The South Side Tour Guide by Shelter Somerset eBook

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Outlast the Night by Ariel Tachna Paperback

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Dolcemente by J.R. Loveless Italian Translation

Dolcemente by J.R. Loveless Italian Translation

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Description:

 

Con un passato tormentato e un corpo ferito da tenere nascosti, Kaden James trova difficile conservare un impiego. La fortuna finalmente gli sorride quando trova lavoro come cuoco in un ranch del Montana, dove incontra il meraviglioso Logan Michaels. Logan è diverso da ogni altro uomo che Kaden abbia mai conosciuto ed entro breve il giovane si scopre innamorato del grosso cowboy.

 

Ma gli incubi di Kaden non lo lasceranno andare tanto facilmente e non si tratta di cose da poco. Ha quasi una vita intera di violenze, ricordi orripilanti e assuefazione al dolore da vincere. Il dolce tocco di Logan sarà in grado di aiutarlo a guarire?

 

ISBN-13:  978-1-61372-836-9
Pages:  182
Cover Artist:  Anne Cain
Translator:  Ernesto Pavan

Categories: J.R. Loveless, Italiano - Italian
Book Type: eBook
File Formats Available:.epub, .mobi, .prc, html, pdf
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Capitolo Uno





DELLE mani lo afferrarono, inchiodandolo a terra con violenza. Lo spogliarono, strappandogli i vestiti. Le sue preghiere affinché tutto ciò smettesse riempirono la stanza, poi fu la volta delle grida, quando il suo corpo fu violato. L'odore muschiato del sudore e quello dell'alcol raggiunsero le sue narici, provocandogli conati di vomito mentre giaceva sotto il corpo spietato che affondava dentro il proprio. La sua mente parve spegnersi e lui non provò più nulla, non udì più nulla, non fu più nulla. Delle dita gli affondarono nella carne, piagandola e tumefacendola. All'improvviso, un calore liquido riempì le sue interiora e il corpo sopra il suo collassò. 

Prima che potesse cercare di muoversi, un dolore lancinante esplose su un lato del suo viso e lui gridò di nuovo mentre il sangue scendeva, riempiendogli il naso e la bocca, soffocando le sue grida. Tossì e tossì ancora, cercando di impedire al liquido dal sapore metallico di riempirgli i polmoni. “Ora, nessuno ti vorrà più! Sarai mio per sempre!”



KADEN JAMES scattò a sedere sul letto ansimando, il suo corpo che sudava abbondantemente e inzuppava le lenzuola. Il terrore gli faceva battere forte il cuore, mentre ricordava ciò che aveva tentato in tutti i modi di dimenticare. I suoi occhi viola percorsero il buco di appartamento che aveva affittato, alla ricerca di demoni nascosti nell'ombra. Tornò a sdraiarsi per controllare il respiro e arginare l'ondata di terrore. Gli eventi di quel giorno si erano di nuovo affacciati sulla soglia dei suoi ricordi. A diciannove anni viveva da solo e quel giorno era stato licenziato un'altra volta. La paura degli uomini robusti lo faceva sempre licenziare, perché non riusciva a controllare gli attacchi di panico. Sospirando, Kaden passò una mano magra e tremante sul proprio viso. Sapendo che non sarebbe riuscito a riaddormentarsi, rotolò fuori dal letto per farsi una tazza di caffè.

Accese la luce e andò a riempire la caffettiera di acqua al lavandino. La mise a bollire e sedette ad aspettare, accendendosi una sigaretta. L'appartamento in cui viveva era tutto ciò che poteva permettersi, piccolo e squallido, un monolocale che comprendeva la cucina, la camera da letto e un piccolo bagno in cui riusciva a malapena a girare su sé stesso. Portò la mano all'orribile cicatrice che correva dall'angolo del suo occhio sinistro a quello della bocca. Non lo assumevano per nulla a parte i lavori pesanti, per colpa della sua faccia. La maggior parte della gente trovava difficile non fissarlo meravigliata o cedere al disgusto e voltarsi. Il giorno dopo sarebbe dovuto tornare all'agenzia interinale e vedere se avevano qualcos'altro per lui. Probabilmente il gestore cominciava a stancarsi di lui, ma Kaden non riusciva a vincere la paura che lo rendeva impotente e lo faceva cadere in ginocchio.

