Prologo
o
Dove Bear si bagna i piedi
ECCO come è finito il mio mondo.
Osservate:
Bear,
So che sarà dura per te, ma spero capirai.
Devo andarmene, Bear. Tom ha avuto un lavoro fuori dallo stato e me ne vado con lui. Sto facendo così perché penso che è meglio per tutti noi leggerlo invece che dirlo.
Per me è un’occasione di fare qualcosa per me stessa. Tom dice che ci sono un sacco di lavori dove stiamo andando e che sarà meglio di qui a Seafare. Ti ricordi il mio ultimo lavoro, quello a Pizza Shack? Ti ricordi come è andato bene? Nel caso tu non lo riesca a capire visto che questa è solo una lettera, ero sarcastica. Non è andato bene per nulla. (Almeno sappiano che il mio futuro non è nella pizza!)
So che non ti è mai piaciuto Tom, ma mi tratta bene. Non ti devi preoccupare di lui e di me, staremo bene. Beh, so che di certo non ti preoccuperai per lui, ma fa lo stesso. È rimasto con me molto più a lungo di tuo padre e non farmi parlare del padre di Ty. Almeno Tom non mi ha ancora picchiato o che. Ha anche detto che quando avrò guadagnato abbastanza soldi mi lascerà prendere una di quelle lauree online dell’Università di Phoenix Arizona, o com’è che si chiama. Immaginati me con una laurea universitaria!
A proposito, spero che hai l’opportunità di diventare uno scrittore come ti piacerebbe. So che questo incasina i tuoi piani di andare a scuola il prossimo anno, ma a cosa ti servirebbe? Hai inventato storie fin da quando eri bambino quindi non è che ti potrebbero insegnare qualcos’altro, no? Ma quella cosa della borsa di studio sarà sempre lì, vero? Non è che non la puoi più prendere. Solo che non può essere adesso xkè ho bisogno che tu faccia qualcosa per me.
Tom dice che Ty non può venire. Dice che avere il ragazzino intorno ‘incasinerebbe’ la sua concentrazione. (Okay, non ha detto incasinare, ma hai capito cosa voglio dire). Lo so che sembra che io stia prendendo una pessima decisione ma la scorsa notte ho fatto un sogno. Era tutto nero intorno a me e c’era una luce intermittente molto lontana. Mi è sembrato di aver camminato tantissimo per raggiungerla. Alla fine ci sono arrivata e la luce era l’insegna di un motel. Sai come si chiamava il motel, Bear? Si chiamava MOTEL DELLE ULTIME OPPORTUNITÀ. Lo capisci che vuol dire? MOTEL DELLE ULTIME OPPORTUNITÀ. Vuol dire che è la mia ultima opportunità! Il mio sogno era un messaggio, lo sento, e penso che Chiunque stia vegliando su di noi sapeva che avevo difficoltà a prendere questa decisione ed ecco perché ho avuto il sogno.
Ma Tom dice che Ty non può venire. Quindi io lo lascerò con te. Sei sempre stato più bravo di me a prenderti cura di lui. Ti ricordi di quando sono stata male per tipo un mese lo scorso anno e ti sei preso cura di lui perché non potevamo permetterci di mandarlo a uno dei campeggi dello YMCA? Hai fatto davvero un buon lavoro allora e mi ricordo che ho pensato saresti stato un bravo padre un giorno o l’altro, non come il tuo. Adesso che ci penso, tu comunque ti prendi cura di Ty molto più di quello che faccio io, come un bravo fratello dovrebbe fare, e tu sei sempre stato più bravo. Ecco perché mi va bene di lasciarlo qui con te. Penso solo sarebbe meglio per lui se stesse qui. Che succederebbe se mi accade qualcosa mentre sono con Tom? Non voglio che lo veda.
Ho qualcosa che ho stampato da internet per te. Si chiama procura. Vuol dire che tu puoi fare delle cose per Ty senza di me. Tipo i dottori e la scuola e altro. Vuol dire che sei tu il responsabile, mi sa. Almeno da quello che ho capito. Me l’ha detto Denise del piano di sotto. Normalmente avresti dovuto essere con me per fartelo autenticare, ma Denise mi deve un favore per quella volta che le ho dato del fumo quando non se lo poteva permettere. Suo figlio è un notaio o qualcosa del genere (ma si deve davvero andare a scuola per imparare a firmare e mettere timbri su un foglio? Quanto mai sarà difficile?) e lei lo farà al posto mio. Dovrai aspettare fino al tuo compleanno ma tanto arriva presto. È il mio regalo per te. Spero ti piace.
