Grant sta venendo qui?”
“Sì.”
“Quando?”
“Non lo so.”
“Cosa vuol dire non lo—” Si fermò bruscamente, e capii che la ragione era che non voleva urlarmi contro. “Dov’è Yuri?”
“L’ho mandato sulle montagne con Ivan e l’altro khatyu a cacciare.”
“Perché?”
“Perché non volevo che partisse per una battuta di caccia nelle terre di Christophe.”
“Sarebbe suo diritto come sheseru di questa tribù cacciare ed uccidere l’uomo che ha osato posare le mani su—”
“Io non voglio.”
“Non m’interessa. La vita di Abbot appartiene a Logan. Jin, tu—”
Sentimmo il ruggito nello stesso momento. Senza nemmeno aver bisogno di spiegazioni, seppi che Logan era entrato nella cucina ed aveva visto la devastazione.
“Mikhail.” Sospirai mentre entravo nel fuoristrada e accendevo il motore. “Solo, di’ a Logan che lo chiamerò in mattinata e—”
“Jin—oh, aspetta...”
Sapevo che non mi conveniva aspettare. Così invece riattaccai. Se Logan mi avesse ordinato di andare a casa, mi avesse comandato come semel della tribù di presentarmi davanti a lui, non avrei avuto altra scelta che andare. Ero la sua reah, il suo compagno, e la sua parola era legge. Il suo dominio sopra di me, sopra tutti noi, era assoluto. Ma se io non gli parlavo, allora non dovevo fare quello che diceva. Era da codardo, ma avrebbe funzionato.
Sei mesi prima, il mio mondo era andato sottosopra quando avevo conosciuto il capo della tribù di Mafdet, Logan Church. Le pantere, i felini, non si accoppiavano per la vita, eccetto il capotribù, ed anche in quel caso solo se, o quando, avesse trovato la sua compagna. La sua vera compagna. La sua reah.
La possibilità che un semel trovasse la sua reah erano molte scarne, così scarne a dire il vero che forse uno su un milione ne avrebbe anche solo vista una. Certamente io non avevo mai pensato, quando ero salito per la prima volta sulla montagna, da dove lavoravo a Kings Beach fino a casa di Logan ad Incline Village, che nell’istante in cui avessi posato gli occhi su quell’uomo il mio cuore sarebbe diventato suo. Avevo poi scoperto che tutto ciò che pensavo di sapere sull’amore e l’impegno e l’appartenere a qualcuno era sbagliato. Essere innamorato ti rendeva forte, non debole, ed appartenere ad un uomo mi faceva sentire come se potessi volare. Ma c’erano problemi, differenze che dovevano essere appianate, ed anche altre situazioni che coinvolgevano le persone intorno a me.
Avevo bisogno di tempo per capire cosa fare riguardo il triangolo amoroso in casa. Delphine, la sorella di Logan, non sembrava riuscire a decidere fra il mio migliore amico, Crane Adams, e l’ex sheseru della tribù di Menhit, Markel Kovac. Delphine doveva scegliere da quale dei due avrebbe accettato un corteggiamento, avrebbe provato ad abitare, e con cui eventualmente, se si fossero innamorati, si sarebbe accoppiata. Chiaramente, non poteva andare avanti così. Casa mia non sarebbe sopravvissuta. La mia finestra a bovindo era già andata distrutta; potevo solo immaginare cosa sarebbe successo la prossima volta.
Personalmente, non capivo l’esitazione di Delphine a dire a Markel che aveva scelto Crane. Non c’era paragone fra i due uomini. Markel era cupo e pensieroso, freddo e brusco, Crane l’esatto opposto, caldo, amorevole e gentile. Quell’uomo poteva illuminare una stanza solo entrandovi. Non faceva neanche male il fatto che Crane fosse anche bellissimo. Markel era più piccolo, con meno muscoli, più snello. Non trovavo assolutamente niente di interessante in quell’uomo, ma a quanto pareva, Delphine invece sì. Non che io avessi prestato molta attenzione; lo vedevo a malapena.