Il caffè fu pronto nel momento in cui lui finì la sigaretta e Kaden prese l'unica tazza che possedeva, la pulì e la riempì di caffè fumante. Annusatone l'aroma, bevve un sorsetto esitante, trasalendo quando gli scottò la punta della lingua. Era sempre stato un ragazzo snello e, in più di un senso, quasi effeminato. I capelli neri che gli sfioravano le spalle e circondavano il viso come un cespuglio gli davano un'aria ancora più femminile, attraendo gli uomini in un modo che a lui non piaceva. Poteva sembra gracile, dal basso del suo metro e settantacinque, ma era forte per via dei numerosi lavori pesanti che aveva fatto. Nonostante quei muscoli, si faceva piccolo per la paura ogni volta che fronteggiava dei maschi dominanti. Emotivamente instabile per tutto quello che gli era capitato, faceva del suo meglio per impedire che quei pensieri e quei ricordi lo controllassero.

Quando l'alba illuminò il cielo, Kaden si alzò per fare la doccia e indossò uno dei pochi completi che possedeva. Chiudendo la porta dietro di sé, catenaccio e tutto, si trascinò lungo le scale, scavalcando il barbone ubriaco sul pianerottolo. La zona in cui abitava non era troppo salubre, né molto sicura, ma costava poco ed era l'unica che poteva permettersi. Il traffico aveva già cominciato a fluire intenso lungo le strade di New York, quando lui si aprì lentamente la strada attraverso i passanti verso l'agenzia interinale. Quando arrivò, rivolse a Terry Reynolds, il gestore, un sorriso timido.

“Non so cosa fare con te, figliolo.” lo rimproverò a bassa voce Terry. Non conosceva la storia del ragazzo, ma aveva idea che gli fosse capitato qualcosa di brutto. Lo sguardo tormentato che incupiva gli occhi di Kaden era un indizio sufficiente.

“A quanti lavori siamo in tre settimane? Cinque? Vediamo se ho qualcos'altro.” sospirò e Kaden gli rivolse un'occhiata di gratitudine, mettendosi a sedere su una delle sedie di plastica crepate nell'ufficio aperto al pubblico, mentre Terry tornava nel proprio.

Passarono trenta minuti prima che l'altro tornasse. Gli era venuta un'idea grandiosa, o perlomeno sperava che per Kaden lo fosse. “Ascolta, Kaden, ti andrebbe di andare fuori città?”

“Come?” chiese Kaden, la voce roca. Non la usava molto. La mancanza di amici e la paura degli estranei gli facevano passare la maggior parte del tempo in silenzio. 

“Beh, so che hai dei problemi con le folle, ma mio cugino necessita di qualcuno per il suo ranch nel Montana. Per cucinare e pulire. Tu sai cucinare?”

Kaden lo fissò, stupefatto. Era un ottimo cuoco, questo lo sapeva. Adorava cucinare e lo faceva da quando aveva dodici anni. “Io... non so cosa dire. Mi piace pensare di essere un buon cuoco. Ma... il Montana?” All'improvviso l'idea lo attrasse: uscire dalla città e allontanarsi dalle folle.

“È solo per tre mesi, però. Dopodiché dovrai trovare qualcosa d'altro. Vedi, ha molti dipendenti e altri in arrivo nei prossimi mesi per il raduno del bestiame e quant'altro, per cui gli serve qualcuno che sappia cucinare grandi quantità di cibo. Posso fidarmi di te per questo, figliolo?” chiese Terry a bassa voce.

Kaden annuì, poi abbassò lo sguardo sulle proprie mani. “E il mio appartamento?”

“Dovrai lasciarlo, ma se non altro, quando i tre mesi saranno finiti, potrai stare da me fino a che non ne troverai un altro.” si offrì prontamente Terry.

“A tuo cugino non dispiacerà che io sia un... ragazzo ?” chiese piano Kaden.

“L'ho già chiamato. Sa che sei un ragazzo e non gliene importa, purché tu sappia cucinare. Non è che devi dormire assieme a lui o che altro.”

La testa di Kaden scattò verso l'alto e i suoi occhi si allargarono per il panico, ma le parole di Terry gli fecero effetto e lui annuì. “D'accordo. Suppongo vada bene.”

“Bene. Parti domani. Ci sarà un biglietto per te all'aeroporto.” concluse Terry.