Mi mancherai, lo sai. Sei cresciuto okay, nonostante tutto. Spero che non mi odierai o che per questo, ma forse un giorno ritornerò se le cose non vanno bene. Forse, non lo so. Forse non era il caso che io fossi una madre. Ogni tanto ti guardo e penso che sarebbe stato molto meglio per te se non fossi mai nato. Ma ti ricordo come un bambino tanto allegro, non come Ty che piangeva sempre. Il tuo sorriso però mi fa pensare che ne vale la pena e spero che sorriderai anche dopo tutto questo.
Per favore, assicurati che Ty abbia il messaggio che gli ho lasciato.
Non so che altro dire.
Per favore non cercarmi. Non voglio che Tom si arrabbi.
Mamma
P.S. Ti ho lasciato un po’ di soldi per aiutarti all’inizio. Non te ne posso lasciare più xkè Tom dice che dobbiamo risparmiare per il nostro futuro. Ricordati, l’affitto scade all’inizio del mese, come le altre bollette. Le hai sempre pagate per me, ma che madre sarei se non te lo ricordassi?
Ty,
Ascolta tuo fratello e fa quello che ti dice, okay? La mamma ti vuole bene.
Mamma
QUESTO è quello che ho trovato quando sono tornato a casa dal lavoro quel giorno. Era un sabato sera. Non sapevo dove fosse Ty, detto Kid, il Ragazzino.
Aveva lasciato 137,50 dollari in una busta con il mio nome.
Il giorno dopo ho compiuto diciotto anni. Tre giorni dopo mi sono diplomato al liceo.
1
Dove Bear vede le persone
Tornare a casa per l’estate
Tre anni dopo
ALLORA, giusto per essere onesti con voi, il mio nome non è davvero Bear. In realtà è Derrick McKenna, ma sono Bear da quando avevo tredici o quattordici anni. È successo quando Ty da piccolo cercava di pronunciare il mio nome e non riusciva a dire Derrick. Veniva fuori qualcosa di strano, tipo 'Barick', ma una volta mamma lo ha sentito e tutto quello su cui riusciva a concentrarsi era che sembrava mi stesse chiamando 'Bear'. Penso che fosse una specie di scherzo cosmico a suo modo, visto che io avevo fatto qualcosa di simile a qualcun altro quando ero piccolo. Ma ci arriverò più tardi.
Comunque: Bear, come orso. Così ha cominciato a chiamarmi Bear. Ovviamente all’inizio l’ho odiato. Non c’è mai stato e non c’è tuttora niente di paragonabile a un orso in me. Ma lei insisteva e ogni volta che veniva un mio amico o che rispondeva al telefono per me o parlava con uno dei miei insegnanti, faceva in modo di chiamarmi Bear. All’epoca avevo appena cominciato la scuola superiore e sapete com’è: qualsiasi cosa si faccia da matricole viene ricordata per sempre. Tutto questo grazie a mia madre. Il nome è rimasto, lei no.
Non sto cercando di sembrare malinconico o che. Non è quel tipo di storia. Non è sul povero vecchio Bear e su come sua madre sia scappata, lasciandolo a crescere il suo fratellino, e su come la sua vita sia stata totalmente incasinata da questa cosa, però alla fine lui impara una ‘Lezione Davvero Importante’ sulla vita o cazzate del genere. Non sarà così.
Va bene, d’accordo, ricominciamo. Non so che tipo di storia è questa. Spero solo che non sia sdolcinata e non vi faccia vomitare o che. Cose del genere mi mettono a disagio.
Ma sto facendo una digressione.
Volevo solo essere onesto con voi per quanto riguarda il mio nome. Per quello che è adesso, Bear McKenna, di solito gli altri pensano una di queste due cose: o che sono un enorme boscaiolo peloso dai modi severi ma con un cuore d’oro, o che sono un tipo davvero presuntuoso. Di solito è la prima opzione, finché non mi vedono e sbattono le palpebre un po’ di volte, cercando di associare il nome a quello che stanno vedendo. La seconda parte? Pensateci: se incontraste per la prima volta qualcuno che si chiama Bear, non pensereste che stia esagerando su di sé? Sì? No? Beh, credo di non ragionare come la maggior parte delle persone. E non mi ci arrabbio più. Il mio nome è Bear McKenna.