Quando mi squillò il telefono mentre guidavo verso l’appartamento del mio amico Eddie, realizzai che c’era il numero di Crane sullo schermo. Dovevo davvero dare a ognuno una suoneria diversa, così non avrei più dovuto controllare ogni volta, ma era così in fondo alla mia lista di cose da fare che dubitavo avrei mai avuto il tempo.
“Ehi,” lo salutai, a disagio, irritabile, desiderando più di ogni altra cosa vedere Logan, essere avvolto fra le sue braccia. “Sono contento che tu mi stia finalmente chiamando – dove sei?”
Ignorò la mia domanda. “Suoni agitato.”
“Dove sei?” ripetei.
“Sono a casa,” brontolò, “e tu no.”
Diedi uno sbuffo di risata. Non potevo farci niente. “Hai scelto proprio oggi per farti vivo?”
“Merda.”
“È quasi buffo,” grugnii. “Il tuo tempismo, intendo.”
“Capisco cosa intendi.”
“Te ne vai e mi ignori per una settimana e non—”
“Non ti ho ignorato! Mi sentivo – mi sentivo come un idiota del cazzo. Dovrei essere il tuo migliore amico, e cosa più importante – sono il tuo uomo. Sono il beset di una reah, e nel momento decisivo, ti ho forse protetto? Ero forse preoccupato per te? No, cazzo, l’unica cosa di cui mi preoccupavo era cercare di uccidere Markel. Tu avresti potuto dissanguarti a morte sul pavimento della cucina, ed io non me ne sarei nemmeno accorto. Non ti ho nemmeno controllato. Se Yuri non fosse stato lì... se Russ non fosse stato lì a nutrirti e darti l’acqua e—”
“È a posto,” dissi, interrompendolo. “Non mi importa niente di quella roba. Voglio solo che torni a casa.”
“Desiderio esaudito,” disse con sarcasmo. “Sono a casa – dove diavolo sei tu?”
Ridacchiai. “Hai scelto un pessimo giorno per tornare, stronzo.”
“Cazzo.”
Suonava così infelice che dovetti ridere.
“Cristo, mi dispiace tanto, Jin.” La sua voce era roca.
“Lo so, ma se adesso potessi smettere di rimproverarti e tornare ad essere mio amico, sarebbe d’aiuto. Ho bisogno che tu non continui a lamentarti come una ragazzina.”
“Io—”
“Se potessi tirare fuori le palle, sarebbe utile.”
“Oh, vaffanculo.”
Diedi un’altra risata sbuffante. “Meglio.”
Condividemmo quel facile silenzio che hai solo con il tuo migliore amico, dove non devi mai preoccuparti di cosa dire.
“Allora, cosa?” sospirò dopo diversi minuti. “Sei per strada?”
“Cosa?”
“Non darmi il ‘cosa’,” brontolò. “Solo – sei quasi qui, sì o no?”
“No, non esattamente.”
“Perché?”
“Ho le mie ragioni.”
Ci fu un silenzio più lungo stavolta.
“Cos’hai che non va?” chiese, percettivo. Era cresciuto con me, mi conosceva meglio di chiunque altro, e poteva distinguere cosa significavano tutte le differenti sfumature della mia voce, ed anche quelle del mio silenzio. “Cosa succede?”
“Logan è a casa.”
Fece un profondo sospiro. “Sì, lo so già.”
“È in anticipo di tre giorni.”
“Ed è incazzato. Sono appena arrivato; Delphine e Markel erano subito dietro di me, e l’istante in cui ho messo piede in casa, mi si è tuffato addosso. Mikhail è lì dentro a fare il terzo grado a Markel in questo preciso momento.”
“Russ è tornato?”
“Tornato da dove?” Era confuso.
“Non importa.”
“Dov’è andato Russ?”
“Los Angeles,” risposi.
“Per cosa?”
“Colloquio di lavoro.”
“Quando è—”
“Domin è lì?” chiesi, interrompendolo.
“Sì, è tornato a casa da dovunque diavolo fosse andato.”
Sospirai profondamente. Questa era la mia seconda preoccupazione – qualunque cosa stesse succedendo fra il mahees della tribù ed il fratello minore di Logan Church, Koren.