Kaden si alzò a fatica, non sapendo in cosa diamine si fosse ficcato e tornò al suo appartamento per mettere in valigia i suoi già scarsi possedimenti. C'erano pochi effetti personali, perché l'appartamento era parzialmente arredato quando lui l'aveva preso in affitto. Tutto ciò che doveva portare con sé includeva diversi capi di vestiario, la caffettiera e il diario in cui scriveva i testi. Adorava scrivere canzoni, splendide canzoni strazianti. Era un modo per esprimere le sue paure e il suo desiderio di essere amato, anche se sapeva che non sarebbe mai accaduto per via delle cicatrici fisiche ed emotive che si portava dietro.

Il giorno dopo, mentre faceva la fila davanti alla biglietteria, con il borsone accanto a sé sul pavimento, Kaden notò le occhiate curiose che gli altri rivolgevano alla sua cicatrice sul viso e si morse il labbro per non urlare a quegli estranei di lasciarlo in pace. Andava sempre così. Non importava in che luogo si recasse, la gente fissava quell'obbrobrio che era la sua faccia. La fila si mosse e, alla fine, Kaden raggiunse lo sportello e chiese il suo biglietto. Mostrò i documenti e poco dopo era seduto al gate in attesa del suo volo. Tirato fuori il quaderno bianco e nero che aveva un'aria consunta per l'uso, si mise a scrivere. Aveva quasi finito la canzone quando chiamarono il suo volo e la terminò durante il viaggio verso il Montana. Infine si addormentò, solo per essere svegliato da una delle assistenti di volo che lo scosse perché aveva cominciato a piangere nel sonno. Le rivolse un sorriso addolorato e scosse la testa quando gli chiese se aveva bisogno di qualcosa.

Quando Kaden arrivò, uscì dall'areoporto e si guardò attorno, individuando il nastro trasportatore dei bagagli. Si avvicinò alla ricerca del suo borsone blu. Quando questo lo raggiunse, udì una voce dietro le proprie spalle che chiamava il suo nome. Prese la borsa, si voltò e vide un uomo leggermente più basso di lui che si guardava intorno. “Sono io Kaden James.” disse mentre si avvicinava allo sconosciuto, aspettando il solito sguardo curioso alla cicatrice, ma con sua sorpresa questo non arrivò.

Al contrario l'ometto sfoggiò un sorriso, accentuando ancora di più le rughe sul suo viso abbronzato, e i suoi occhi blu brillarono contenti. “Sono Charlie. Il caposquadra di Logan. Tutta lì la tua roba?” chiese, accigliandosi alla vista del borsone fra le mani di Kaden.

“Già.” rispose Kaden, senza fornire ulteriori spiegazioni.

“Va bene. Mettiamoci in cammino. Andato bene il volo?” L'ometto lo condusse a un furgoncino rosso scalcinato appena fuori dall'aeroporto.

Kaden buttò la borsa nel vano del camion e sedette sul sedile del passeggero. “Tutto bene.”

“Non parli molto, eh? Bene, visto che sarai in casa da solo per la maggior parte della giornata.” replicò Charlie, avviando il motore.

Il viaggio dall'aeroporto al ranch durò grossomodo tre quarti d'ora. Kalden ascoltò il blaterare dell'ometto e ogni tanto rispose con qualche frase di massimo due parole.

“Ah, eccoci.” esclamò Charlie, tutto contento, imboccando una strada sterrata che portava al ranch.

Kaden si guardò attorno incuriosito, chiedendosi che tipo di ranch fosse quello. La strada era affiancata da staccionate imbiancate e lui vedeva diversi uomini in lontananza, alcuni a cavallo, altri a piedi. La paura gli salì in gola alla vista di tanti uomini, ma tossicchiò e riuscì a chiedere “Mucche o cavalli?”

“Mucche. Logan ha dei cavalli per il raduno e quant'altro, ma alleva manzi. Ah, eccolo là, accanto al recinto.” Charlie indicò un uomo alto con una camicia di denim, jeans scoloriti e un cappello da cowboy nero che dava le spalle all'accesso per le auto. Kaden deglutì nervosamente quando vide che, persino da quella distanza, l'uomo era proprio grosso.

Scese lentamente dal camion, tirando giù il borsone. Sussultò quando udì Charlie urlare, “Logan! Ehi, Logan!” Charlie sventolò il cappello per attirare l'attenzione del cowboy e Logan si avviò verso di loro.