“Derrick?”
Beh, la maggior parte delle volte. Guardo lo specchietto retrovisore e vedo il mio fratellino, Tyson, ricambiare lo sguardo con un’espressione in faccia che non riesco bene a identificare. Di solito, si riserva di chiamarmi Derrick quando mi sta per chiedere qualcosa di serio, tipo se esiste un pianeta di mucche che hanno fattorie dove mungono le persone e poi le macellano per avere succulente cotolette, o perché mamma se ne sia andata e non sia tornata. Fa un sacco di domande.
“Che c’è, Ty?”
“Posso farti una domanda?”
“Certo, Kid.”
“Come sai se sei innamorato?”
Sorrido. Cerco di non pensare a dove questo discorso stia andando a parare. Tentare di capire i collegamenti logici di Kid è uno straordinario esercizio, ma totalmente inutile. Pensa su un livello completamente diverso dal resto di tutti noi. La scorsa settimana, su sua insistenza, gli ho spiegato da dove vengono i bambini. È stato seduto con uno sguardo di estrema attenzione stampato in faccia per tutta la conversazione. Quando ho finito, si è alzato ed è uscito a giocare senza dire una parola. Più tardi, quando lo stavo mettendo a letto, ha finalmente detto: “Bear, ma perché mai una ragazza dovrebbe voler spingere fuori un bambino in quella maniera?” In quel momento non ho saputo come rispondergli, come a volte mi capita. Non ci sono molte persone che riescono a lasciarmi senza parole, ma Ty lo fa quotidianamente.
Lo guardo nuovamente alzando un sopracciglio. “Perché? C’è qualcuna di cui non mi ha parlato, Kid?”
Fa spallucce con aria distratta. “Non lo so. Non è che deve essere su di me, Bear. È solo una domanda.” Per la cronaca, mio fratello ha otto anni, ma ne dimostra sessanta. Visto tutto quello che ha dovuto passare nella sua vita, non lo posso certo rimproverare. La maggior parte dei bambini della sua età non ha dovuto sopportare un quarto della merda che gli è capitata. Però, allo stesso tempo, quanti bambini delle elementari sono vegetariani per propria scelta? Io non ho niente a che vedere con questo, credetemi. Mi piacciono gli hamburger con la pancetta e le salsicce (e smettetela di fare quei versi se non li avete provati, sono davvero buoni). Ma è quello che mi merito per avergli permesso di vedere in tv dei documentari sui mattatoi. Da allora non è stato più lo stesso.
Guardo davanti a me in modo da non prendere sotto nessuno in autostrada, ma sto prendendo tempo e lui lo sa. Sento i suoi occhi sul dietro della mia testa. Sospiro ancora. “Penso che ti capiti quando tutte quelle stupide canzoni che danno alla radio cominciano ad avere un senso.” Azzardo un’occhiata nello specchietto e lo vedo corrugare la fronte. “Tu cosa pensi che sia?” Quando si tratta di questa specie di domande esoteriche, lascio sempre che sia lui a trovare una risposta. Invece con domande fattuali su bambini e cose del genere, mi assicuro di dargli io una risposta. Anche se vorrei strapparmi i capelli mentre lo faccio.
Per un po’ rimane in silenzio, poi dice: “Penso che sia quando non puoi andare avanti un altro giorno senza l’altra persona. Quando ti senti lo stomaco in fiamme, ma in un modo buono.”
“Mi sembra ottimo.”
“Bear?”
“Sì?”
“Possiamo fermarci? Devo fare pipì.”
“Certo, Kid. Tanto siamo in anticipo.”
Vedo il segnale per una toilette e mi sposto sull’uscita. Il parcheggio è vuoto e fuori sta piovigginando. Mi fermo in uno spazio davanti ai bagni, conoscendo già la routine. Ty siede pazientemente in macchina mentre io entro nei bagni degli uomini per assicurarmi che siano vuoti. Lo sono. Esco fuori dalla porta e gli faccio un cenno. Lui esce dalla macchina e mi si avvicina.