Domin era tornato da New York tre mesi prima, mentre Koren aveva scelto di restare lì con Simone ed essere il suo accompagnatore fino alla cerimonia di accoppiamento. Sapendo che Koren non era mai stato esattamente pazzo di lei, ero sorpreso che si fosse offerto. Avevo torchiato Domin quand’era arrivato a casa, e prima di andarsene di nuovo ad incontrare degli amici a Las Vegas, mi aveva confidato che lui e Koren dovevano passare un po’ di tempo separati. Non mi aveva detto nient’altro, non mi aveva dato spiegazioni per la separazione forzata, ma potevo indovinare. Domin non era un uomo paziente; ero certo che avesse dato un ultimatum, e quando non c’era stata una risposta immediata, Domin era balzato ad una conclusione affrettata e rabbiosa. Ero sicuro che non aveva nemmeno dato a Koren il beneficio del dubbio, ed invece aveva semplicemente preso una decisione riguardo il resto della sua vita basato sull’introspezione di Koren, sul fatto che avesse solo bisogno di pensare. Il silenzio era stato interpretato come un rifiuto invece del momento di riflessione che probabilmente era. Avevo cercato di convincere Domin a restare, semplicemente restare e parlarne con me, ma non ne aveva voluto sapere.
“Jin.”
“Scusa, stavo solo pensando a Domin. Come sta?”
“Sta bene, è Domin, solo – dove sei?”
“Logan sarà arrabbiato riguardo la finestra,” dissi, cambiando di nuovo argomento.
“È molto più che arrabbiato, vuole che io e Markel paghiamo un carpentiere che venga ad aggiustarla.”
“Il che ha perfettamente senso,” concordai.
“È una finestra fatta su misura, Jin.”
“Sì, lo so.”
“Come ti pare,” disse, sospirando. “Dove sei?”
“Sto andando da Eddie.”
“Eddie,” ripeté. “Eddie... Intendi Eddie il portinaio del Lakehouse Inn?”
“Sì.”
“Perché?”
“Perché se Logan mi vede così—”
“Così come?”
Smisi di parlare, perché mi ero dimenticato per un attimo che lui non mi aveva visto perché non glielo avevo permesso. Sette giorni prima, avevamo parlato brevemente attraverso la porta chiusa del bagno, che mi ero rifiutato di aprire.
“Jin?”
Sospirai profondamente. “Sono un po’ malconcio.”
“Cosa intendi?” Sbadigliò.
Inclinai la testa avanti e indietro, pensando a come dirlo. “Potrei essermi fatto un po’ più male di quel che ti ho detto lunedì.”
“Cosa vuoi dire?”
“Lascia perdere.”
“Jin.” La sua voce era improvvisamente tinta di preoccupazione. “Quanto più male?”
Feci un suono inaudibile in fondo alla gola.
“Jin.” La sua voce si fece bassa.
“Sto bene.”
“Merda. Sapevo che avrei dovuto farti uscire dal bagno per controllare.”
“Non sei mia madre.”
“No, sono meglio di lei,” ribatté seccamente.
Non potevo discutere. Mia madre mi aveva voltato le spalle quando aveva scoperto che ero gay; il mio migliore amico invece no. “Sto bene.”
“Ma ho detto a Russ di chiamarmi se—”
“Russ è dovuto andare a Los Angeles,” spiegai a Crane. Il futuro del fratello minore di Logan mi preoccupava quanto la vita sentimentale di Koren. Entrambi i fratelli di Logan mi erano cari.
“Ma doveva assicurarsi che tu mangiassi e—”
“No,” dissi, sorridendo mentre svoltavo in un’altra strada. “Eravamo solo io e Yuri.”
“Ma Ivan e Yuri sono andati a caccia. Ivan è tornato appena prima di me e Delphine. Ha detto che Yuri tornerà più tardi... stanotte... per... oh, cazzo.” Fece un respiro lungo e profondo.
“Non ti preoccupare.”
“Oh merda.”
Grugnii mentre parcheggiavo la macchina.
“Fammi capire bene.” Stava alzando la voce. “Hai mandato Russ via, Dio solo sa dove—”
“Non l’ho mandato da nessuna parte. Doveva andare a Los Angeles per un colloquio di lavoro, non essere tragico.”