Più quell'uomo si avvicinava, più l'ansia di Kaden aumentava esponenzialmente. Di almeno trenta centimetri più alto, fece sì che il cuore di Kaden martellasse contro la gabbia toracica quando questi si rese conto del modo in cui doveva alzare la testa per guardarlo. Che diamine gli era venuto in mente? Quell'uomo trasudava sensualità e pericolo – corporatura muscolosa, occhi verdi abbaglianti e capelli color sabbia, tagliati in maniera disordinata, come se il lavoro fosse stato fatto con forbici smussate. La sua pelle pareva abbronzata come uno stivale di cuoio, con linee sottili agli angoli degli occhi e lungo il dorso delle mani. Aveva una falcata molto ampia che divorò in pochi secondi la distanza fra di loro.

“Sei magrolino, eh.” lo apostrofò Logan, trascinando la pronuncia, mentre si avvicinava. Gli porse la mano. “Logan Michaels.” Si accigliò per lo sguardo tormentato negli occhi del ragazzo e per la sua esitazione nel rispondergli. I suoi occhi corsero alla cicatrice sul suo viso, senza che lui riuscisse a immaginare cosa avesse potuto lasciare un segno del genere sulla pelle soffice e bianca.

Kaden strinse, lentamente e con riluttanza, la mano di Logan. Era come se quella mano lo inghiottisse tutto quanto, in un certo senso, e lui si ritrasse subito. “K-Kaden James.”

“Andiamo. Ti mostro la casa.” Logan salì i gradini della veranda, scuotendo la testa al pensiero che un ragazzino magro come quello volesse chiudersi in un ranch per tre mesi. Suo cugino non gli aveva detto molto, soltanto che il ragazzo aveva bisogno disperato di un lavoro, per cui lui aveva detto di sì.

“Spero tu sappia cucinare, perché altrimenti sarai inseguito da una legione di uomini affamati.” scherzò, nel tentativo di aiutare il ragazzo a rilassarsi.

Un piccolo ansito di terrore sfuggì a Kaden prima che lui potesse trattenerlo e Logan si fermò di colpo, voltandosi a guardarlo. “Scherzavo, ragazzo.” disse in tono conciliante, assimilando il panico  totale sul volto del ragazzo. “Sai cucinare?”

Kaden annuì, rilassandosi appena un poco. “Sì. Cucino da quando avevo dodici anni.”

Logan annuì rapidamente prima di riprendere il cammino, con Kaden che lo seguiva esitante. “Questa è la cucina. Tutta la roba da mangiare è là, nella dispensa. Ci sono dodici uomini al ranch e dovrai preparare abbastanza cibo per tutti loro, capito?”

“Sì.” A sentir menzionare il numero di persone che lavoravano al ranch, Kaden si diede un'altra volta dello stupido per essere andato in un posto del genere senza conoscere nessuno in quel posto. Non che conoscesse bene neppure qualcuno a New York, a parte Terry.

“Ottimo. Allora, quando hai bisogni di rifornimenti basta che fai una lista e io manderò Charlie in città a prendere ogni cosa. C'è poco da fare qui la notte, per cui spero che non ti annoierai. Ti mostro il tuo alloggio.” Logan fece segno a Kaden di seguirlo e lo condusse lungo un corridoio al piano terra fino a una stanza sul retro. 

Gli occhi di Kaden si spalancarono per lo shock. La stanza era grande più o meno quanto il suo appartamento e il bagno era almeno il triplo del buco con cui doveva arrangiarsi. “Wow!” esclamò meravigliato, senza accorgersi del sorriso di Logan.

“Dovrai preparare colazione, pranzo e cena. La colazione è alle cinque. Pranzi al sacco per gli uomini, dato che mangeranno sul posto, tranne che per domani. Finiremo di marchiare e castrare i vitelli che sono già pronti. La cena di solito è intorno alle sei. Fai in modo che tutto sia pronto per allora. Per oggi l'ora di pranzo è passata, quindi dovrai solo preparare la cena. Suggerirei di iniziare dopo esserti sistemato, visto che sono già le due.” Logan osservò il ragazzo aggirarsi per la stanza guardandosi intorno. Era divertente, ma al tempo stesso anche triste; sembrava che il ragazzo non fosse stato in un luogo accogliente da molto tempo. Quel pensiero gli riempì il cuore di simpatia e compassione. “Devo tornare fuori, adesso. Ma ci rivedremo alle sei.”

“D'accordo.” replicò Kaden, guardando l'omone che si allontanava. Mise via in fretta i suoi pochi vestiti, appoggiò il borsone – che conteneva ancora la caffettiera – nell'armadio e pose il canzoniere sul letto prima di chiudere la porta e dirigersi verso la cucina.