“Bear, mi aspetterai proprio qui.” Non viene detto come una domanda, ma come un comando.
“Certo.”
“Okay, torno subito. Assicurati di aspettarmi proprio qui.”
Annuisco, sapendo che rimarrò proprio lì, come sicuramente anche lui sa. Ty si rifiuta di usare i bagni pubblici se c’è qualcun altro dentro. Mi fa sempre controllare prima. Solo quando gli do l’okay entra. Non mi permette di entrare con lui, dicendo molto chiaramente che è “abbastanza grande da sapere come funzionano le cose.” Però, prima di entrare, si assicura di dove rimarrò. Intendo dire del punto preciso. Se mi muovo di un metro o due da dove avevo detto sarei rimasto, lui se ne accorge. So che capisce che non lo lascerei mai così, ma ha ancora bisogno di essere rassicurato. È la stessa cosa per l’orario in cui lo vado a prendere a scuola o quando esco dal lavoro. Se ritardo, ha una specie di attacco di panico e il suo respiro diventa difficoltoso e per la testa gli vengono in mente cose che sa non essere vere. L’ho portato da un dottore in una clinica gratuita che ha suggerito di dargli qualche medicinale per l’ansia che deve andare di moda al giorno d’oggi. Ma Ty ha detto chiaramente al dottore che non aveva intenzione di diventare “uno di quei ragazzini.” Io cerco di non fare tardi. È più facile.
Riesco a sentirlo fischiettare mentre fa pipì, il suo modo di far capire che ci impiegherà un po’, quindi mi giro e mi metto a guardare la pioggia. È fine maggio, ma in Oregon non ha importanza. Può essere ancora freddo e piovoso quanto gli pare e non ci si può fare niente. Specialmente quando vivi a Seafare, una piccola cittadina sull’Oceano Pacifico, come è capitato a noi. Per chiunque non sia mai stato lungo la costa dell’Oregon, l’oceano non è per nulla come quello della California. È freddo e nebbioso e piovoso più o meno tutto il tempo. Oh, certamente, abbiamo i nostri giorni di sole, ma la zona nordest del Pacifico ha una reputazione per una ragione ben precisa. Si sente dire che un sacco di persone si suicidano da queste parti. Gente strana.
Attualmente stiamo facendo il lungo viaggio di cento chilometri per andare a prendere il mio migliore amico, Creed Thompson, all’aeroporto. Non lo vedo da quando era tornato a casa per le vacanze primaverili. Frequenta il terzo anno presso l’Arizona State, dove si sta specializzando in informatica. Si laureerà presto e andrà a lavorare per l’IBM o Google e guadagnerà miliardi all’anno, ma per il momento è ancora Creed, il ragazzo che conosco fin dal mio primo giorno del secondo anno di scuola alla Seafare Elementary School. Siamo diventati subito amici per la pelle, forse a causa di quanto eravamo diversi. Lui è estroverso e riesce a parlare con tutti, mentre a me non piace la maggior parte delle persone. I suoi genitori sono ancora sposati (non sono scappati e sono vivi). Sono ricchi, ma non cosi tanto da essere distratti da tutto ciò che hanno. Io ovviamente non sono ricco. Così è la vita
Il signor Thompson aveva avuto una specie di azienda di computer a Seattle, durante gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, e aveva venduto tutto prima che andasse in malora. Poi ha deciso che odiava vivere in una grande città e odiava avere un sacco di cose. Ha venduto tutto quello che non voleva e si è trasferito con la famiglia a Seafare. Ho sempre trovato buffo che il signor Thompson sembrasse essere l’unica persona ricca che odiava essere ricca. Ciò non l’aveva fermato dal comprare una delle case più grandi di Seafare, dove ho passato un sacco di tempo nel corso degli anni. La stessa casa dove faremo una festa a sorpresa per il compleanno di Ty, se riesco a mantenere il segreto.
I genitori di Creed sono forti, per come possono esserlo dei genitori, ma sono felice che se ne siano andati. Non andati-andati, ma andati fuori, in qualche nazione in una specie di ritiro: aiutano a costruire case in Africa o a curare la lebbra in Svezia, non lo so. So che non torneranno fino a Novembre, quindi avremo una grande casa vuota da usare durante l’estate. Sarà bello uscire da quello schifo di appartamento nei prossimi mesi.