“Jin!”
Il mio grugnito era colmo di tutta l’esasperazione che sentivo.
“L’hai mandato via, cazzone!”
“E anche se fosse?”
“Hai mandato Yuri in montagna nelle terre di caccia con Ivan e alcuni degli altri; hai mandato me da Delphine, mandato Markel a parlare con Christophe insieme a Peter, il papà di Logan, e Domin non c’era, e Logan non c’era, e Mikhail e Koren erano alla cerimonia di accoppiamento di Simone... Chi si è preso cura di te, esattamente? Eva?”
“No, la mamma di Logan è ancora a Pittsburgh a visitare sua sorella.”
“Ma che cazzo,” sospirò lui. “Jin, cos’hai...? Sei andato al lavoro?”
“No, sono solo passato stasera. Ho chiamato e ho detto a Ray che avevo avuto un incidente d’auto.”
Il suo respiro si era fatto irregolare. “Tu... Jin—”
“Non si aspetta che torni per almeno un mese ora, visto che ho già preso ferie per andare con Logan al banchetto e—”
“Jin!”
“Mi hanno tutti creduto,” dissi con un sorriso. “Owen ha detto che sembrava mi avesse investito un camion.”
“Porca vacca,” disse lui, tossendo. “Jin, Yuri sa che ti ha lasciato solo?”
“No,” dissi mentre uscivo dall’auto, chiudendola a chiave prima di andare verso le scale dall’altra parte del parcheggio. “Ho detto a Yuri che tu ti stavi occupando di me.”
“Sì, ma—”
“Ho detto a te che Russ si sarebbe occupato di me, e ho detto a Russ che Markel lo avrebbe fatto, e ho detto a Markel che lo avrebbe fatto Delphine.”
“Oh, vaffanculo, Jin! Che cazzata da martire è questa?”
“Non è niente del genere. Avevo solo bisogno che tutti voi vi calmaste e foste lontani l’uno dall’altro. Era tutto quel che potevo pensare.”
“Perché mentire a Russ, però?”
“Perché Russ doveva andare a quel colloquio a Los Angeles, e se fosse stato a casa a farmi da babysitter, non ci sarebbe potuto andare.”
“Cristo.”
“Doveva andare; voglio che ottenga il lavoro che vuole.”
“Jin, stai... puoi—”
“Se Logan mi vede così, potrebbe violare le regole territoriali e dare la caccia ad Abbot nella terra di Christophe. Non sarò la causa di una guerra insensata fra due tribù.”
“Come sarebbe insensata? Christophe è responsabile per—”
“Christophe era con Logan a New York alla cerimonia di accoppiamento di Simone. Non aveva idea di cosa facesse o no il suo sheseru. E tutto ciò che Avery ha fatto è stato offrire ospitalità ad un paio di pantere; non sapeva cos’avevano fatto quando li ha accolti. Ora che Christophe è tornato, una volta che avrà parlato con Avery, probabilmente consegnerà le due pantere a Logan, ma voglio che abbia l’opportunità di prendere quella decisione.”
“Di cosa cazzo stai parlando?”
“Se Logan sconfina nella terra di Christophe—”
“No, lo so, allora sarà lui in torto anche se non ha fatto niente di male.”
“Esattamente.”
“Ma—”
“Logan e Yuri devono stare fuori dalla terra di Christophe, non importa cos’ha fatto Avery.”
“Tu sei il compagno di un semel, e sei stato attaccato. Penso che ti stia sfuggendo il—”
“Ma sto bene. Sono solo un po’ ammaccato.”
“Solo perché sei sopravvissuto, non diminuisce l’offesa!” mi sbraitò alla fine. “Tutti loro – Kellen, Avery, Abbot... hanno convenientemente dimenticato che tu sei la reah della tua tribù! Per legge, Logan può ucciderli tutti!”
“Stai dimenticando la tua stessa legge,” sospirai. “Solo il semel paga per i crimini delle sue pantere a meno che non ci sia effettivamente un omicidio o stupro; solo allora viene punito od ucciso l’individuo.”
“Jin!”
“Crane,” lo placai. “Abbot era—”
“Aspetta.”