La dispensa conteneva più cibo di quanto lui ne avesse mai visto in vita propria all’infuori di un negozio di alimentari; vagò per la stanza, ispezionando il contenuto. Dopo aver deciso cosa sarebbe stato più semplice da preparare in grandi quantità, Kaden si perse subito nel proprio amore per la cucina. Alle cinque e mezza, aveva ricoperto il tavolo di grandi vassoi fumanti colmi di pollo fritto, più tre cestini di biscotti. Tre enormi piatti di purè di patate e una grande ciotola di salsa erano posti su un tavolo da buffet accanto a quello grande nella sala da pranzo. Aveva preparato anche una enorme teglia di crostata di mele, che in quel momento era in caldo nel forno, come dolce. Si irrigidì al suono delle voci degli uomini che si avvicinavano alla casa e si ritirò in cucina, cercando di stare nascosto.

Logan si era chiesto come se la stesse cavando il ragazzo, ma non avrebbe dovuto preoccuparsi. Nel momento in cui lui e gli altri furono vicini alla casa, gli venne l'acquolina in bocca per l'odore del cibo che li aspettava. I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa alla vista della montagna di cibo fumante sul tavolo della sala da pranzo e gli uomini smisero di parlare mentre entravano in casa infila indiana, spalancando le bocche. “Uauuuuuuuuuuuuuu! Guarda che roba!”

Kaden sogghignò alle parole dell'uomo, ma rimase oltre la soglia, ascoltando i rumori delle sedie che grattavano sul pavimento di legno e delle posate contro i piatti. Una volta che gli uomini si furono seduti a mangiare, Kaden aprì il rubinetto, lasciando che il lavandino si riempisse e impilò accanto a esso le pentole e le padelle.

Logan entrò in cucina e vide Kaden accanto al lavandino. “Congratulazione, ragazzo.” Gli rivolse un ampio sorriso, che si spense in fretta quando vide la diffidenza diffondersi suol viso del giovane. “Io... ehm... credo che andrai bene. Perché non ti siedi con noi?”

L'adolescente scosse violentemente la testa e cominciò a muoversi lentamente lungo il corridoio verso la sua stanza. “C'è della crostata di mele nel forno, a scaldare. Ehm... Non ho davvero fame adesso. Mangerò qualcosa dopo.” All'improvviso l'adolescente scomparve e Logan sospirò per la frustrazione.

Mise assieme un piatto per quel cuoco che lo confondeva tanto e, dopo averlo coperto con un tovagliolo di carta, lo messe nel microonde, prima di servirsi. Quando la cena finì, gli uomini stavano praticamente leccando il fondo dei piatti. Tirò fuori la crostata e ne tagliò due fette, una per sé e una per il ragazzo, prima di appoggiarla sul tavolo della sala da pranzo. “Cribbio, capo, non so dove hai trovato questa persona, ma questa è la cucina migliore che io abbia mai assaggiato da quando vivevo con mia mamma.” rise un mandriano, leccando con entusiasmo la propria forchetta. 

Logan sorrise e annuì. Lo meravigliava il modo in cui un ragazzo così giovane aveesse tanta dimestichezza con la cucina e lo faceva impazzire il non poter rispondere alle domande riguardo il passato di Kaden. Terry non ne aveva saputo molto quando lui gliel'aveva chiesto, prima di acconsentire ad assumerlo. Gli uomini portarono i loro piatti in cucina, impilandoli ordinatamente accanto al lavandino per il lavaggio. Logan attese fino a quando anche l'ultimo si allontanò, prima di andare di fronte alla porta della camera del ragazzo e bussare piano. Udì dei rumori attutiti di qualcuno che si muoveva, prima che la porta si aprisse. Kaden sbatté le palpebre e sollevò lo sguardo su di lui, con un'ombra di cautela che persisteva negli occhi viola. Non sapeva perché lo preoccupasse tanto che il ragazzo sembrasse così spaventato da lui, ma la cosa gli bruciava. “Sono andati via. Ti ho messo da parte del cibo, altrimenti non sarebbe durato molto con quelli in giro.”

“G-grazie.” balbettò Kaden, stupito dal fatto che l'uomo avesse pensato a lui. “Prima lavo i piatti.

“No. Prima mangia.” insistette Logan, voltandosi per tornare in cucina. Aveva messo da parte la propria crostata per mangiarla assieme al ragazzo, in modo da avere una scusa per potergli parlare. Udì il rumore dei passi di Kaden dietro di sé. “Il tuo piatto è nel microonde.”