Non fraintendetemi, ho degli amici. È solo che la maggior parte di loro va a scuola da qualche altra parte e vive la sua vita, facendo qualsiasi cosa che vogliano. Molti non tornano a Seafare, se possono evitarlo. Il resto può essere immaginario. Creed torna spesso, dicendo che l’Arizona in realtà si trova sulla superficie del sole, non vicino alla California come dicono le mappe. Ma con i genitori che sono in giro la maggior parte dell’anno, può sempre tornare qui ed è come se avesse la sua casa privata per le vacanze, che è fantastico se ti piace quel genere di cose. Quando gliel’ho fatto presente, mi ha guardato in maniera strana, dicendo che non l’aveva mai vista in questi termini. Non ne abbiamo più parlato.
È dura mantenere delle amicizie normali quando sei il tutore del bambino di otto anni più intelligente del mondo. Molti non sono riusciti a capire perché ho fatto ciò che ho fatto. Cavoli, ci sono volte che neanche io lo capisco. L’unico modo in cui posso razionalizzarlo è che una persona può fare delle cose molto strane quando non ha altre scelte.
L’unica altra persona che mi interessa vedere è Anna Grant, una specie di ragazza. Ma anche lei vive a Seafare, facendo la pendolare avanti e indietro nella contea vicino per andare all’università, quindi non è che non la vedo. È la seconda persona che ho incontrato dopo Creed quel giorno di tanto tempo fa. Siamo insieme molto spesso, ma non è poi così tanto tempo. Non è uno scherzo: una volta ci siamo messi insieme e abbiamo rotto cinque secondi dopo quando, per sbaglio, le ho detto che il suo naso sembrava piatto visto dal lato in cui lo stavo guardando, ma io non intendevo dirlo con cattiveria, mi era semplicemente sfuggito di bocca. Si è incavolata e se ne è andata. Cinque secondi. Ma è l’altra mia migliore amica, quindi generalmente non mi preoccupo. Ho scoperto che se ti preoccupi troppo, passi meno tempo a fare altre cose.
Tipo rimanere fuori sotto la pioggia in un parcheggio, aspettando che tuo fratello faccia pipì. Mi girò di nuovo verso la porta e lo sento ancora fischiettare. Do un’occhiata al mio orologio. Sono le due e mezzo. Dobbiamo andare a prendere Creed tra mezzora e dobbiamo guidare ancora per un po’ di miglia. “Ehi, Kid? Tutto bene? Dobbiamo muoverci.”
Lo sento smettere di fischiare. “Bear, io non ti parlo quando vai al bagno,” dice, in tono pratico.
Touché.
Qualche minuto dopo esce. Mi assicuro di essere nello stesso posto in cui mi ha lasciato. Lo vedo che mi guarda con uno sguardo di apprezzamento, trovandomi ancora lì. Gli do la mia mano, lui l’afferra e torniamo a camminare sotto la pioggia.
“ECCOLO lì!” Ty indica tutto eccitato. Vedo Creed in piedi all’ingresso di uno dei terminal. Mi vede arrivare – Ty si sta sbracciando come un pazzo – e ride. La maggior parte delle ragazze pensa che sia “un figo da paura” (a dar retta alle sue parole) e credo che, da un punto di vista maschile, lui sia okay. Ha capelli biondi tagliati corti che riescono a stare come lui vuole, denti candidi e regolari, occhi verdi e devo anche ammettere che ha la costituzione di un camion. Da quello che sembra, deve aver messo su ancora più massa muscolare dall’ultima volta che l’ho visto a Marzo. Ed è alto, cosa che è la mia croce, visto che io sono poco più di un metro e settanta. E i miei capelli sono scuri. E i miei occhi sono marroni. E sono pallido. E penso che, per qualche ragione, devo ancora avere uno dei miei denti da latte perché un dente è molto più piccolo degli altri. Dico a Creed che l’unico motivo per cui sono suo amico è che è un ragazzo ricco, grande e abbronzato. Lui mi risponde che l’unico motivo per cui lui è mio amico è che sono piccolo, bianco e vivo in un ghetto con il mio dente da latte. Andiamo molto d’accordo.