Ma ero più furbo di così, e riattaccai prima che Logan potesse prendere il telefono ed ordinarmi di andare a casa. Muovendomi in fretta, realizzai che avevo detto a Crane esattamente dove stavo andando e non avendo nessuna voglia di parlargli, feci in fretta le scale fino all’appartamento di Eddie per prendere i vestiti e le poche cose che avevo nel bagno.
Tornato sul fuoristrada, decisi di passare la notte in un hotel che conoscevo a Truckee. Mi fermai a prendere dell’acqua perché il mio corpo stava ancora guarendo e quindi avevo bisogno di un sacco di fluidi. Mentre lasciavo il negozio, mi ritrovai improvvisamente faccia a faccia con due dei khatyu di Yuri, i suoi combattenti, Isaac e Dmitry.
“Mia reah,” mi accolse Isaac con voce tremante, gli occhi sbarrati.
“Reah.” Dmitry sorrise, impacciato. “È bello vederti.”
Merda.
“Anche voi, ragazzi,” dissi in fretta, aggirandoli per avvicinarmi al fuoristrada.
“Reah!”
Mi voltai e vidi un altro degli uomini di Yuri, Artem Varda, dirigersi verso di me a larghe falcate. Era alto e muscoloso con capelli castani scuri ed occhi ancora più scuri. Era il secondo di Yuri, secondo del sheseru, e prendeva il suo lavoro, la sua posizione nella tribù, seriamente. Mentre si avvicinava, notai che la barba, che solitamente non mi faceva impazzire, a lui stava bene. Mi piacevano il suo pizzetto ed i baffi; stavano bene con i capelli castani e ondulati che gli cadevano sulle ampie spalle.
Io restai dov’ero mentre si avvicinava. Non c’era nessun altro nel parcheggio, o non mi avrebbero mai chiamato con il mio titolo, ma avrebbero usato il mio nome.
“Mia reah,” disse Artem con reverenza, fermandosi di fronte a me, prendendo un respiro profondo mentre lo faceva, inalando il mio odore. “Sei ferito?”
“Sto bene,” mentii, spostandomi per oltrepassarlo.
Mi sbarrò la strada. “Non sembri stare bene.”
Sollevai gli occhi ad incontrare i suoi.
“Non hai l’odore di chi sta bene.”
Forzai un sorriso. “Ragazzi, voi cosa ci fate qui?”
“Ci siamo fermati a prendere della birra. Ti abbiamo incontrato solo per caso.”
La città era piccola, potevo concederglielo.
“Forse dovremmo seguirti fino a casa per assicurarci che arrivi sano e salvo.”
“Reah!”
Al grido, ci voltammo entrambi, e Nico, un altro degli uomini di Yuri, stava gesticolando verso di me mentre si chinava all’interno dell’auto.
“Non respira!”
Mi lanciai verso di lui, e lì sul sedile posteriore c’era un ragazzo molto più giovane del resto dei khatyu di Yuri. Dimostrava circa quindici anni, forse nemmeno. Chinandomi verso di lui, inalai profondamente. A dire il vero stava respirando, ma era svenuto.
“Reah, dovremmo—” iniziò Artem.
“Dov’è casa tua?” chiesi, interrompendolo.
“Quello è mio fratello, Roc—”
“Dov’è casa tua?” gli urlai. Non avevo chiesto chi era il ragazzo.
“Casa mia è lontana, ma – quella di mia madre è proprio in fondo alla strada. Lui vive con lei.”
“Andiamo,” dissi, entrando in auto vicino al ragazzo svenuto.
Nessuno discusse; tutti e quattro gli uomini si pigiarono nel veicolo. Artem fece retromarcia non appena si chiusero tutte le porte, diede gas, e sfrecciò fuori dal parcheggio, catapultandoci in strada.
Non dissi una parola. Era terrorizzato per suo fratello e non aveva bisogno che gli sbraitassi dietro che farci ammazzare non l’avrebbe certo aiutato. Rimasi in silenzio invece, rassicurandolo strizzandogli la spalla che tutto sarebbe andato bene.
Coprì la mia mano con la sua e strinse forte, facendomi capire che aveva bisogno di conforto, ed il mio era benvenuto.