Kaden tirò fuori il piatto e sedette al tavolo, quasi gemendo per lo sgomento quando Logan prese posto di fronte a lui. Tolse il tovagliolo di carta, mettendolo da parte, poi prese il pezzo di pollo e cominciò a mangiare con molta compostezza. Cercò di ignorare l'uomo più anziano, ma non ebbe molto successo.

Logan guardò il modo in cui il ragazzo mangiava, la minuscola lingua rosata che guizzava per cogliere i pezzettini di panatura rimasti sulle labbra. Lo faceva sentire molto caldo, il che lo confuse ancora di più. Non era mai stato attratto da un uomo prima ed era sempre riuscito a ottenere qualunque donna volesse. In effetti, quel venerdì sera aveva un appuntamento con Helen Chambers, che lavorava al salone di bellezza del posto. Però non aveva mai avuto intenzione di sposarsi. Aveva cominciato a rifiutare l'idea del matrimonio a cinque anni, mentre guardava i suoi genitori passare da un litigio all'altro.

“Allora, Kaden, come mai hai deciso di fare tutta questa strada per venire a lavorare qui?” chiese Logan incuriosito, appoggiando il mento a una mano.

Irrigiditosi, Kaden non avrebbe voluto altro che dire a quel tizio di farsi gli affari suoi. “Avevo bisogno di un lavoro. Questo era l'unico disponibile.”

“Sono sicuro che avresti potuto trovare qualcosa in città. Non ci sono molte feste da queste parti.” disse lentamente Logan, senza accorgersi che Kaden cominciava ad agitarsi.

“Non sono venuto qui per festeggiare.” rispose Kaden, alzandosi di scatto per andare a lavare i piatti.

“Non volevo irritarti.” si scusò esitante Logan, notando le spalle e la postura rigida dell'adolescente.

“Non sono il tipo da feste, signor Michaels. Sono venuto qui per lavorare.” I piatti rumoreggiarono mentre Kaden li riordinava, impilandoli per il lavaggio secondo la loro larghezza. Irrigidì la mascella, soffocando la rabbia al pensiero che il cowboy credesse che gli piacessero le feste.

“Chiamami Logan. Odio essere chiamato signor Micahels. Mi ricorda troppo mio padre.” Logan sorrise al pensiero e si alzò, avvicinandosi a Kaden per appoggiare il suo piatto sul banco accanto al lavandino. 

Kaden sentì l'uomo venirgli accanto e sobbalzò di riflesso, facendogli cadere il bicchiere che teneva in mano e guardandolo con orrore mentre si frantumava nel lavandino. “Mi dispiace. Mi dispiace.” piagnucolò immediatamente, sollevando le braccia per coprirsi la testa.

Logan fissò stupefatto la reazione dell'adolescente, ma invece di fare commenti decise che sarebbe stato meglio ignorare la cosa per il momento e cominciare a raccogliere i pezzi. “Va tutto bene. Sono bicchieri da poco, a ogni modo.”

Kaden era sorpreso. Logan non pareva arrabbiato. “Ma... l'ho rotto.” disse confuso, lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi mentre guardava Logan raccattare i frammenti di vetro.

“Eh. Da che mi ricordi, ne ho rotto almeno uno al giorno.” scherzò Logan, buttando i frammenti nella spazzatura e aprendo il rubinetto per far scorrere nello scarico le schegge più piccole. “Io asciugo e tu lavi, d'accordo?”

Kaden annuì e si diede una mossa. Gli girava la testa per tutto ciò che era accaduto quel giorno. Riuscì a rilassarsi un poco mentre lavorava fianco a fianco con Logan. Era stato assolutamente certo che l'altro lo avrebbe colpito per aver rotto il vetro, ma quando questi non aveva dato importanza alla cosa, il suo stupore si era acuito. Lo stomaco di Kaden si contrasse dolorosamente e lui finì di lavare i piatti un attimo prima di fuggire dalla cucina, lanciando un “buonanotte” borbottato all'indirizzo dell'altro uomo.
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Reviews and Ratings Reviews
by sandra q. Date Added: Friday 25 January, 2013
discreto e con protagonisti un po' stereotipati:un ragazzino gracile e traumatizzato e un macio-man bello, forte e buono. drammatico e romanticissimo...

Rating: 3 of 5 Stars [3 of 5 Stars]