Apre la portiera e getta le sue sacche sul sedile dietro, vicino a Ty. Entra e mi sorride. Si allunga fino a poggiare un braccio intorno alle mie spalle, stringendomi in un abbraccio, e sento la pioggia scivolarmi lungo la guancia. Mi dà una pacca sulla spalla, come il manuale degli uomini richiede, tre pacche e abbracci da uomini, e poi si stacca. “Che succede, amico? Com’è la vita lungo la costa?”
Sorrido e scrollo le spalle “La stessa di quando ci siamo sentiti l’ultima volta. Credo che lo sapresti se stesse succedendo qualcosa.”
Sorride ancora e guarda al di sopra della sua spalla sul sedile posteriore, passando velocemente le mani tra i capelli, spruzzando acqua su me e Ty, che ride e finge di protestare. “Come va, Kid? Bear ti tratta bene o devo dargli qualche pugno da parte tua?”
Ty porta le mani al mento in segno di concentrazione e ci pensa su per un attimo. Poi: “Forse solo un pugno. Non mi ha voluto prendere il nuovo documentario sulla PETA al videonoleggio.”
“Ma è stato un mese fa!” protesto, sapendo cosa sta per succedere.
Ty mi lancia un’occhiataccia “Io mi ricordo delle cose.”
Creed ride “E un colpo sia,” dice e mi dà un pugno sulla spalla. Sì, ha decisamente messo su più muscoli.
“Bastardo” mi lamento, massaggiandomi il braccio. “Avresti dovuto vedere questo film. Parla di come diventare un ecoterrorista e combattere contro il sistema. Se Kid l’avesse preso, probabilmente avrebbe già fatto esplodere qualche celebrità perché indossava una pelliccia.”
“Eh, cosa vuoi farci?” risponde Creed. “Almeno non è stato come l’ultima volta che ha dato tre colpi perché non gli avevi preso la giusta marca di latte di soia.” Come potevo dimenticarmene? Avevo avuto un livido sul braccio per un mese.
Ty parla al posto mio “Adesso mi prende quella giusta. E Bear, non posso crederci che hai detto ‘combattere contro il sistema’. Per un bambino è scoraggiante vedere che il proprio fratello maggiore vive ancora negli anni di Reagan.”
Non so nemmeno cosa voglia dire.
UN’ORA dopo siamo ancora in strada, visto che il traffico è aumentato e sta piovendo più forte. Creed ci sta raccontando come vanno le cose in Arizona, più a beneficio di Ty che mio, visto che io parlo con lui varie volte durante la settimana. Ty gli racconta del nuovo insegnante che hanno a scuola e che ha dovuto correggere qualche volta quando si sbagliava in classe, e di come io abbia dovuto partecipare a una riunione 'Fratello-Insegnante' (si rifiuta di chiamarla genitori-insegnanti). Fa una smorfia quando racconta a Creed di come il signor Esposn abbia definito Benjamin Franklin un bravo presidente. Creed mi guarda di sfuggita, io annuisco e lui si gira verso Ty, chiedendogli con orrore come qualcuno potesse confondersi su una cosa del genere.
“Lo so!” mormora Ty cupamente. “ A quanto pare non ci sono degli standard per insegnare in terza elementare. E non usciremo da quella scuola ancora per un altro mese.”
Dieci minuti dopo, Ty si è stancato e addormentato, con la testa sulle borse di Creed. Guardando da sopra le spalle per assicurasi che Kid sia davvero addormentato, Creed si gira verso di me e dice sommessamente: “Pensavo che Benjamin Franklin fosse un presidente.”
“Anche io! Ho dovuto cercarlo dopo per assicuramene. A quanto pare non ha fatto tutte le cose che pensavo avesse fatto.”
“Comunque è sulle banconote, no?” chiede Creed.
“Sì, c’è. Come potrebbe esserci se non fosse stato un presidente?”
“Probabilmente aveva un cazzo grande.”
Sorrido. “Del genere che più grande era, più saresti stato messo su una banconota di valore?”
“Sì. Povero George,” fa Creed, ridendo. “Ovviamente io sarei sulla banconota da un milione di dollari.”
“Non fanno banconote da un milione di dollari.”
“Beh, vero. Non hanno ancora visto quanto è grosso il mio cazzo.” Ridiamo entrambi, poi si calma e mi guarda. “È bello rivederti, Bear. Grazie per essere venuto a prendermi.”
Faccio spallucce. “No problem. Non è che torni ogni giorno, quindi nessun problema. Come erano gli esami?” chiedo, cercando di prolungare la conversazione prima che vada a finire come è ovvio.
Lui geme e si copre la faccia. “Un incubo. Non penso che mi lasceranno tornare il prossimo semestre.”
“Bugiardo.”
Ride. “Hai ragione, Bear. Avrei potuto farli mentre dormivo, mi annoio un sacco a stare a scuola. Sto facendo questo stupido tirocinio adesso ed è davvero la cosa più deficiente che io abbia mai visto. A quanto pare ‘tirocinante’ significa ‘tuttofare glorificato’.” Scuote la testa. “Però le referenze saranno buone per quando mi laureerò. A proposito, so che manca ancora un anno, ma voglio assicurarmi che tu e Kid siate a Phoenix per la laurea.”
Annuisco. “Ho abbastanza tempo per mettere da parte i soldi. Dovremmo riuscire a cavarcela, almeno per un paio di giorni.” Cazzo, perché avevo-
“Bear, se solo mi lasciassi…” comincia Creed, iniziando lo stesso discorso che ormai avevo imparato a memoria.
Lo tronco sul nascere. “Non ricominciare. Sai che, se avessi bisogno di aiuto, te lo chiederei. Non è che sono così orgoglioso da non saper chiedere se ne avessi bisogno.”
Guarda fuori dal finestrino. “So che ti assicureresti che Ty stesse bene, ma non chiederesti aiuto per te.”
Non rispondo perché so che è vero e qualsiasi cosa io dica suonerebbe falsa a entrambi.
Creed si volta di nuovo verso di me. “Dai, Bear. Lo sai che mi preoccupo per te e Kid. È un mio diritto come tuo migliore amico e per il mio ruolo di Zio Creed.”
“Lo so,” rispondo irritato. “Ma ce la caviamo, adesso. Ho quasi pagato tutte le bollette. Non siamo indietro con l’affitto come eravamo l’anno scorso. Le uniche cose che mi preoccupano al momento è come fare per la scuola di Kid il prossimo anno e…” Guardo dietro per assicurarmi che Ty stia ancora dormendo. “La sua festa di compleanno.”
“Riunione Fratello-Insegnante?”
“Riunione Fratello-Insegnante. A quanto sembra, è di ‘disturbo’ in classe, ma anche l’insegnante e il preside pensano che sia perché è troppo intelligente per la materia. Vogliono spostarlo di un anno avanti, ma io non so.”
Creed fischia. “Saltare un anno? Come diavolo è diventato così intelligente?” Sorride e mi dà un colpetto sulla spalla. “Sappiamo che tu non hai fatto niente.”
Gli restituisco il colpo, attento a non far sterzare la macchina e finire in un fosso. “Lo dici a me? Lo so già. Mi chiedo solo se lui abbia bisogno del disturbo di saltare un anno. Non so se sarebbe positivo per lui o no.” E lo penso sul serio. Non so se sia una benedizione o una maledizione che mamma abbia deciso di lasciarmi con il bambino più intelligente del pianeta. “Qualsiasi cosa decida, vogliono una risposta due settimane prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, per inserirlo in una classe.”
“E non ti rompono più le palle con la storia della procura?” chiede.
Scuoto la testa. “Nah! Non tanto come facevano all’inizio. Ma hanno parlato con me fin da quando Ty era all’asilo. Sai che partecipavo a quegli incontri molto più di mia madre. L’unica cosa che è cambiata è che la sua approvazione non è più richiesta.” Questo all’inizio mi aveva terrorizzato, ovviamente, sopra ogni altra cosa: che io avessi l’ultima parola su qualsiasi cosa riguardasse Tyson. Anche se ero stato io a partecipare agli incontri con gli insegnanti e alle visite dal dottore quando c’era ancora mamma, di solito era lei che doveva sempre approvare tutto. Mi ricordo che ero spaventato che qualsiasi cosa facessi fosse sbagliata e che non ci sarebbe stato nessuno a correggere i miei errori. Ripensandoci, non so davvero come abbiamo fatto a sopravvivere. Pura forza di volontà, forse.
Creed guarda di nuovo Ty e poi me. “Amico, se tre anni fa mi avessi detto che avremmo fatto questa conversazione, ti avrei risposto che eri fatto.”
“Lo so. È da pazzi, vero?”
Ride. “Totalmente da Papà Bear.” Guarda fuori dal finestrino mentre ci avviciniamo ai confini di Seafare. “Ah, casa dolce casa! Sai che, quando ho lasciato Phoenix, c’erano 45° fuori?”
Faccio una smorfia. Non riesco a capire come si faccia a vivere con un clima del genere. Kid e io siamo andati a trovare Creed durante le vacanze un paio di anni fa. La Vigilia di Natale era caldissimo: ci hanno invitati a un barbecue e poi siamo andati a nuotare. Giuro che mi sono preso il cancro alla pelle la settimana che siamo stati lì. Kid mi ha detto che ero una femminuccia. L’Arizona è strana. Datemi l’oceano e il freddo piuttosto.
Giro su Seaway Avenue, che porta sul lato di Pinecreast Coast, dove c’è a casa di Creed. E prima di andare avanti, lasciate che ripeta qualcosa, giusto per essere chiari: la famiglia di Creed è ricca. Io no. È così che vanno le cose. Non è che sono uno di quegli stereotipi del genere ‘nato dal lato sbagliato della strada’, uno che deve essere salvato dalla sua povertà. Non combatto chi mi opprime, come si vede fare nei film. Questi sono solo i fatti della vita, è quello che è e blah blah blah. Me la cavo. Noi ce la caviamo. Nel mio breve soggiorno qui sulla Terra, ho capito che le cose potrebbero sempre andare peggio.
Creed sta dicendo qualcosa su una ragazza che si era fatto o che voleva farsi o che era quasi riuscito a farsi, quando giriamo nella sua stradina e le sue parole si interrompono. Lo guardo e vedo che sta fissando fuori dal finestrino.
“Che c’è?”
“Di chi è la macchina nel mio vialetto?”
Guardo la strada con più attenzione e in effetti noto una vecchia Jeep Cherokee, ferma davanti al garage con quattro posti auto di Creed. È nera e le mancano i bulloni su una delle ruote. Non l’ho mai vista prima e non penso che appartenga ai suoi genitori. “Pensi che dovremmo fermarci?”
Creed ride. “Dove altro potremmo andare? Se qualcuno sta cercando di entrare, almeno dovrei assicurarmi che non stiano prendendo la mia roba.” Ci avviciniamo alla casa, abbastanza da vedere che non c’è nessuno nella Jeep e che la porta di ingresso è chiusa e non fatta a pezzi come la mia mente iperattiva pensava che fosse.
“Parcheggia lì vicino,” mi dice, indicando un posto lungo il vialetto. “Io entro. Tu rimani qui fuori con Kid e tieni i finestrini abbassati: mi metto a urlare se serve aiuto.”
Alzo gli occhi al cielo. “Mi sembra un piano eccezionale. Vedrò di arrivare di corsa. Stai sicuro che insieme saremo in grado di stenderli con tutte le armi che tengo in macchina. Veramente ben congegnato, come piano.”
Creed non dice nulla mentre apre la portiera ed esce sotto la pioggia. Vedo che guarda attraverso il vetro della porta del garage, ma non scorge nulla che lo faccia correre di nuovo verso l’auto. Prendo il mio cellulare e digito il 911, tenendo le dita pronte a pigiare il pulsante di chiamata, giusto per essere sicuri. Guardo nello specchietto retrovisore e vedo che Ty sta ancora dormendo sulle sacche di Creed.
Creed si dirige verso la porta d’ingresso, la apre con le sue chiavi e la spinge, urlando con una voce profonda e con il petto tirato tutto in fuori. “Ehi?” Grugnisco e, per sbaglio, pigio il pulsante di chiamata. Fisso terrorizzato il mio cellulare e richiudo, sperando che la chiamata non sia partita perché quella gente ti può rintracciare ovunque. Guardo fuori giusto in tempo per vedere Creed piegarsi in due, ridendo.
“Ma dai!” urla dentro la casa e si rigira per venire verso la macchina dove mi trovo, ancora incerto se sia una rapina o se il 911 mi richiamerà.
“Chi è?” chiedo, mentre apre la portiera.
Creed sorride, guardando Kid dormire sulle sue sacche, e poi mi fissa, con gli occhi sempre in movimento. “Amico, è Otter. Il mio fratellone è tornato a casa.”